Israele: Notte di paura all’aeroporto Ben Gurion per due studenti di musica francesi

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1 MAGGIO 2015

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Due studenti  di musica  presso l’Université Paris 8  alla fine del liceo, nel 2013, hanno deciso di trascorrere un anno in Palestina per frequentato corsi di musica (violino e flauto) presso il Conservatorio Nazionale Edward Said a Ramallah e collaborare per creare una scuola di musica a Gerico. Durante le vacanze di Pasqua  decidono di ritornare per vedere di nuovo i loro amici. 

Domenica 19 aprile  arrivano ​​alle 02:30 all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Alla dogana  dichiarano lo scopo della visita; ma quando l’ufficiale ode la parola «Ramallah»  li  manda in una piccola stanza di attesa insieme ad altre persone. Prima viene interrogata Philomène. La  guardia di sicurezza si  arrabbia perchè non crede  che ragazzi di 20 anni possano recarsi in Palestina per studiare musica. Poi interroga Bastien e la reazione è la stessa. Chiede di consegnare le schede SIM con i numeri telefonici dei contatti palestinesi e la macchina fotografica.

Due ore più tardi lo stesso ufficiale li accusa di aver preso parte alle manifestazioni. Inutili risultano le smentite .

Ormai sono le 8:00 e i ragazzi cominciano a star male. L’attesa diventa insopportabile, inumana per loro.

L’ufficiale finalmente torna a parlare con Bastien. Si rifiuta di credergli quando nega di avere partecipato a manifestazioni; chiede perché sia così nervoso, perché trema dimostrando, in tal modo, che sta mentendo? Perchè non dichiara di essere andato a Bil’in? Alle 09:00 un ufficiale di immigrazione israeliana dichiara che sono pericolosi e che verranno condotti in un centro di detenzione. Da quel momento sono trattati come terroristi. All’ ufficio immigrazione  prendono le loro impronte digitali e scattano una foto. Controllano tutto quanto è nelle valigie. L’umiliazione è totale.   

Al centro di detenzione finalmente possono telefonare ai parenti, otto ore dopo il loro arrivo e in una cella potranno  aspettare il volo di rientro. Il luogo è  sporco e pieno di  pulci.

Alle 03:00 finalmente possono lasciare la prigione e tornare con un furgone blindato all’aeroporto.

Ogni anno, all’aeroporto Ben Gurion, numerosi visitatori sono trattati allo stesso modo. I loro diritti umani più elementari sono calpestati: violazione dell’intimità, tortura psicologica, disumanizzazione,  razzismo, furto, traumi. Pochi di loro presentano un vero e proprio pericolo per Israele. Allo stato attuale, non si fa nulla su questo. Quello che succede in quel confine è sconosciuto a tutti. I nostri Stati hanno il potere di fermare questi abusi. Abbiamo l’obbligo di informare  per questo quante più persone possibile.

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