Israele nel baratro dell’ultranazionalismo religioso

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di Gideon Levy

Possiamo già annunciare il vincitore. L’ultranazionalismo religioso che si nasconde dietro il nome logoro di “sionismo religioso,” ha già vinto, alla grande in Israele. L’intera leadership del sistema legale e parte della difesa dello Stato d’Israele sono nelle loro mani.
Con un denominatore comune basato principalmente sul messianismo, su convenzioni religiose razziste e sull’odio per l’altro, in particolare diretto verso l’arabo; su un amore fittizio per la terra, sull’ isolamento dal mondo e su una religione folcloristica, senza una visione pratica, con una guida spirituale che basa la sua forza sull’ incitamento all’odio e alla approvazione del sangue, questo movimento, con una arroganza intollerabile, ha sfruttato il vuoto, l’apatia orribile che si è diffusa nella società laica, ed è arrivato al potere.
Erano gli unici disposti a lottare per un obiettivo collettivo. Essi non hanno escluso alcun mezzo. Hanno estorto e sfruttato le debolezze del governo, il senso di colpa e la confusione in campo laico, e hanno vinto.
Lo hanno fatto in modo sistematico e intelligente: in primo luogo hanno stabilito il fondamento della loro esistenza nello sviluppo costante e senza interruzioni delle coloni in terra palestinese. Dopo che hanno raggiunto il loro obiettivo – l’uccisione di qualsiasi accordo diplomatico e la distruzione della soluzione dei due Stati – ora sono pronti al controllo del dibattito pubblico in Israele per modificarne la struttura di potere.
Ora stanno iniziando a raccogliere i frutti della loro vittoria. Non c’è più nessuno che può fermarli. Coloro che in Israele sono andati in letargo, presto si sveglieranno in un nuovo paese. Si possono cercare i colpevoli solo tra di loro.

(sintesi di BoccheScucite da Haaretz, 25 dicembre 2015)

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