ISSA AMRO, attivista per la pace palestinese, STA PER ESSERE INCARCERATO IN UNA PRIGIONE ISRAELIANA

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/41182

22/12/2020

Nel 2010 Issa è stato dichiarato “Difensore dell’anno dei diritti umani in Palestina” dall’Ufficio della Commissione per i Diritti Umani (OCHR) delle Nazioni Unite ed è stato giustamente definito il “Gandhi” della Palestina.

Fonte: English Version

Natalie Strecker – 19 dicembre 2020

Immagine di coeprtina: davanti alla prigione militare di Ofer

Issa Amro è un nome che tutti conoscono a Hebron e in effetti Issa è apprezzato a livello internazionale all’interno del movimento di solidarietà palestinese per il suo coraggioso lavoro di resistenza non violenta  nell’attirare l’attenzione sul progetto coloniale sionista in corso, in tutta la Cisgiordania,  nella sua città natale di Hebron o Al Khalil.

Issa è il co-fondatore ed ex coordinatore di ‘Youth Against Settlements’ (Gioventù contro gli insediamenti – YAS), che incoraggia i giovani di Hebron a raccogliere l’appello per resistere all’occupazione attraverso i metodi proattivi nonviolenti usati dai movimenti per i diritti civili ed è anche il fondatore di “Humans of Hebron”, che cerca di umanizzare i palestinesi della sua città che da 53 anni subiscono l’occupazione militare di Israele.

Nel 2010 Issa è stato dichiarato “Difensore dell’anno dei diritti umani in Palestina” dall’Ufficio della Commissione per i Diritti Umani (OCHR) delle Nazioni Unite, ha viaggiato per il mondo per condividere le sue esperienze e quelle della sua comunità che vive sotto il sistema segregazionista e di occupazione israeliana, parlando al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra e incontrando anche Bernie Sanders, che si è poi presentato come candidato progressista nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti con i democratici.

Issa è stato giustamente definito il “Gandhi” della Palestina.

Forse non sorprende quindi che mentre Israele cerca di sopprimere la resistenza palestinese, non importa quale forma assuma, non solo in Palestina, ma in tutto il mondo, Issa si è trovato isolato, perseguitato e preso di mira dai suoi oppressori per il suo impegno umanitario. Per questo motivo negli ultimi anni Issa ha dovuto affrontare 18 false accuse penali da cui ha dovuto difendersi durante i processi nel tribunale militare di Ofer.

Issa è uno dei fortunati, in quanto ha la rappresentanza legale dell’eccellente e formidabile avvocato israeliano per i diritti umani, Gaby Lasky; tuttavia, in un tribunale presieduto dai tuoi oppressori e nel caso di Issa, un giudice militare che è egli stesso un colono con legami con la comunità dei coloni di Hebron e con un tasso di condanne comprovato e documentato di oltre il 99%, questo purtroppo dà pochi motivi per cui sperare.

Mentre prestavo servizio come osservatore dei diritti umani a Hebron nel 2018, ho frequentato la Corte di Ofer con Issa. Era la seconda volta che andavo in tribunale, la prima volta era con una ONG con sede in Israele chiamata “Military Court Watch”. Ciò che ho osservato in entrambe le occasioni è stato orribile e mi perseguita ancora oggi: false prove accettate come legittime, l’accusato che viene trattato con un disprezzo assoluto e che doveva presentare la propria difesa a coloro che si erano resi colpevoli della pulizia etnica e della sottomissione razziale della sua patria, definito come un crimine contro l’umanità dal diritto internazionale. A tutt’oggi non riesco a capire come qualcuno possa considerare questa corte di ingiustizia come un tribunale detentore di una qualche legalità, mortificandoci tutti quando i nostri governi affermano che Israele è una democrazia liberale.

Vi ho presentato Issa il difensore dei diritti umani, ma ora voglio presentarvi Issa, l’amico.

Ho avuto il privilegio di essere “presentata” a Issa nel 2015 dall’ispirata attivista e coordinatrice di “Code Pink” Ariel Gold, un’ebrea americana. Ariel ci aveva messo in contatto affinché, come co-fondatrice e presidente della Campagna di Solidarietà Palestinese del Jersey, sostenessi la campagna annuale “Open Shuhada Street” di Youth Against Settlement.

Conversando con Issa a Hebron

Io e Issa abbiamo parlato spesso, ma ci siamo incontrati per la prima volta nel 2016, quando  visitati la regione  desiderando capire di più le questioni sul campo. Nel 2018  venni assegnata per tre mesi a Hebron per servire come osservatore umanitario. Questa è stata un’esperienza di vita, ma è stato anche il periodo in cui Issa è diventato per me un caro e stimato amico.

Issa, come tutti noi, ha molte caratteristiche: è forte, coraggioso, sincero e diretto, ma è anche incredibilmente perspicace, solidale, umile e molto premuroso. Su questo tema vorrei condividere solo tre delle tante preziose esperienze che ho avuto modo di condividere con Issa:

Un giorno, dopo quattro settimane di lavoro, lunghe e faticose ore di attività tutelare, registrazioni di violazioni dei diritti umani e cercando in qualche modo di dare un senso a tutto ciò a cui stavo assistendo e alla disumanità della situazione, toccai il fondo dopo aver visto l’umiliazione di un giovane ragazzo adolescente e poi, visitando la sua famiglia, prendendo coscienza della povertà estrema che stavano vivendo come conseguenza dell’occupazione. Io, su suggerimento di Issa, andai a sedermi nei giardini del Centro YAS di Tel Rumeida, uno dei posti più tranquilli dove si può andare nella città vecchia, e piansi.

Issa mi raggiunse e mi disse: “devi prenderti una pausa”, cosa che avevo già programmato di fare il giorno successivo. Issa mi disse di andare a fare le valigie e lui avrebbe organizzato il mio viaggio dove avevo programmato di trascorrere i miei giorni liberi. Come sempre, non accettò un no come risposta e tornai nell’appartamento dove alloggiavo per incontrarlo poco dopo all’incrocio  conosciuto localmente come “Happy Bunny”. Issa mi accompagnò al taxi di un suo amico e mi disse: “il mio amico ti accompagna a destinazione, ora vai a riposarti, ci vediamo tra un paio di giorni”. In quel momento  provai due cose: una gratitudine travolgente, ma anche il peso del privilegio europeo. Sapevo che mi stavo concedendo una pausa che lui non avrebbe mai potuto prendersi. Un paio di giorni dopo tornai e Issa, come faceva sempre, si accertò che stessi bene.

Issa, come  scoprii presto era la norma tra i palestinesi, era molto protettivo nei confronti di coloro che venivano a cercare di sostenerli, e naturalmente era apprensivo. Insisteva persino su cose come avere qualcuno che mi accompagnasse a casa la sera.

Mi rivolsi a Issa anche per assicurarmi che il tatuaggio in lingua araba che stavo per fare a Ramallah citasse veramente ”Palestina Libera” (il mio primo tatuaggio in assoluto e per me un atto di resistenza ribelle in risposta a tutto ciò che avevo visto), e non una frase dubbia impressa per sempre sulla pelle del mio braccio.

Poi ci fu la mia ultima notte a Hebron, una notte in cui il mio cuore si spezzò. Insieme alle tante lacrime che versai, ci  furono però anche tante, tante risate! Mi recai al centro YAS, dove andavo quasi tutte le sere per trascorrere il mio tempo libero con gli attivisti locali e, naturalmente, con i frequenti visitatori e volontari del centro. A mia insaputa, Issa aveva organizzato per me una festa con pizza speciale e kanafe. C’era la musica, il falò, il ritrovarsi e poi ci furono i lunghi e prolungati addii.

La mia ultima sera a Hebron

Quando  lasciai il mio incarico, sapevo che non sarei mai più stata la stessa, i palestinesi mi hanno insegnato moltissimo sulla vita, sul coraggio, sulla fermezza, che chiamano “sumud”; ma Issa mi ha dato lezioni preziose di vera amicizia e per questo motivo rimarrà per sempre uno dei più grandi e importanti amici della mia vita.

Tornando a oggi:

Issa mi ha avvisato nei giorni scorsi di essere stato informato dal suo avvocato che il suo destino sarà deciso a breve da Israele, destino che ovviamente rischia di essere l’incarcerazione per un periodo di tempo considerevole, in un sistema carcerario che a sua volta è stato condannato dalle organizzazioni per i diritti umani per aver violato i più elementari diritti dei detenuti. Issa ha condiviso con me la sua speranza che, qualunque cosa accada, per Israele non sarà indolore, non accadrà in silenzio. “Frontline Defenders” (Difensori in Prima Linea) “Amnesty International” e “Friends of Hebron” (Amici di Hebron) hanno tutti lanciato un appello per attirare l’attenzione sull’oppressione politica di Israele contro Issa e per chiedere il ritiro delle accuse.

Ora però vi imploro, non solo come attivista di solidarietà palestinese e come sostenitrice, ma come amica di Issa, di cogliere questo appello e di fare tutto il possibile per aiutare Issa a continuare il suo impegno vitale di denuncia dei crimini di Israele e di sostenere la sua comunità fino a quando non si raggiungerà una pace giusta.

Sì, Issa Amro è un difensore dei diritti umani di fama internazionale e riconosciuto dall’ONU, ma è anche per me un caro amico.

Firmate e condividete la petizione qui sotto, condividete questo articolo e fate pressione sui vostri rappresentanti politici per conto di Issa.

https://www.friendsofhebron.com/standwithissa

#StandWithIssa — Friends of Hebron

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

 

 

Issa Amro, attivista per la pace palestinese, sta per essere incarcerato in una prigione israeliana

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