ISRAELE. Le tre facce di Netanyahu

05 mar 2014

Nel tour statunitense, il premier israeliano veste i panni dell’attore (e del conciliatore) ad Hollywood, quelle del falco all’AIPAC e quelle del leader impegnato nel processo di pace alla Casa Bianca. 

 
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Netanyahu e il giornalista Greenberg a Masada

 

di Chiara Cruciati

Gerusalemme, 5 marzo 2014, Nena News – Hollywood nuovo terreno di confronto tra israeliani e palestinesi? A quanto pare la magica notte degli Oscar attira molto di più di un incontro con Obama alla Casa Bianca. Lo sa bene il premier israeliano Netanyahu che ha così pensato di rispondere al successo della candidatura del film palestinese “Omar” e all’affaire Scarlett Johannson occupando il tappeto rosso californiano.

Obiettivo: rilanciare l’immagine di Israele. Lo strumento un nuovo film “Israel: The Royal Tour”, pellicola di un’ora volta a convincere turisti internazionali a visitare il Paese. Il palcoscenico sarà la tv pubblica statunitense PBS. Il protagonista? Lo stesso Bibi. Il film, girato nel 2012 dal giornalista Americano Peter Greenberg, intende “mostrare la vera faccia dello Stato ebraico”, attraverso un tour guidato dal premier. Che alla folla di Hollywood ha descritto la pellicola come “uno sguardo senza precedenti dentro Israele”.

Dal Muro del Pianto alla vita notturna di Tel Aviv fino al sito archeologico di Masada e al Mar Morto, Netanyahu accompagna il documentarista alla scoperta di Israele. Non solo: nel film Netanyahu prova a mostrarsi come uomo della conciliazione, vestendo i panni di calciatore in un’amichevole tra israeliani e palestinesi. “Non è solo un veicolo per aumentare i flussi turistici – ha detto Netanyahu – ma anche un modo per scacciare le calunnie sullo Stato di Israele e mostrarne il vero volto”. Un volto diverso da quello presentato dal film palestinese “Omar”, dove si mostra con chiarezza gli effetti dell’occupazione militare sulla società palestinese, spezzando e annientando le normali relazioni affettive tra la comunità palestinese.

Israele, sotto l’attacco sempre più pressante della campagna di boicottaggio e chiaramente preoccupato dalle piccole ma significative vittorie del BDS, sta investendo milioni di dollari nel tentativo di ripulire l’immagine del Paese. Ci prova anche Netanyahu, che tenta di usare il cinema per raccontare un’altra narrativa. Ben diversi i panni che il premier ha vestito alla conferenza dell’AIPAC, la potente lobby ebraica statunitense: durante l’incontro di ieri, Netanyahu ha ripetuto la litania sottofondo del processo di pace in corso. “I palestinesi devono riconoscere Israele come Stato ebraico e la leadership palestinese deve abbandonare le fantasie sul diritto al ritorno dei profughi”.

“Mahmoud Abbad dica al suo popolo di abbandonare la fantasia di riempire Israele con i rifugiati”, ha detto secco, aggiungendo il pericolo che un trattato di pace potrebbe comportare per Israele, che “finirebbe sotto l’attacco di Hezbollah, Hamas e Al Qaeda. Per questo lo Stato ebraico deve mantenere la sicurezza nelle proprie mani”. Un chiaro riferimento alla proposta di mantenere le truppe israeliana nella Valle del Giordano, unico confine esterno della Cisgiordania e di un eventuale Stato di Palestina.

La terza faccia di Netanyahu l’ha vista il presidente Obama durante l’incontro di lunedì alla Casa Bianca. Il premier israeliano ha imputato la colpa dello stallo alla leadership palestinese: “Israele sta facendo la sua parte e mi dispiace dire che i palestinesi non lo fanno. Quello che noi vogliamo è la pace. Non un pezzo di carta, ma una pace reale che sia ancorata al reciproco riconoscimento dei due Stati che si rispettino l’un l’altro e che si fondi su un solido sistema di sicurezza”.

La realtà dei fatti appare ben diversa: lo Stato di Israele non intende raggiungere un accordo di pace oggi, impegnato in un’espansione coloniale senza precedenti e intenzionato a proseguire nell’allargamento dei propri confini, in attesa del momento in cui sarà obbligato a sedersi ad un vero tavolo dei negoziati. Quel giorno, della Cisgiordania sarà rimasto ben poco: territori scollegati, lontani tra di loro, senza controllo dei confini e delle risorse naturali. Un non-Stato. Nena News

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