Israele, la sfida (tutta a destra) nelle elezioni del 22 gennaio

26 DIC 2012

Naftali Bennett, leader di “Jewish Home Party” (foto Flash 90)

A tutta destra. E se è possibile una destra più a destra, ancora meglio. Si guadagnano punti ai sondaggi. Si rischia di portare ancora più esponenti in Parlamento. Tanto che, annusata l’aria che tira, pure l’ex premier Tzipi Livni – a capo del suo nuovo partito «Hatnua» – pare stia tentando dal centro di accodarsi al treno destrorso.

Prendete, poi, Naftali Bennett, leader del partito di ultradestra «Jewish Home Party». Cinque giorni fa l’ex membro delle truppe d’assalto d’elite «Sayeret Matkal» a un certo punto ha detto la sua sugl’insediamenti ebraici in Cisgiordania. «Se mi dovessero ordinare di evacuarli, fosse soltanto uno e piccolo, ecco avrei molti problemi: di certo non obbedirei agli ordini, la mia coscienza me lo impedirebbe». Apriti cielo. La stampa l’ha massacrato. I vertici dell’esercito pure. Anche il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha stigmatizzato la risposta. Ma come – hanno detto tutti i vertici istituzionali d’Israele – un leader di partito che invita all’insubordinazione militare? Vero. Tanto che lo stesso Bennett ha in parte aggiustato il tiro. Ma quello che non aveva previsto i sondaggi. Che, ancora cinque giorni dopo, lo vedevano rafforzato.

L’apertura della campagna elettorale del ticket di partiti Likud – Israel Beitenu con, al centro, l’attuale premier Benjamin Netanyahu e l’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (foto Flash 90)

Raccontano i dati del Dialog Institute – è loro l’ultimo sondaggio disponibile – che se si votasse in questi giorni, dopo la corazzata Likud-Israel Beitenu (i partiti del premier e dell’ex ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman) con 35 seggi, il secondo partito sarebbe il «Labor Party» di Shelly Yechimovich con 17 seggi. Subito dopo, ecco proprio «Jewish Home Party» di Naftali Bennett con 13 parlamentari. Tanti quanti ne prenderebbero gli ultrareligiosi dello Shas che, però, vantano una guida spirituale ascoltata dagli ebrei e un bel po’ d’esperienza politica. Una settimana fa, la formazione di Bennett non andava – nei sondaggi più ottimisti – oltre i 10 seggi. Dieci seggi, stavolta, andrebbero a Kadima, il partito fondato dall’ex premier Ariel Sharon, attualmente la realtà con più parlamentari in questa legislatura che va verso la chiusura.

E insomma, anche in questa tornata elettorale – si vota il 22 gennaio – la partita, per la sinistra sembra già chiusa. Mentre è a destra che si cerca di capire con quali formazioni il ticket Netanyahu-Lieberman si coalizzerà per il nuovo governo. Ticket che ha avviato ufficialmente la campagna elettorale all’insegna della sfida alla comunità internazionale: «Continueremo a costruire a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, è al primo punto del nostro programma politico», hanno detto entrambi dal palco. E Avigdor Lieberman – dimessosi pochi giorni fa da ministro degli Esteri per uno scandalo corruzione – ha  mostrato il suo solito ghigno che alle cancellerie europee proprio non piace.

© Leonard Berberi

http://falafelcafe.wordpress.com/2012/12/26/israele-la-sfida-tutta-a-destra-nelle-elezioni-del-22-gennaio/

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