ISRAELE. Sakhnin celebra la Giornata della Terra.

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01 apr 2019

Sabato una grande marcia è sfilata nella città della Galilea per ricordare le proteste del 30 marzo del 1976. Tra i presenti anche lo storico israeliano Pappé: “I palestinesi sono ancora qui nonostante la pulizia etnica e il tentativo di giudaizzare la Galilea”. Baraka (Comitato arabo): “L’oppressione del regime sionista continua”

Sakhnin (Foto: Rossana Zampini)

Rossana Zampini

Saknin (Israele), 1 aprile 2019, Nena News –Da più di trent’anni ormai i palestinesi di tutto il mondo dedicano “La giornata della terra” al ricordo delle proteste del 30 Marzo 1976, quando l’esercito Israeliano uccise sei palestinesi che manifestavano contro l’espropriazione di centinaia di acri di terra nella Galilea, destinate all’insediamento di nuove comunita’ ebraiche nella regione. Circa altre 100 persone furono ferite e centinaia furono arrestate durante le proteste dello stesso anno.

Per il 43esimo anniversario, i palestinesi si sono uniti in un unico grande grido di rabbia contro l’oppressione della loro populazione e la confisca delle loro terre. Ciò sta avvenendo non soltanto attraverso la costruzione di nuove colonie, come nel caso di Harish costruita partendo da zero con l’intento di soffocare Umm al-Fahm e tutti i villaggi di Wadi Ara in modo da impedire la loro espansione; o gli ordini di demolizione su Kafr Qasim, Qalansawah, ‘Ara, ‘Arara e Ramah. Il Negev, in particolare, sta assistendo ad una dura battaglia contro la de-arabizzazione, dove 30 villaggi e 45,000 persone, secondo i piani del governo, saranno sradicati dalla propria terra per lasciare spazio ai coloni Israeliani. Proprio per questo, le attivita’ organizzate in tutta Palestina sono dedicate al ‘sumud’, al concetto di ‘fermezza’, di ‘perseveranza’ e di resistenza contro l’occupazione Israeliana.

Il supremo comitato arabo ha organizzato una delle principali manifestazioni ieri a Sakhnin, contro ogni livello di oppressione, dalla nuova legge razzista che definisce Israele ‘stato-nazione del popolo ebraico’, all’occupazione e l’assedio di Cisgiordania e Gaza. Una grande marcia – molto partecipata nonostante il meteo avverso – è sfilata con immagini di martiri e bandiere sventolanti per le strade della città, per concludersi poi nel cortile del comune di Sakhnin con gruppi di discussione.

Il sindaco di Sakhnin, Safwat Abu Raya, ha espresso solidarietà ai villaggi del Negev, sottolineando l’importanza del restare uniti come un unico popolo, in un’unica lotta per un unico stato palestinese con capitale Gerusalemme. Tra le famiglie dei martiri, è intervenuta Jalila Ghanayem, figlia di Raja Abu Raya, che ha ribadito il diritto dei palestinesi a sacrificare la propria vita per la causa: la liberazione dalle ingiustizie per una vita libera e dignitosa.

Anche lo storico israeliano Ilan Pappè è intervenuto in solidarietà, ricordando che per decenni i palestinesi sono stati privati dei loro diritti, ma che nessuna legge può impedire loro l’autodeterminazione. “I palestinesi sono ancora qui nonostante la pulizia etnica e il tentativo di giudaizzare la Galilea – continua Pappè – Oggi voi continuate a lottare, ma non siete soli. Siamo qui contro l’occupazione sionista, perché è vostro diritto, come quello dei palestinesi in altri paesi, di poter tornare qui, per il diritto al ritorno, nelle loro case e nei loro villaggi distrutti”.

Infine il portavoce del Supremo Comitato Arabo, Mohammed Baraka, ha detto nel suo discorso: “Oggi mandiamo da qui un saluto ai gazawi che commemorano i martiri della giornata della terra. L’oppressione del regime sionista continua. Le nostre persone vivono a Gaza sotto i bombardamenti, fronteggiando quotidianamente assedio e divisioni. Siamo consapevoli del fatto che le nostre persone dalla Cisgiordania e Gaza non possono accedere a Gerusalemme, e pertanto è nostro dovere proteggere la nostra capitale, con i suoi luoghi sacri di culto, come la moschea di Al-Aqsa. Forse ci vorrà del tempo, ma questo regime tirannico che ci opprime cadrà, e la libertà trionferà. La dichiarazione di Trump di lasciare il Golan a Israele è inaccettabile, perché nessuno può eludere il nostro diritto ad esistere. La terra delle Alture del Golan era siriana e resterà siriana”.

Baraka ha concluso il suo discorso chiedendo l’abolizione della nuova “Legge nazionale”. Parlando delle elezioni Israeliane, ha affermato che ci sono palestinesi che voterrano e altri che sono organizzati nel boicottaggio. In ogni caso, ribadisce, “la digrazia più grande per un palestinese è quella di votare per un partito sionista, che demolisce le nostre case, che bombarda Gaza, che costruisce colinie nella Cisgiordania, e che legittima le sue azioni con leggi come quella razzista per la costruzione di uno stato puramente ebraico”.

Grazie alle commemorazioni per la giornata della terra, i palestinesi hanno rinforzato non solo momenti di organizzazione a livello locale, ma hanno esportato modelli di partecipazione a livello globale. Nena News

 

 

 

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