ISRAELE, LA GRANDE MURAGLIA ARRIVA FINO AL LIBANO

Tra qualche mese avrà inizio la costruzione di un chilometro di muro tra il kibbutz di Matala e il villaggio libanese di Kafr Kila. Presto potrebbe essere esteso lungo buona parte del confine.

GIORGIA GRIFONI

Roma, 25 febbraio 2012, Nena News. Non e’  la Cina del secondo secolo avanti cristo ma Israele. E sta per aggiungere un nuovo mattone alla fortezza che si sta costruendo intorno. La notizia dell’imminente costruzione di un altro muro di separazione, questa volta al confine con il Libano, è stata comunicata giovedì scorso alle autorità libanesi da parte dell’Unifil, il contigente militare dell’Onu dispiegato nelle regione meridionali del Paese dei Cedri. La barriera, che in alcuni punti sarà alta anche undici metri, correrà sulla linea del cessate il fuoco del 2000 inizialmente per un chilometro, tra le pianure di Khiam e la cittadina libanese di al-Addaiseh, passando per l’ex valico di frontiera di Fatima Gate. Ufficialmente progettato per “ragioni di sicurezza”, il nuovo muro andrà ad aggiungersi a quelli già esistenti della Cisgiordania e del confine con il Sinai (quasi 950 km) e da quelli ancora in via di progettazione nel Golan occupato e lungo la frontiera con la Giordania. In pratica Israele si mura dentro.

Non a caso il primo pezzo della barriera verrà costruito sul punto prescelto. Si tratta della zona in cui Israele è circondato su tre lati dal territorio libanese e a dividere il kibbutz di Matala (vicino alla città di Metulla) dal villaggio di Kfar Kila ci sono solo qualche centinaio di metri. Alcune fonti militari dello stato ebraico ne avevano spiegato la costruzione dichiarando la necessità  di proteggersi dai ‘cecchini’ libanesi. Ma secondo il piano iniziale dell’esercito israeliano, il muro servirà invece a proteggere le posizioni di Tel Aviv nell’eventualità di una guerra con Beirut. Stando a quanto scritto nel piano, l’altezza non avrebbe dovuto superare gli otto metri: dichiarazione smentita da una fonte militare libanese, riportata dal quotidiano al-Akhbar, secondo la quale la lunghezza potrebbe superare il chilometro di lunghezza e, di fronte a Kfar Kila, anche i dieci metri d’altezza.

Dopo l’incontro giovedì scorso tra gli eserciti libanese, israeliano e l’Unifil, Beirut aveva espresso le sue priorità: impedire a Israele di attraversare la linea blu -a questo propostio un comitato di Kafr Kila controllerà che il muro non venga costruito in territorio libanese –  e di entrare in altre aree considerate sensibili per il Libano. Lo sguardo si sposta quindi sulle Shebaa Farms, un’area di circa 22 km2 occupata da Israele nella guerra del 1967 (considerata da Tel Aviv parte del Golan) e rivendicata dal Libano come parte del suo territorio , che per un errore della Francia mandataria venne assegnata alla Siria. Già nel 1981 Israele aveva esteso la Legge del Golan anche al quadrilatero delle Shebaa Farms: una decisione considerata nulla dalla risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu rimasta, come da copione, inascoltata da Tel Aviv. Con la risoluzione 425, redatta subito dopo l’invasione israeliana del Libano del 1978, sono stati demarcati i confini tra i due Stati ma non si faceva menzione delle Shebaa Farms. Dopo il ritiro israeliano, nel 2000, dal  Sud del Libano, l’area ha continuato a essere motivo di contenzioso tra i due stati e rivendicato soprattutto dal partito sciita Hezbollah. Il nuovo muro potrebbe quindi essere esteso fino al confine con il Golan e includere il terriotorio conteso. Nuovi mattoni per la sicurezza di Israele che, da più di un decennio, viola la risoluzione volando, camminando e navigando liberamente sul territorio libanese. Nena News.

http://nena-news.globalist.it/?p=17359

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