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Israeliani sostenitori del BDS spiegano le loro motivazioni

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sabato 6 giugno 2015

Alcuni israeliani sollecitano il mondo a sostenere il  BDS e spiegono le loro ragioni  Deb: ‘Si tratta di un diritto umano fondamentale il rifiutare di massacrarci   l’un l’altro’

 

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“La prima volta che sono venuta in Palestina avevo 17 anni, facevo parte di un programma di scambio e ho notato subito che c’era un po’ di confusione tra i termini ‘ebraico’ e il termine  ‘Israele’. In sintesi  se tu sei ebreo, ma non israeliano  come me, o Israeliano, ma non sei ebreo come molte persone, in qualche modo la vostra identità non è al 100 per cento definita. Ciò che veramente mi interessava  era il rapporto tra ebrei e palestinesi, anche se oggi si dice ebrei e arabi.  Naturalmente, prima del 1948 gli ebrei erano anche palestinesi. Nei  primi anni  del 1980 pensavo che si poteva lavorare per la riconciliazione, ma non pensavo alla politica. Più tardi mi resi conto che senza giustizia, non c’è riconciliazione. Quindi la domanda è: Quale giustizia? Se non sostenete  questo movimento di boicottaggio è per paura di ciò che la gente penserà di te, paura dell’ostracismo, paura che i tuoi amici non ti parlino più. Penso che dobbiamo capire in modo  più interattivo la questione dei diritti umani e il diritto umano fondamentale oggi è il diritto di non essere nemici, il diritto di rifiutare di massacrarci l’un l’altro. Non possiamo attualizzare questo diritto da soli, abbiamo bisogno degli altri .”

 


 

Yaar: ‘In quel momento ho capito che non avrei mai potuto far  parte dell’esercito israeliano’

 

 
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Yaar racconta : ‘la società israeliana di destra è come non mai violenta  [Carlo Gianferro]

 

 

La mia famiglia è tornata in Israele da Antigua quando avevo sei anni. Improvvisamente mi sono trovato in un paese in cui ognuno sembra subire il lavaggio del cervello e sei accettato solo se sei esattamente come la maggioranza. Mi sentivo lontano dalla violenza e dal militarismo della società israeliana. A 15 anni ho partecipato a una dimostrazione. Ero vicino a un insediamento e ricordo che un adolescente della  mia età è stato colpito alla testa con un proiettile di gomma. Quell’esperienza mi ha cambiato per sempre. Quando  ho sperimentato la violenza, i gas lacrimogeni, i proiettili di gomma, gli attacchi dei soldati israeliani  a me  e ai miei amici, ho capito che non avrei mai potuto far parte di questa organizzazione. Mi sentivo completamente solo. E mi sento ancora solo perché il nostro gruppo è così piccolo. Un paio di centinaia di persone all’interno della società israeliana sostiene il movimento BDS. Forse ci sono 10 o 20 persone veramente attivi. Anche le persone che considerano positivamente che il 1948 è stato un bene e ritengono che non dobbiamo occupare la terra dal 1967 sono considerati traditori. La società israeliana è  sempre più violenta, così la nostra voce non è udibile”.

 


 

Aggeo – ‘Sono stato condannato a due anni di carcere’

 

 
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Aggeo dice: ‘  La separazione ha facilitato la  demonizzazione  e la  disumanizzazione dell’altro’ [Carlo Gianferro]

 

 

“Sono cresciuto in una famiglia di sinistra, sono diventato un attivista  all’ età di 15 o 16 anni . 

 

  Dopo la seconda intifada  ho prestato servizio militare nei Territori occupati ed è così che sono stato coinvolto. Ho visto la vita all’interno della Cisgiordania e ho detto a me stesso che non volevo servire nei territori occupati e nell’esercito. Quando ho rifiutato di prestare servizio nei territori occupati, l’ho fatto con un gruppo di amici. Lo abbiamo fatto in modo aperto e dichiarando di essere contro l’occupazione.  Sono stato condannato a due anni di carcere. Forse se avessi saputo di dover subire una condanna così lunga, non so se lo avrei fatto. Il vantaggio  è stato che, proprio per questo, abbiamo ottenuto più attenzione dei media ed è stato pubblicato un libro su di noi,  un testo che gli studenti di filosofia leggono  e studiano. Abbiamo un sacco di sostegno da parte dei palestinesi che  sono felici  di sentire la nostra storia  e commentano: ‘E’ incredibile che gli israeliani siano anche disposti ad andare in prigione per queste motivazioni.’ Questo costruisce  ponti di solidarietà e di azione. A volte sono davvero ottimista, soprattutto quando ci sono le manifestazioni. La separazione con le sue mura, le leggi e i checkpoints hanno facilitato la disumanizzazione dell’altro. I giovani qui non  hanno probabilmente mai nemmeno incontrato i palestinesi, eccetto quando prestano servizio militare.  Questo vale anche per i palestinesi. Così è più facile per gli israeliani dire che tutti i palestinesi sono mostri e terroristi e per i palestinesi affermare  che tutti gli israeliani sono assassini. 

 


 

David – ‘Se fate un passo sul collo dei palestinesi vi sentite  più forte’

 

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  David dice: ‘Mi sono sentito male  nell’esercito ‘ [Carlo Gianferro]

 

 

“Sono cresciuto in una famiglia dove non c’erano discussioni politiche. Non sapevo nulla della storia di Israele e della questione palestinese. A 18 anni, mi sono arruolato nell’esercito: ho  visto quello che succedeva ai palestinesi e il mio cuore è cambiato. Mi sono sentito male. I Palestinesi sono maltrattati, sono dominati e alcune delle persone  si sentono più forti. Dopo  uno o due anni ho letto un libro di Mokuza sul lavaggio del cervello. Ero molto interessato. Non riuscivo a capire come la società fosse stata convinta così in fretta a fare cose folli. L’ho visto  nell’esercito, l’ho visto con i  miei amici:  obbediscono agli ordini dati automaticamente, senza pensare. Dal  2010 sono coinvolto nelle manifestazioni nei territori occupati, in ogni tipo di attività. Considero gli attivisti torri di giustizia, ma siamo troppo pochi in Israele per cambiare. Solo la pressione da parte della comunità internazionale  può avere un impatto, come in Sud Africa.”

 


 

Michal – ” Sembra di vivere all’inizio di  uno stato fascista’

 

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Michal ricorda la sua prima manifestazione a  Bil’in: ‘E’ stato come quando Alice è caduta nella tana del coniglio ‘[Carlo Gianferro]

 

 

.. “Sono nata  in una famiglia molto sionista. I miei genitori sono nati qui, hanno combattuto per questo paese  e sono anche di destra: mio padre è un colonnello in esercito.  Mi piacciono i miei genitori, ma so anche che cosa sta succedendo e so che i palestinesi hanno anche diritti. Ho sentito parlare della manifestazione a Bil’in e ho pensato: ‘Dai non si può essere una sostenitrice dei diritti palestinesi e di uno Stato palestinese e non fare nulla.’ La prima volta che sono andata a una manifestazione a Bil’in  ero da sola, ed è stato come quando Alice cade nella tana del coniglio e si trova in una terra strana e aliena. Mi sentivo così  perché nulla era normale come le violenze inflitte ai manifestanti pacifici da parte dell’esercito.  I militari sono  andati nel villaggio e hanno iniziato a sparare granate stordenti e lacrimogeni. Sono rimasta scioccata.  Ho cominciato a parlare con attivisti di sinistra e palestinesi e ho iniziato a cercare la verità in  me. Mi sono resa conto che per tutta la vita la verità mi  era stata nascosta. Avevo sentito parlare di persone  cacciate dai villaggi nel 1948, ma ho sempre sentito una versione sola: ‘Sì, abbiamo dovuto farlo perché hanno iniziato loro’. Non era morale per me andare avanti con la mia vita senza impegnarmi per porre fine  a questa ingiustizia.  Io  non sono molto ottimista. Ci sono tutte queste leggi contro le ONG e le organizzazioni di sinistra;  Israele sta diventando uno  stato fascista. Diciamo al mondo di aiutarci con il BDS. Non possiamo farlo da soli, abbiamo bisogno del vostro supporto, abbiamo bisogno delle vostre azioni  perché non possiamo farlo da soli. Le cose cambieranno, devono cambiare. Sto facendo del mio meglio per cambiare le cose. Non c’è altra scelta. Ogni giorno, la terra viene confiscata ai palestinesi in Cisgiordania e consegnata agli  insediamenti ebraici. Ogni giorno i diritti dei palestinesi in Cisgiordania vengono erosi. Ora siamo a Jaffa. E ‘una città molto antica e un posto molto turistico. C’è una grande tavola con la storia di Jaffa: gli arabi non sono menzionati. C’è una cultura palestinese bella ed emozionante e israeliani la negano.”.

 


 

Ronnie – ‘Come Ebreo israeliano ho una responsabilità in più per combattere questo sistema’

 

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Ronnie dice del movimento BDS: ‘Questo è qualcosa che approvo moralmente  [Carlo Gianferro]

 

 

“Io sono un obiettore di coscienza, un attivista  del  gruppo Anarchici Contro il Muro e un membro di un gruppo israeliano che fa parte del movimento BDS palestinese. Questo è quello che moralmente devi fare  se sei ebreo. Io sono  un Ebreo israeliano privilegiato e lo Stato mi dà privilegi extra che toglie a persone non-ebree. Quindi devo lottare contro questo. Vedo che il cambiamento sta avvenendo. Dobbiamo guardare al  BDS come un movimento globale e collegare tutte le lotte in tutto il mondo in una sola lotta unitaria per ottenere giustizia. I diritti umani sono quello che vogliamo. Non dovrebbe essere difficile.”

 


 

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Eitan : ‘Senza il riconoscimento della Nakba e del diritto al ritorno , non ci sarà mai la riconciliazione’ [Carlo Gianferro]

 

 

“Ho fondato un’organizzazione chiamata Zochrot  che significa  ‘ricordare’. Noi lavoriamo per aumentare la consapevolezza della Nakba e per sostenere il diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi.   Gli Israeliani non sanno quasi nulla della Nakba, ma crediamo che sia essenziale  sapere che cosa è successo e riconoscere la nostra responsabilità. Si organizzano visite guidate per israeliani e palestinesi in Israele dove mostriamo segni di vita palestinese  nei villaggi palestinesi e ascoltiamo i racconti dei rifugiati palestinesi provenienti da quei luoghi. Essi ci raccontano la loro vita lì, la  Nakba e come sono stati espulsi  o sono fuggiti o è  stato impedito loro di  tornare. Pubblichiamo anche fascicoli su questi luoghi in ebraico e in arabo e insegniamo la Nakba nelle scuole superiori e nelle università. Dobbiamo riconoscere quello che abbiamo fatto ai palestinesi – Li abbiamo espulsi e abbiamo impedito loro il ritorno a casa. Siamo convinti che, senza il riconoscimento della Nakba, senza il supporto per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, non ci sarà mai la riconciliazione tra israeliani e palestinesi. Sono nato in Argentina e sono venuto qui quando avevo cinque anni. La mia famiglia  ha vissuto  in  un kibbutz. Ero abbastanza di sinistra, ma quando ho compiuto 18 anni sono andato sotto le armi senza alcuna esitazione. Io sono più orgoglioso del fatto che i miei due figli più grandi si sono rifiutati di servire nell’esercito e spero che anche gli altri  due quando sarà agiscano nella stessa maniera. Io non sono molto orgoglioso di questo, ma ero un ottimo soldato. Nel  1982 è iniziata la guerra in Libano. Sono stato chiamato come riservista per combattere. Ero contro questa guerra sin dall’inizio, così  ho rifiutato. Sono stato mandato in prigione. Questo è stato un momento molto importante per me  e mi sono detto:  ‘Questo è il mio limite e non voglio andare oltre. Non sono a favore di questa guerra.’ Ho incontrato molte persone fantastiche in carcere; alcuni di loro sono ancora amici oggi. E’ stato importante per me e per la mia formazione politica. Poi, quando la prima intifada è  iniziata, sapevo che non avrei combattuto. Credevo che i palestinesi dovevano avere un loro Stato e Israele  doveva ritirarsi dalla Cisgiordania, come potevo andare lì e reprimere una rivolta palestinese? Così mi sono rifiutato di nuovo, e  sono stato incarcerato di nuovo “.

 

 

 

 

 

 

Magazine: Meet Israel’s boycotters

 

aljazeera.com

 

 

 

 

 

 

 

 

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