Israele rinvia il voto sulla legge d’emergenza che garantisce che la legge civile israeliana sia applicata ai coloni

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Articolo originariamente pubblicato su Middle East Eye e tradotto in italiano dalla redazione di Bocche Scucite

L’estensione della legge di emergenza probabilmente alla fine riuscirà a passare ma la semplice incertezza sul suo status rivela verità scomode

Coloni israeliani innalzano bandiere israeliane su un edificio nel mezzo del mercato della città di Hawara, a sud di Nablus, nella Cisgiordania occupata (Reuters)

L’assenza di una chiara maggioranza nel parlamento israeliano ha sollevato il timore che una norma fondamentale che regola i coloni della Cisgiordania non venga prorogata, ponendoli potenzialmente sotto il dominio militare e causando a Israele un incubo legale.

Lunedì il parlamento israeliano ha rinviato il voto sull’estensione della legge d’emergenza, in vigore dal 1967, dopo che erano sorti dubbi sul fatto che potesse ottenere abbastanza voti per passare.

Il regolamento temporaneo viene rinnovato ogni pochi anni per garantire che la legge civile israeliana sia applicata ai coloni che vivono negli insediamenti della Cisgiordania, in contrapposizione alla legge militare che governa i palestinesi che vivono nelle loro vicinanze.

Il partito di destra Likud, che guida l’opposizione in parlamento, ha giurato di non votare alcuna legge presentata dalla coalizione di governo, che ha la metà dei seggi in parlamento.

Con le crescenti pressioni dei palestinesi sulla Lista Araba Unita – composta da cittadini palestinesi di Israele che fanno parte della coalizione di governo – per votare contro l’estensione, sono cresciuti i timori per una sua mancata approvazione, che potrebbe scatenare un pasticcio legale.

Una nuova votazione è prevista per lunedì prossimo, dando alla coalizione di governo il tempo necessario per raccogliere un numero sufficiente di sostenitori per far passare la proroga, che scadrà alla fine di giugno.

È molto probabile che alla fine l’estensione passi, dicono gli esperti, ma la semplice incertezza solleva domande scomode sullo stato della politica israeliana e dell’occupazione.

Costituzione dell’apartheid

Il “Regolamento di emergenza – Giudea e Samaria, giurisdizione e assistenza legale” è stato introdotto in Cisgiordania dopo che Israele ha occupato il territorio palestinese a seguito della guerra del 1967.

Il regolamento d’emergenza è diventato un importante fulcro del sistema legale israeliano, in particolare dopo che il flusso di coloni in Cisgiordania ha iniziato a crescere, una pratica illegale secondo il diritto internazionale che proibisce il trasferimento della popolazione civile di una potenza occupante nel territorio occupato.

Il regolamento ha permesso a centinaia di migliaia di israeliani di vivere su terre al di fuori dei confini nazionali, pur godendo dei pieni privilegi della cittadinanza e della residenza israeliana.

Sotto questo ombrello, i coloni israeliani sono processati in tribunali civili, possono ricevere benefici sociali e sanitari e candidarsi a cariche pubbliche.
Nel frattempo, i tre milioni di abitanti palestinesi della Cisgiordania sono sottoposti a un regime militare, in base al quale vengono processati da tribunali militari, viene loro negata la piena libertà di movimento e viene loro impedito l’accesso alla terra e alle risorse.
“Questa legge è la costituzione del regime di apartheid in Cisgiordania”, ha dichiarato l’esperto legale israeliano Michael Sfard a Middle East Eye.

“È la legislazione con cui viene imposta la differenziazione nell’applicazione legale a israeliani e palestinesi. È qualcosa che considero vergognoso e moralmente spregevole”.

Oggi, in oltre 200 insediamenti in Cisgiordania vivono più di 600.000 coloni, tra cui giudici della Corte Suprema, membri del Parlamento e ufficiali militari di alto rango

Incubo legale

Se il regolamento non verrà esteso, i coloni diventeranno da un giorno all’altro soggetti alla legge militare, la stessa imposta ai palestinesi.

“È come chiudere la polizia”, ha dichiarato Sfard.

“Se non viene prorogato, si ridisegna la Linea Verde e si reintroduce la legge militare sugli israeliani… diventano cittadini che vivono all’estero”.

In teoria, la polizia israeliana non potrà operare negli insediamenti, i coloni che commettono crimini in Cisgiordania saranno processati da tribunali militari e il loro diritto a ricevere l’assicurazione sanitaria governativa sarà revocato.

Il regolamento avrà un impatto immediato anche su almeno due giudici della Corte Suprema e su alcuni parlamentari, che cesseranno di essere residenti in Israele, requisito necessario per ricoprire cariche pubbliche.

Il regolamento consente inoltre alle carceri israeliane di detenere i palestinesi accusati dai tribunali militari. Se non verrà prorogato, le autorità carcerarie israeliane non avranno più il potere di trattenere circa 3.600 prigionieri palestinesi che dovranno essere rimandati in Cisgiordania, ha spiegato Sfard.

Si tratta di un elemento talmente “centrale nell’architettura legale del regime israeliano in Cisgiordania”, ha detto Sfard, che è quasi impossibile immaginare che la proroga non passi la prossima settimana.

“L’unica ragione per cui ne stiamo parlando è che improvvisamente c’è un pasticcio politico che solleva dubbi sulla possibilità di estenderla”.

‘Tenuto in piedi da un filo’

All’inizio della settimana, i dubbi sull’estensione della legge sono emersi dopo che l’opposizione – che detiene 60 seggi su 120 della Knesset – ha dichiarato che non l’avrebbe sostenuta, nel tentativo di fare pressione sulla coalizione di governo.

Ulteriori preoccupazioni sono venute dalla riluttanza della Lista Araba Unita a votarla, poiché molti palestinesi la considerano una legge che istituzionalizza l’apartheid.

Il ministro della Giustizia Gideon Saar, che sta cercando di estendere la legge di cinque anni, ha avvertito che il “gioco dell’opposizione non è solo senza precedenti ma anche pericoloso”, in un’intervista rilasciata martedì all’emittente israeliana Kan.

Un deputato della coalizione che si oppone alla legge sta dicendo: “Non voglio che questo governo continui””.

Ma lo stesso Saar è stato citato dai media come interlocutore di Benjamin Netanyahu, capo dell’opposizione, per formare una coalizione alternativa in caso di caduta dell’attuale governo.

Il suo partito di destra, Nuova Speranza, e il Likud di Netanyahu hanno entrambi respinto le notizie.

Nel frattempo, il Primo Ministro Naftali Bennett si è riunito mercoledì con i capi dei partiti che formano la coalizione di governo, nella speranza di ottenere una maggioranza per il voto della legge di emergenza la prossima settimana.

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