Israele, sussidi statali ad altre 20 colonie

Il governo di Tel Aviv inserisce 20 insediamenti tra le comunità “priorità nazionale”, indebolendo i già fragili negoziati. Erekat: 26 prigionieri liberi il 13 agosto.

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 lunedì 5 agosto 2013 10:14

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dalla redazione

Gerusalemme, 5 agosto 2013, Nena News – Ieri da Tel Aviv è giunto un duro colpo ai già deboli negoziati di pace in corso a Washington tra israeliani e palestinesi: il governo Netanyahu ha infatti votato a favore dell’inserimento di altre 20 colonie in Cisgiordania nella lista delle comunità a cui concedere aiuti finanziari, facendo salire a 91 il numero degli insediamenti considerati “priorità dello Stato”.

Una serie di sussidi – dal settore edilizio alle infrastrutture, dalla sicurezza all’educazione – sono stati riconosciuti a venti insediamenti inseriti tra le aree di “priorità nazionale”, accanto ad altre 600 comunità, la maggior parte delle quali in aree povere dello Stato di Israele. L’obiettivo del gabinetto di Tel Aviv è convincere sempre più israeliani a trasferirsi nelle colonie, offrendo loro ulteriori incentivi, oltre alle già note esenzioni fiscali e ai mutui agevolati. Dietro, la volontà di incrementare il numero di residenti israeliani nei Territori Occupati, così da renderli un dato di fatto difficile da non tenere in considerazione e quindi da smantellare.

La decisione, presa dietro le forti pressioni del partito Casa Ebraica (alcune delle colonie sono roccaforti della fazione di Naftali Bennett), non potrà che indebolire ulteriormente i negoziati: l’Autorità Palestinese aveva chiesto come precondizione al dialogo il congelamento dell’espansione coloniale, per poi ripiegare su più morbide posizioni su pressione dell’amministrazione Washington.

E se l’espansione delle colonie non è stata fermata, il voto di ieri esprime ancora una volta qual è la posizione del governo israeliano e la mancanza totale di buona volontà verso la controparte palestinese. Immediata è stata la reazione palestinese: Hanan Ashrawi, membro del team di negoziatori, ha definito la decisione lo specchio dell’approccio israeliano ai negoziati.“Questo è esattamente quello che vuole Israele. Avrà un impatto distruttivo, ora tocca agli Stati Uniti e alla comunità internazionale far desistere subito Israele”. “Condanniamo la decisione – gli ha fatto eco Nabil Abu Rdainah, portavoce del presidente dell’ANP Abbas – Israele tenta di porre ostacoli agli sforzi degli Stati Uniti, geopardizzando i negoziati”.

La notizia giunge insieme all’annuncio del capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, secondo il quale Israele rilascerà il primo gruppo dei 104 prigionieri palestinesi pre-Oslo il prossimo 13 agosto. Come gesto di buona volontà, Tel Aviv aveva deciso di liberare un centinaio di detenuti politici, dietro le sbarre di una prigione israeliana da prima del 1993, anno degli Accordi di Oslo. La liberazione avverrà in quattro fasi nell’arco di nove mesi e la prima dovrebbe essere avviata tra 10 giorni: “Israele si è detto d’accordo a liberare 26 detenuti il 13 agosto”, ha detto sabato Erekat. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=83252&typeb=0&Israele-sussidi-statali-ad-altre-20-colonie

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