ISRAELE: LE PRESSIONI EUROPEE CONTRO IL GIGANTE DELL’EXPORT


Si è tenuto in Francia il primo Forum europeo contro Agrexco, il più grande esportatore di prodotti agricoli freschi di Israele, che commercializza frutta e verdura prodotte nelle colonie in Cisgiordania. Cruciale il ruolo deii sindacati degli agricoltori palestinesi.
DI STEPHANIE WESTBROOK

Roma, 22 Giugno 2011 – Nena News – Ai primi di giugno a Montpellier, in Francia, più di cento di attivisti provenienti da nove paesi si sono riuniti per il primo Forum europeo contro Agrexco. Dal 4-5 giugno, i delegati provenienti da Italia, Gran Bretagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Germania e Palestina insieme agli organizzatori francesi hanno partecipato a due giorni di workshop volti a rafforzare la campagna di boicottaggio contro il gigante israeliano delle esportazioni agricole.

Agrexco è in fatti il più grande esportatore di prodotti agricoli freschi di Israele e la maggior parte sono destinati ai mercati europei sotto il marchio Carmel. L’azienda è per il 50 per cento proprietà del governo israeliano e commercializza dal 60-70 per cento della frutta e verdura coltivate negli insediamenti (illegali secondo la comunità internazionale ndR) israeliani in Cisgiordania occupata facendo dell’Agrexco un obiettivo strategico primario per la campagna boicottaggio disinvestimento e sanzioni (BDS ).

Rafeef Ziadah, rappresentante del Comitato Nazionale Palestinese BDS (BNC), ha ricordato che la campagna contro l’Agrexco include tutte e tre i componenti del BDS: boicottaggio dei prodotti dell’Agrexco, disinvestimento attraverso la sospensione degli accordi commerciali e sanzioni attraverso procedure legali. La complicità dell’Agrexco in una vasta gamma di violazioni dei diritti umani, come il trarre profitti dai prodotti agricoli coltivati su terreni rubati, irrigati con l’acqua rubata e lavorati con il lavoro minorile, fornisce anche alla campagna ampie opportunità per trovare alleati in altri movimenti per la giustizia sociale al di là delle reti di solidarietà alla Palestina.

Il forum è stato incentrato su due binari paralleli, con l’obiettivo di liberare i supermercati europei dai prodotti Agrexco: le campagne di boicottaggio e le azioni giudiziarie.

BDS costruzione movimento in Europa

Durante il workshop sulle campagne di boicottaggio, gli attivisti hanno presentato una rassegna delle campagne e le azioni che si svolgono nei vari paesi, tra cui campagne di pressione sulle catene di supermercati e nelle assemblea delle cooperative, azioni nei supermercati e alle fiere, blocchi di aeroporti dove arrivano i prodotti e le prime flash mob BDS in Italia.

In Belgio lo scorso maggio, più di 400 persone in 22 città hanno presentato una denuncia alla polizia citando la complicità di Agrexco nelle violazioni del diritto internazionale. In Francia, il nuovo terminale Agrexco presso il porto di Sete è diventato un catalizzatore per il movimento, con una manifestazione di massa di oltre 1.500 persone, un numero notevole per una azione BDS.

Ci sono campagne in corso in Svezia e Norvegia, anche se non sono riusciti a mandare delegati al forum. In Svezia, gli attivisti hanno presentato al co-op nazionale un dossier sulle attività Agrexco e il co-op ha promesso di indagare. In Norvegia, la campagna si concentra invece sull’importatore locale, che sta consultando i suoi avvocati sulla questione.

Michael Deas, coordinatore europeo per il BNC, ha sottolineato l’importanza di boicottare Agrexco come azienda e non solo i prodotti che esporta dagli insediamenti illegali israeliani. Agrexco infatti in numerose occasioni ha etichettato erroneamente i suoi prodotti oppure ha mescolato i prodotti degli insediamenti con quelli prodotti in Israele. A parte i problemi di tracciabilità, l’acquisto di qualsiasi prodotto dell’Agrexco vuol dire sostenere una società che trae profitti dalle politiche di occupazione e di apartheid del governo israeliano.

Il coinvolgimento dei sindacati degli agricoltori palestinesi

Il coinvolgimento nella campagna francese di sindacati degli agricoltori, Confederation Paysanne e Via Campesina, tiene le questioni di agricoltura sostenibile e la sovranità alimentare in primo piano. Michael Deas ha anche sottolineato il ruolo che i sindacati degli agricoltori palestinesi hanno e possono svolgere nella campagna contro l’Agrexco. In effetti, i sindacati degli agricoltori palestinesi sono stati cruciali nel contribuire a esporre una operazione propagandistica organizzata dall’Agrexco in Francia, che sosteneva che il boicottaggio dei prodotti Agrexco danneggia i contadini palestinesi a Gaza.

Azioni legali

Il workshop legale, alla presenza di tre avvocati palestinesi, si è concentrata su possibili azioni giudiziarie contro l’Agrexco. Mentre alcuni paesi – Belgio, Regno Unito e Italia – stanno attualmente valutando azioni legali, il caso francese ha già prodotto un risultato importante.

Un perito della corte ha ispezionato i documenti doganali delle navi Agrexco che attraccano a Sete e ha trovato casi evidenti di frode. Nel 2010 la sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani non possano beneficiare delle tariffe commerciali preferenziali nell’ambito dell’accordo UE- Israele. Eppure in quel caso c’erano fatture per datteri provenienti dagli insediamenti della Valle del Giordano dichiarati di “Origine preferenziale israeliana.” Questa prova di frode, da nientemeno che un funzionario del tribunale, sarà fondamentale per le campagne in tutta Europa.

Il forum di due giorni è riuscito a riunire le campagne in tutta Europa con l’obiettivo di coordinare le azioni e rafforzare il movimento per un Europa libera dell’Agrexco. Il primo passo della nuova rete europea sarà una Giornata Globale di Azione contro l’Agrexco insieme il 26 novembre 2011.

Con tutto l’utile, ma altamente tecnico, parlare di casi giudiziari, strutture aziendali, filiali locali, accordi commerciali, reti di distribuzione e altro, è importante ricordare che dietro i dati e i numeri, c’è in gioco la vita delle persone .

Le confische di terre, l’acqua sottratta, le demolizioni delle case, i posti di blocco rendono impossibile per i palestinesi sviluppare la propria economia. Una persona ragionevole può trarre una sola conclusione: queste politiche servono a costringere i palestinesi a lasciare la loro terra. E le società come Agrexco non solo traggono profitti, ma creano anche un incentivo economico diretto per mantenere l’occupazione e proseguire le politiche di apartheid. Nena News

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