Israele sta cercando di nascondere le esportazioni di armi alle milizie neo-naziste in Ucraina?

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Attraverso il tribunale, gli attivisti per i diritti umani sperano di  riuscire a rendere pubbliche le esportazioni di armi e di know-how israeliano alle milizie neo-naziste che combattono in Ucraina.

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Shuki Taussig – 19 giugno 2019

Immagine di copertina: Un soldato del Battaglione Azov imbraccia una mitragliatrice pesante in una pattuglia vicino a Mariupol, in Ucraina. (Carl Ridderstråle / CC BY-SA 4.0)

Israele sta vendendo intenzionalmente armi alle milizie neo-naziste in Ucraina? Lo scorso giugno un gruppo di attivisti israeliani per i diritti umani ha presentato una petizione al Tribunale Distrettuale di Tel Aviv per chiedere al governo di fermare le esportazioni di armi verso il Paese, dove negli ultimi cinque anni gruppi armati sono impegnati a combattere.

In risposta, lo Stato ha chiesto alla Corte di  applicare al provvedimento giudiziario riguardante i procedimenti legali sulla presunta vendita di armi e di tecnologia militare ai neo-nazisti che combattono in Ucraina l’obbligo di non pubblicazione, e ha chiesto alla Corte di tenere l’udienza a porte chiuse e di presentare i suoi argomenti in un’audizione ex parte.

La petizione, presentata dall’avvocato Eitay Mack a nome di 42 attivisti, chiede che il Tribunale Distrettuale di Tel Aviv ordini al funzionario del Ministero della Difesa incaricato di sovrintendere le operazioni di ritirare, a titolo provvisorio o permanente, le licenze concesse per l’esportazione di armi in Ucraina. Gli attivisti sostengono che queste armi riforniscono forze che sostengono apertamente un’ideologia neonazista e  citano prove di come il battaglione di estrema destra Azov,  i cui membri appartengono alle forze armate dell’Ucraina, stia usando queste armi.

Il Battaglione Azov fu fondato in Ucraina dopo l’invasione russa della Penisola di Crimea nel 2014. Utilizzano notoriamente simboli nazionalsocialisti, mentre i suoi membri usano il saluto nazista e portano svastiche e insegne delle SS.

“È risaputo che lo Stato di Israele ha un particolare impegno nella lotta globale contro i Neonazisti e l’Antisemitismo”, afferma la petizione. “Anche se ci fosse un  qualche interesse nel continuare le esportazioni di  know how di sicurezza in Ucraina, i firmatari ritengono che lo Stato di Israele non possa correre il rischio che le armi israeliane vengano utilizzati da soldati antisemiti e neo-nazisti “.

Lo Stato nella sua risposta ha incluso dichiarazioni giurate di alti funzionari del Ministero della Difesa, così come ha respinto senza mezzi termini la petizione, dicendo che il sistema giudiziario non ha voce in capitolo sulle esportazioni dei sistemi di sicurezza. “Le decisioni in materia di politica di esportazioni di sistemi di sicurezza rientrano chiaramente nell’ambito del potere esecutivo,  e vengono prese sulla base di considerazioni che hanno a che fare con la sicurezza nazionale, le relazioni estere e gli obblighi internazionali, salvaguardando gli interessi vitali dello Stato”, ha scritto nella risposta l’avvocatessa Sarah Bello dell’ufficio del Procuratore Distrettuale di Tel Aviv.

Ma quali sono gli interessi vitali dello Stato per i quali è stato  deciso di concedere licenze per l’esportazione di armi che potrebbero finire nelle mani delle milizie neo-naziste? Sia il Ministero della Difesa che il Ministero degli Esteri hanno chiesto che l’udienza riguardante la descrizione  di questi interessi – o qualsiasi altra cosa relativa alla petizione – venga tenuta  a porte chiuse. Lo Stato afferma che le ragioni per farlo sono “chiare”, ma non entra nel dettaglio del perché, sottolineando che la Corte aveva già precedentemente accettato la richiesta di audizioni a porte chiuse su questioni relative alle esportazioni in ambito di sicurezza.

Lo Stato inoltre ha sostenuto che “la politica di esportazione dei sistemi di sicurezza è soggetta a un costante controllo e a valutazioni periodiche da parte delle alte sfere del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri, in coordinamento con altri organismi competenti”.

In risposta alle dichiarazioni dello Stato, i firmatari hanno affermato di “opporsi a una richiesta che nasconde più di quanto non sveli”. Hanno sostenuto che già precedenti procedimenti sulla questione delle esportazioni dei sistemi di sicurezza si erano svolti in tribunale, anche se il verdetto era rimasto riservato. I firmatari hanno anche sostenuto che le informazioni che lo Stato desidera nascondere richiedendone la non pubblicazione,  vengono pubblicate comunque sui media e che lo Stato stesso riporta dette informazioni in documenti legali non riservati.

Un soldato del Battaglione Azov visto con un fucile Tavor di fabbricazione israeliana. (screenshot) 

I firmatari citano un protocollo redatto dallo Stato incluso nella richiesta dell’udienza a porte chiuse. Secondo loro, le righe che sono state cancellate erano “dichiarazioni pubbliche scritte dal consulente dei firmatari in una petizione aperta al pubblico e, come affermato, i firmatari le avevano riportate su ogni possibile piattaforma mediatica”.

Lo Stato ha spiegato le sue ragioni a favore di un’audizione a porte chiuse, dicendo che anche le argomentazioni dei firmatari non saranno rese pubbliche , in quanto un’audizione pubblica porterebbe ad una esposizione mediatica non controllabile dallo Stato.

“La posizione dello Stato di proibire anche  la pubblicazione delle argomentazioni dei firmatari in quanto parte dell’udienza è, tra l’altro, il risultato dell’esperienza del passato, quando le argomentazioni del consulente dei firmatari erano state ascoltate in un’udienza a porte aperte senza che i convenuti potessero rispondere liberamente. Queste erano state pubblicate sui media, che avevano riportato la posizione dello Stato in modo distorto ed erroneo “.

Secondo lo Stato, il rifiuto dei firmatari di presentare i loro argomenti in tribunale è la prova che il loro “vero desiderio … ha a che fare con i media”. Tale affermazione non include alcuna prova che  dimostri  quanto frequentemente i media israeliani si occupino di procedimenti giudiziari contro le esportazioni di armi e di know-how di sicurezza da Israele verso gruppi stranieri che commettono crimini di guerra, perseguono  ideologie neonaziste o sostengano dittature.

Il Tribunale Distrettuale di Tel Aviv esaminerà la petizione la prossima settimana, il 26 giugno.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta in Ebraico su The Seventh Eye.

Trad Grazia Parolari “contro ogni specismo , contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

 

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