ISRAELE TOGLIE L’ACQUA ALL’UNICO CAMPO PROFUGHI DEL PAESE

MONDO | 27 MARZO 2014

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Emergenza acqua nel campo profughi palestinese di Shoafat

Nel campo profughi palestinese di Shoafat (situato a nord di Gerusalemme, l’unico presente in territori amministrati da Israele), c’è da almeno tre settimane una grande carenza idrica; stando a quanto dichiarato da attivisti locali, almeno un terzo degli abitanti non avrebbe acqua corrente e il resto della popolazione si dovrebbe accontentare di succhiare le poche gocce che escono dai rubinetti.

Negli ultimi giorni la società idrica Gihon ha installato una linea aggiuntiva e un rubinetto in più all’ingresso del campo, ma questa operazione non ha risolto il problema. La polizia di Gerusalemme ha dichiarato ad Ha’aretz che lasciare irrisolta la questione fomenterà disagi nel campo. ”Quest’anno i problemi sono cominciati prima del previsto”, ha scritto Doron Zehavi, della polizia di Gerusalemme. I problemi nel campo infatti tornano ciclicamente quasi ogni estate.

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“Al campo ritengono che Israele abbia fatto tutto questo per negare il loro diritto a ricevere acqua, paragonando la loro situazione con quanto accaduto in Siria, dove i rifornimenti di cibo alcampo profughi di Yarmouk sono stati interrotti. Tutte le autorità devono trovare delle soluzioni ragionevoli al problema, che aumenterà con il passare del tempo”. La polizia si è incontrata con i responsabili della Gihon, che hanno detto che qualcuno dovrà pagare per la fornitura extra.

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La barriera della separazione, o “Muro dell’apartheid”

La carenza d’acqua nel campo è iniziata con l’erezione dellabarriera di separazione, che ha lasciato Shoafat (così come i quartieri di Ras Khamis, Ras Shehade e Dahiyat al-Salam) nel lato palestinese della barriera stessa. Le autorità israeliane si sono rifiutate di continuare la manutenzione delle infrastrutture in questi agglomerati urbani che, diventando di fatto dei paesi a sé stanti, hanno registrato un forte incremento demografico;gli impianti, progettati per 15mila residenti, ora ne servono 50mila.

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“C’è bisogno di una cooperazione interministeriale per risolvere il problema e gestire i rischi relativi”, ha dichiarato l’Agenzia Idrica Israeliana in un comunicato. La scorsa settimana la commissione del Knesset sulle petizioni pubbliche, guidata dal deputato Adi Kol, ha discusso la questione dopo che Kol stesso ha ricevuto una lettera dall’Agenzia idrica secondo cui la polizia ha cancellato una visita già pianificata – insieme ai responsabili Gihon – al campo di Shoafat. La visita è stata cancellata per motivi di sicurezza dopo l’uccisione di tre palestinesi a Jenin.

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Shoafat

A molte famiglie non è stata lasciata altra scelta che acquistare acqua minerale – sia per bere che per lavarsi, fare il bucato o pulire casa – e limitarne drasticamente il consumo. Keren Tzafir, un avvocato dell’Associazione per i diritti civili in Israele, ha presentato alla Corte Suprema una petizione a nome dei residenti del campo e dell’amministrazione della comunità locale. ”Il problema idrico è l’ultima espressione, e probabilmente la più seria, della negligenzache le autorità hanno per i quartieri dall’altra parte del muro”, hanno dichiarato dall’Associazione. “Servizi formativi, stato sociale, trasporti, raccolta di rifiuti, infrastrutture e persino polizia sono semplicemente assenti nell’area. La zona non ha piano regolatore e quindi tutte le costruzioni sono state edificate senza permessi”.

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A meno che la Corte ordini di risolvere il problema, migliaia di famiglie continueranno a soffrire per la carenza idrica, anche se il diritto all’acqua “è stato riconosciuto nella prassi giurisprudenziale israeliana come un diritto fondamentale costituzionale”, si legge nella petizione, che pone enfasi sulle tragiche conseguenze sanitarie che la mancanza di acqua corrente può causare, specialmente verso bambini e malati.

Valerio Evangelista

 

 

ISRAELE TOGLIE L’ACQUA ALL’UNICO CAMPO PROFUGHI DEL PAESE

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