Israele, nuova base militare in Negev

adminSito Lunedì 17 settembre 2012 10:40

 Tel Aviv avvia la costruzione della più grande base militare del Paese. A rischio le comunità beduine, già minacciate dalle deportazioni del piano Prawer.

Dalla redazione

Roma, 17 settembre 2012, Nena News – L’esercito israeliano ha avviato la costruzione della più grande base militare di addestramento del Paese a Sud d’Israele. Un progetto milionario: 650 milioni di dollari il costo totale per una base che dovrebbe accogliere 10mila soldati a partire dalla fine del 2014.

A Sud di Beer Sheva, la nuova base sarà lunga 30 chilometri e ospiterà i soldati oggi di stanza a Tel Aviv. Un progetto che solleva già le prime aspre critiche: Israele prosegue nella militarizzazione del Negev, al confine con l’Egitto, minacciando seriamente la vita delle comunità beduine palestinese, già da tempo target dell’amministrazione israeliana.

Nel settembre del 2011, infatti, il governo Netanyahu ha approvato il famigerato piano Prawer, ovvero il trasferimento forzato di 30-40mila beduini – di origine palestinese, ma cittadini israeliani – dai propri villaggi in Negev – verso “nuove città” appositamente costruite da Tel Aviv. Una vera e propria deportazione verso moderne baraccopoli, agglomerati urbani che finirebbero per uccidere il tradizionale stile di vita beduino. A ciò si aggiungerebbe, secondo il piano Prawer la confisca delle terre delle comunità beduine, non riconosciute come legali dal governo israeliano.

Oggi, l’ennesima minaccia giunge dalla nuova base militare: oltre 250mila metri quadrati di terra verranno utilizzati per costruire caserme, siti di simulazione, uffici informatizzati e poligoni di tiro. Oltre agli alloggi per i 10mila militari da addestrare ogni anno: non semplici soldati, ma autisti, paramedici e truppe di sostegno alle attività militari.

E tra gli obiettivi israeliani c’è anche quello di rivitalizzare il Negev e il suo aspro territorio: casa a solo l’8% dell’intera popolazione israeliana, fin dai tempi di Ben Gurion, è stato target delle autorità israeliane e del sogno di renderlo verde e vivibile. Anche attraverso la creazione di posti di lavoro: secondo l’esercito israeliano, la costruzione della nuova base darebbe lavoro a 20- 30mila israeliani impiegati nel settore delle costruzioni.

Inoltre, almeno 300 militari professionisti si sposterebbero con le loro famiglie in Negev, fornendo linfa vitale all’economia dell’area, oltre a creare nuovi servizi scolastici e sanitari. Altro esempio di colonizzazione, del tutto simile a quella in atto dal 1967 in Cisgiordania. Stavolta il target sono le comunità beduine a Sud di Israele, seppure l’esercito affermi che nessuna di loro sarà trasferita con la forza per la costruzione della base.

Anzi, secondo le autorità israeliane, gli stessi beduini beneficeranno del progetto. Nena News

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