Israele può ripulire il Medio Oriente dalle armi nucleari, solo che non vuole

06.02.2012

 

Akiva Eldar

Se Israele accetta un invito alla conferenza a Helsinki, ha l’opportunità di far dei passi avanti su una questione: un disarmo nucleare complessivo in cambio di una pace globale, scrive Il rapporto ufficiale degli analisti.

Il professore iraniano si è messo a ridere quando gli ho mostrato la relazione sul sito web di Haaretz riguardante lappello del presidente Shimon Peres al popolo iraniano perché faccia cadere il regime degli ayatollah. Il suo vicino di tavola, anche lui docente alluniversità di Teheran, si è mostrato infastidito e a scherno ha risposto:Non credi che occorra una buona dose di impudenza per sedersi accanto al primo ministro palestinese, il cui popolo da anni vive sotto loccupazione israelianae chiedere ad un altro popolo di sollevarsi contro il proprio governo eletto?


 

                                   

 

La conversazione ha avuto luogo durante un seminario a Barcellona, alla fine di gennaio; faceva parte di una serie di conferenze preliminari promosse dal Peace Research Institute di Francoforte, in collaborazione con il governo norvegese, la Fondazione Friedrich Ebert e le chiese protestanti di Hesse e Nassau, preparando una conferenza regionale sul disarmo del Medio Oriente dalle armi di distruzione di massa, che si svolgerà

in Finlandia nel 2013.

Su richiesta degli organizzatori, è stata tenuta segreta l’identità dei due iraniani – così come quella degli altri partecipanti (provenienti dalla Yemen, dal Libano, dalla Giordania, dall’Egitto, dall’Arabia Saudita, dalla Turchia, da Israele, dagli Stati Uniti e dall’Europa). Tuttavia, non hanno tenuto segreto il fatto che quattro israeliani (tra cui un ex componente di alto livello dei servizi segreti) erano stati invitati a partecipare alle discussioni sul rimuovere la minaccia di armi nucleari e di altri tipi di mezzi di distruzione di massa (WMD).

E’ possibile, naturalmente, che il partecipare alle conferenze sia solo un’altra manovra della propaganda iraniana, un ulteriore tentativo di buttare sabbia negli occhi della gente, mentre preparano una bomba. Ma se non si tentano attività di questo genere, come facciamo a saperlo? E in fin dei conti, dopo che l’Iran avrà approntato la bomba e i mezzi per lanciarla, il costo di un disarmo sarà ben maggiore, se mai si potrà pagare.

I partecipanti si sono trovati davanti un documento scritto dal Prof. Bernd Kubbig, direttore di progetto presso l’istituto, e da un altro membro dell’istituto, Christian Weidlich, in cooperazione con il prof. Gawdat Bahgat, un americano di origini egiziane, e il Col. (ris) Dr. Ephraim Kam, vicedirettore dell’Istituto di Israele per gli Studi di Sicurezza Nazionale.

Gli autori del documento ricordano il tradizionale sostegno fornito dall’Iran all’idea di un disarmo nucleare, fin da quando Teheran aveva approvato la Risoluzione 1974 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che richiedeva una dichiarazione del Medio Oriente come zona denuclearizzata.

Gli autori dello scritto citano pure le dichiarazioni di Ali Asghar Soltanieh, inviato dell’Iran presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, in vista della riunione del Consiglio dei governatori dello scorso novembre. L’ambasciatore aveva sottolineato il ruolo centrale dell’Iran nel promuovere l’idea del disarmo nucleare, ma spiegando che il suo Paese non avrebbe partecipato alla riunione dell’IAEA di novembre. Soltanieh, è stato riferito, ha dichiarato: “La Repubblica Islamica dell’Iran ritiene che incoraggiare un rilancio delle speranze di creare un Medio Oriente sgombro da armi nucleari non ha senso, dal momento che il regime sionista non ha sottoscritto il Trattato di Non-Proliferazione di Armi Nucleari, e che le sue attività nucleari non sono sottoposte al controllo dell’IAEA”.

A partire dagli anni ’80, Israele ha condizionato il suo appoggio al disarmo nucleare a trattati di pace con i paesi del Medio Oriente, incluso l’Iran. Gli autori dello scritto affermano che, se Israele accetta un invito alla conferenza di Helsinki, ha l’opportunità di fare dei passi avanti su un accordo: quello del disarmo nucleare complessivo in cambio di una pace globale. Per esempio, Israele sarà in grado di contribuire a creare una coalizione regionale di pace e disarmo (accompagnata da un meccanismo di controllo affidabile) sulla base dell’iniziativa di pace della Lega Araba, approvata da tutti i membri dell’Organizzazione degli Stati Islamici. Tale iniziativa, che il mese prossimo compirà i 10 anni di vita, ha proposto la normalizzazione dei rapporti tra Israele e l’intero mondo musulmano.

Se tutta questa mossa ha luogo, può probabilmente permettere all’Iran di prendersi il merito per il contributo al por fine all’occupazione di Israele, tirar fuori in modo onorevole Teheran dall’isolamento internazionale e dalle sanzioni economiche, eliminare la minaccia connessa all’implementazione iraniana di una disastrosa scelta militare.

Non è un caso che i portavoce israeliani (e quelli americani) che proclamano che ”tutte le opzioni sono aperte” , ignorino questa. Per promuoverla, Israele dovrebbe ritirarsi dalla maggior parte della West Bank, dividere Gerusalemme e proporre una soluzione equa ai profughi palestinesi. Ma Israele vuole essere sia l’unico paese della regione che possiede armi nucleari (secondo fonti straniere, ovviamente) – sia mantenere pure il controllo sulla maggior parte della West Bank e Gerusalemme Est, così come non avere a che fare con il problema dei profughi.

E che cosa faremo se il nuovo governo del Cairo, e poi quelli che subentreranno all’assassino di Damasco, decideranno che anche loro vogliono sviluppare un programma nucleare? Manderemo Peres ad appellarsi al popolo egiziano e a quello siriano per un rovesciamento dei loro regimi?

Testo inglese in http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/israel-can-clear-mideast-of-nukes-it-just-won-t-1.411272  – tradotto da Mariano Mingarelli

Haaretz.com

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 15 Febbraio 2012

 

 

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