“Israele sta diventando una banditocrazia” indifendibile

 

 17/1/2018

 

Haaretz. Di David Rothkopf.

Bloccami. Non lasciarmi entrare in Israele. Sono ebreo. Tre decine di miei parenti sono morti nell’Olocausto. Mio padre, prima che fuggisse dai nazisti, era un membro attivo delle organizzazioni giovanili sioniste. Con quello che credevo fosse il “diritto al ritorno” israeliano, avevo l’impressione di avere un invito permanente a visitare o anche di trasferirmi in Israele ogni volta che io volessi.

Ma a quanto pare, le idee e gli ideali che stanno alla base sia del diritto al ritorno che dello Stato d’Israele stanno subendo una reinterpretazione.

Il voto del Knesset lo scorso marzo per vietare l’ingresso di coloro che sono coinvolti nei boicottaggi contro Israele e la decisione della settimana scorsa da parte del ministero degli Affari strategici di inserire nella lista nera i leader di 20 organizzazioni straniere che si ritiene supportino tali boicottaggi suggeriscono che, di fatto, i diritti ed i valori alla base della democrazia stessa sono stati revocati nel paese.

So che tali diritti non esistevano per milioni di palestinesi. Ho vissuto tutta la mia vita da adulto profondamente turbato da questo fatto. I palestinesi meritano pienamente uno stato tutto loro e, certamente, avere uno stato non è solo loro diritto, ma è anche nel migliore interesse della sicurezza d’Israele.

Ma ho deciso di mantenere il mio sostegno allo Stato di Israele sulla base di alcune valutazioni.

Primo, la creazione di Israele era, nella mia mente, giusta e resa necessaria dalla storia. Poi, la mia sensazione era che la questione dei diritti dei palestinesi sarebbe stata risolta con il tempo attraverso la negoziazione – la storia richiede del tempo per adattarsi. Infine, avevo la sensazione che la giustizia sarebbe prevalsa perché Israele era fondato su principi democratici. Ciò significava che Israele riconosceva che il diritto di uno Stato di esistere dipende dal consenso dei governati e che i diritti di coloro che si trovano all’interno dei suoi confini di esprimersi liberamente avrebbero arricchito, informato ed assicurato la salute politica e morale della nazione.

Esiliare coloro le cui opinioni sono scomode per Israele – anche se è essenziale che Israele ascolti e consideri quelle opinioni – non solo indebolisce il paese, ma suggerisce che le ragioni delle mie difesa per Israele stanno collassando.

Il fatto che il governo d’Israele stia simultaneamente bloccando sistematicamente il progresso della pace, attraverso misure che vanno dall’espansione delle colonie alla recente legislazione che rende più difficile per Israele concedere parti di Gerusalemme nelle negoziazioni, non fa che rafforzare questo pensiero. 

La retorica dell’estrema destra israeliana e la sua grottesca baldoria negli abusi in serie contro i palestinesi, che vanno da una ragazzina di 16 anni ad un paraplegico assassinato da soldati israeliani, suggerisce che potrebbe esserci cose ancora peggiori. 

Il governo del primo ministro Netanyahu ha fatto ben poco per placare tali preoccupazioni. Al contrario, Netanyahu è diventato più stridente e bellicoso negli ultimi mesi. I suoi inviti per la fine dell’agenzia delle Nazioni Unite che aiuta i profughi palestinesi sembrano crudeli, infiammatori ed avventati, così come lo è stato il suo tentativo di considerare come deportare con la forza gli africani richiedenti asilo. I suoi eredi politici all’interno del partito Likud, come Gideon Saar, stanno allo stesso tempo cercando di conficcare un palo nel cuore della soluzione a due stati per la questione israelo-palestinese. 

In effetti, non si può fare a meno di chiedersi se Netanyahu non si stia soltanto facendo portare dai venti del cambiamento politico nel suo stesso Paese, sempre più orientato verso destra, o se stia prendendo spunto dal presidente americano Donald Trump, un leader che, come Netanyahu, è sotto scrutinio legale e che, come difesa, si sta comportando sempre più irrazionalmente e autocraticamente. 

Netanyahu ha abbracciato il meme delle “false notizie” di Trump sugli attacchi alla libertà di espressione in Israele. Ha incoraggiato Trump nel suo annuncio altamente non costruttivo di trasferire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme e la decisione di Trump di tagliare i fondi ai palestinesi. 

I due si stanno caricando l’un l’altro di esibizioni del loro “genio molto stabile”. Proporre di intitolare una stazione ferroviaria di Gerusalemme vicino al sito più sacro dell’ebraismo ad un individuo volgare, aggressore sessuale seriale e suprematista bianco, coglie perfettamente questo momento, che è al di là della parodia e della credenza. 

In breve, l’amministrazione Netanyahu ha fatto di più che vietare i critici con questa ultima mossa e tutte quelle che l’hanno preceduta. Ha trasformato i sostenitori in avversari. Ha fatto un grande passo nella direzione di banditocrazie illiberali, preferiti da persone del calibro di Trump. Ha reso ancora più chiaro ciò che i palestinesi stanno dicendo da decenni sulla farsa della democrazia israeliana. E ha fatto qualcos’altro. 

Ha spezzato il cuore di coloro che desideravano dal profondo del loro DNA che Israele fosse diventato anche solo l’ombra dei sogni che i nostri padri e le nostre madri avevano per lui.

 

Traduzione di F.H.L.

 

© Agenzia stampa Infopal
E’ permessa la riproduzione previa citazione della fonte “Agenzia stampa Infopal – www.infopal.it”

 

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