ISRAELE. LIEBERMAN: “UNA LODE PER IL CECCHINO DEL VIDEO”

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11 apr 2018

Per il ministro della difesa israeliano e l’esercito, il tiratore scelto che lo scorso 22 dicembre sparò e ferì un palestinese disarmato al confine con la Striscia di Gaza ha agito secondo le regole d’ingaggio. Un breve filmato diffuso dall’avvocato di Ahed Tamimi, intanto, mostra le intimidazioni subite dall’adolescente durante il suo interrogatorio

Palestinians take cover from Israeli snipers during clashes at the Gaza-Israel border at a protest demanding the right to return to their homeland, in the southern Gaza Strip March 31, 2018. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa

Cecchini israeliani al confine tra la Striscia di Gaza e Israele, 30 marzo. (Foto: Reuters)

di Roberto Prinzi

Roma, 11 aprile, 2018, Nena News – Il cecchino israeliano che lo scorso 22 dicembre ha sparato e ferito ad una gamba un palestinese disarmato suscitando la gioia dell’autore del video che ha ripreso l’accaduto non sarà punito. Per l’esercito, infatti, il tiratore scelto ha agito secondo le regole d’ingaggio. In una nota in cui sono riassunti i risultati dell’indagine preliminare, il portavoce militare ha detto che il palestinese colpito era sospettato di organizzare “una rivolta” e di aver tentato per due ore “di sabotare la recinzione di sicurezza”. Secondo la versione di Tel Aviv, il cecchino avrebbe sparato al gazawi dopo che erano rimasti inascoltati “alcuni spari di avvertimento e gli ordini ad allontanarsi”. Insomma, ein ba’ya, nessun problema: quel video, diventato virale in rete in questi giorni suscitando rabbia e indignazione non solo tra i palestinesi, non mostra nulla di sbagliato.

L’unico a essere punito, si parla solo di qualche misura disciplinare, sarà invece chi ha filmato “senza autorizzazione” il video rallegrandosi (“preso quel figlio di puttana!” dice in ebraico a un certo punto) per il colpo messo a segno dal militare. Secondo il portavoce militare, infatti, questi atteggiamenti “non corrispondono al grado di controllo dei soldati dell’Idf [esercito israeliano]”. Nessuno, dopo tutto, può permettersi di scalfire l’immagine “dell’esercito più morale al mondo”.

L’importante è che tutto sia avvenuto secondo le regole stabilite da Tel Aviv. Poco importa che la vittima, come si vede nel filmato, non avesse con sé armi, né stesse rappresentando alcun pericolo per Israele: per Tel Aviv era “colpevole” lo stesso di trovarsi in quella zona “vietata” a ridosso tra la Striscia di Gaza e Israele dove, durante le proteste della “Marcia del ritorno” del 30 marzo e quelle del “Venerdì delle ruote” del 6 aprile, sono stati uccisi almeno 32 palestinesi dal fuoco dei cecchini israeliani.

Anzi il tiratore scelto che ha sparato non solo non va punito, ma merita anche di essere premiato. A sostenerlo è il ministro della difesa Lieberman il quale, sostenuto da alcuni altri colleghi di coalizione, ha dichiarato ieri che il “militare merita una lode, mentre chi lo ha ripreso la corte marziale”. Sembra in pratica di rivivere quanto già accaduto con il soldato Elor Azaria che, due anni fa a Hebron, uccise a sangue freddo un assalitore palestinese che, gravemente ferito, era steso a terra inerte. Al fianco di Azaria, che è stato condannato per “omicidio colposo” a soli 18 mesi (ridotti recentemente di sei mesi per buona condotta), erano scesi allora in campo gran parte dell’opinione pubblica, dei media e del mondo politico israeliani. Azaria è diventato in breve tempo nell’immaginario collettivo un “eroe” che ha difeso la “patria dai terroristi”.

E se Israele “si difende”, a sbagliare e a commettere i reati sono solo i palestinesi. Ieri il ministro della difesa Lieberman è stato chiarissimo a riguardo quando ha detto che il giornalista gazawi Yasser Mortaja, ucciso il 6 aprile da un cecchino vicino al confine tra Gaza e Israele, era un membro attivo dei “terroristi” di Hamas. Posizione condivisa anche dall’esercito, secondo cui Mortaja usava il suo drone non per il suo lavoro, ma per raccogliere informazioni di intelligence da girare poi al movimento islamico che controlla da 10 anni l’enclave assediata palestinese. Ed essendo un membro di Hamas – Lieberman lo ha spiegato chiaramente domenica alla radio militare – “non può essere innocente” perché tutti coloro che fanno parte o sostengono Hamas non lo sono. Con questa argomentazione, insieme alla giustificazione del rischio di infiltrazioni in territorio israeliano, Israele ha liquidato velocemente le uccisioni e i ferimenti di queste ultime due settimane rispondendo alle (deboli) critiche internazionali piovutegli contro: sono i palestinesi che entrano nella “no-go zone” rappresentando una minaccia per lo stato ebraico.

Di diverso avviso sono ovviamente i palestinesi. Il segretario generale dell’Olp, Saeb Erekat, ha chiesto alla Corte penale internazionale (Cpi) di aprire un’inchiesta immediata e ha invitato il procuratore generale del Cpi, Fatou Bensouda, di “guardare il video che mostra l’esecuzione sul campo e l’uccisione premeditata” dei palestinesi. “Israele – ha aggiunto Erekat – nega ai palestinesi l’attributo di essere umani esponendoli alle operazioni di cecchinaggio e agli omicidi mirati”.

Anche un altro video però sta facendo discutere. La famiglia di Ahed Tamimi, l’adolescente palestinese che è stata condannata a 8 mesi di prigione per aver dato qualche schiaffo e calcio ad un soldato israeliano, ha rilasciato lunedì un filmato in cui si vedono alcuni momenti di un interrogatorio che ha avuto pochi giorni dopo il suo arresto avvenuto lo scorso dicembre. Il video – le autorità sono costrette a dare gli estratti dei filmati degli interrogati all’avvocato della difesa nei casi in cui è coinvolto un minore – mostra le intimidazioni subite dalla ragazza ed è stato diffuso dai Tamimi per dimostrare la veridicità delle accuse “per molestie sessuali” fatte la scorsa settimana dal loro avvocato Gaby Lansky. Nei pochi minuti del video Ahed è seduta su una sedia e ha un ufficiale di fronte e un altro (sembrerebbe dell’Intelligence militare Aman) al suo fianco con le gambe aperte. Tamimi è interrogata senza che siano presenti nella stanza il suo avvocato, né una guardia, né un’ufficiale donna, la cui presenza è obbligatoria negli interrogatori di imputati di sesso femminile. Nel filmato i due militari alzano la voce e provocano la giovane che dichiara di voler restare in silenzio. Dalle urla, si passa poi alle minacce: “Noi prenderemo tutti se non collabori – dice il membro di Aman – dipende da te. E’ tutto nelle tue mani”. Ma Ahed non dice una parola. Nena News

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir

Qui il video dell’interrogatorio di Ahed Tamimi ripreso dal portale Middle East Eye

 

 

 

ISRAELE. LIEBERMAN: “UNA LODE PER IL CECCHINO DEL VIDEO”

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