Issa Amro Hebron in prima linea

giovedì 21 aprile 2011

  I problemi di Hebron hanno avuto origine dopo il 1967. L’esercito israeliano lavorò sodo per creare la colonia di Kiryat Arba, dopo di ciò i coloni e i soldati cominciarono a vivere all’interno di Hebron, trasformandola in una città occupata. Iniziammo a rendercene conto quando impiantarono colonie nel cuore della città. Nei primi anni ‘ 80, coloni provenienti da tutto il mondo incominciarono a trasferirsi nelle nostre case e nei nostri mercati. Cominciarono a trattare i palestinesi come schiavi e animali, come esseri umani di quarta classe, lì solo per essere sfruttati.Tutto questo non risultò così evidente fino al 1994 e al massacro della Moschea Ibrahimi, quando un colono fanatico uccise 29 musulmani. Dopo di che venimmo messi a dura prova. La politica di apartheid divenne più evidente con la chiusura di Shuhada Street e di molte imprese locali. L’esercito divise la moschea Ibrahimi e confiscò i giardini. 

Il mio impegno per la resistenza iniziò nel 2003. Quando frequentavo come studente la Hebron University l’esercito l’aveva chiusa. Avevano bloccato i cancelli e ci avevano detto di andarcene “in strada. Non avrete futuro qui.” Questo mi aveva fatto decidere. Avrei combattuto, in modo nonviolento. 
Ho avuto la fortuna di essere guidato da uno esperto in attivismo. Con lui discussi della pianificazione strategica e di una metodologia sul come riaprire la nostra università. Un giorno siamo semplicemente entrati, abbiamo aperto le porte, abbiamo iniziato i corsi cominciando a studiare per conto nostro. L’esercito arrivò poco dopo, così ci siamo accampati in una tenda che avevamo comprato per fare un sit-in. Chiamammo i nostri amici internazionali e i media. Spiegammo a tutti l’importanza che aveva per noi la nostra Università. Dopo sei mesi, venne finalmente riaperta. Questo mi dette l’incoraggiamento a continuare. Capisco quando i palestinesi sentono che la resistenza è senza speranza. L’esercito israeliano non fa distinzione tra manifestanti disarmati e nemici armati. Loro hanno una sola legge, quella di contrastare ogni forma di protesta. Opporsi a loro è come provocare una macchina per uccidere. o non critico alcuna forma di resistenza. E’ un nostro diritto. Seguo il percorso nonviolento per due motivi principali. In primo luogo, voglio che la nostra comunità rimanga in pace. Come diceva Gandhi, usando la violenza per liberarsi di un oppressore si “stabilisce un modello di violenza.” Questa non è la nostra strada. In secondo luogo, attraverso la nonviolenza si può giungere ad una partecipazione massiccia di intere comunità, piuttosto che di singoli individui.La nonviolenza è pericolosa per l’occupazione. Come faccio a saperlo? Tra aprile 2010 e ora, sono stato arrestato non meno di dieci volte. Questo mi dice che i nostri metodi funzionano. L’esercito non è addestrato ad avere a che fare con la nonviolenza, come le autorità egiziane non sono state in grado di gestire i movimenti giovanili. E’ solo una questione di tempo prima che qui si possa vedere un risultato analogo. Quando sono stato arrestato hanno provato a dipingermi come un terrorista. Sono stato accusato di aver attaccato poliziotti e coloni, di furto di fucili, e di altri crimini che si adattano alla loro immagine dei palestinesi. Non sono mai stato scoraggiato dagli arresti, ma è molto difficile per mia moglie e la famiglia. Sappiamo tutti che la mia sicurezza è messa in pericolo dalla mia attività. L’esercito ha un nuovo reato per accusarci: “Incitamento”. E’ un termine vago che può essere applicato a qualsiasi cosa, specialmente alla protesta. Essa comporta la minaccia di prigione ed è stato usato, nel 2009, per mettere in galera uno degli organizzatori di Bi’lin, Abdallah Abu Rahmah. La creazione di questa norma di legge implica che le più alte autorità israeliane e il sistema giudiziario consentano, e promuovano, il razzismo istituzionale. La legge stessa è razzista. Se “incitamento” non significa nulla, perché non usarlo contro il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, che parla di uccidere le persone, piuttosto che contro di me, che esercito il mio diritto a manifestare pacificamente? Noi a Hebron vediamo ogni giorno leggi razziste, noi siamo sotto la legge marziale, e nostri vicini coloni sono sotto la Legge Civile israeliana. Ci aspettiamo che i leader internazionali ci aiutino nella nostra lotta contro gli insediamenti, e siamo rimasti scioccati dal recente veto americano (su una risoluzione dell’ONU che li condanna). I leader degli Stati Uniti annunciano che sono contro di loro, ma quando sono messi alla prova scopriamo che sostengono ancora ciecamente Israele. Quindi, dobbiamo farlo noi stessi. Io rappresento il gruppo di giovani contro gli insediamenti di Hebron, che comprende il progetto di Tel Rumeida, che consente alle famiglie di far fronte alle ricadute sulla vita quotidiana dipendenti dalla presenza dei coloni. Il nostro lavoro è impedire l’espulsione silenziosa dei palestinesi dalle loro case, ed è una barriera contro il furto, le percosse e gli abusi dei diritti che qui sono così frequenti. Eppure ci troviamo di fronte un’opposizione complessa e determinata. Il governo israeliano è abile nell’uso dei coloni. Stanno cercando di dire che Hebron è importante per la sua storia religiosa, ma quello che ho sentito dire dai coloni è che si tratta di un passo verso l’acquisizione di Nablus, Ramallah, e di tutta la West Bank. Hebron è in prima linea. Se, nella loro campagna di pulizia etnica ammantata dalla bandiera della religione, avranno successo qui, dopo si muoveranno verso nuovi traguardi. Ma io sono molto ottimista per il futuro. Le nostre manifestazioni per “Shuhada Street aperta” attirano migliaia di persone. Il nostro movimento sta crescendo, e presto , a Ramallah, avremo una nuova sezione dei Giovani Contro le Colonie. Abbiamo bisogno che palestinesi di tutte le città e villaggi vengano a darci il loro sostegno. Sulla questione delle colonie siamo tutti uniti e il nostro attivismo dei movimenti giovanili sta crescendo. La campagna di boicottaggio internazionale contro gli insediamenti deve continuare poiché è efficace. 
E’ solo una questione di tempo prima che si possa vedere la nostra sollevazione di massa non violenta, come negli altri paesi arabi. Una nuova generazione è in arrivo per respingere la violenza e l’ingiustizia delle colonie. Credo che accadrà l’anno prossimo. 
Issa Amro risiede a Hebron. È un tecnico elettricista, attivista dei diritti umani e leader della comunità. Ha promosso svariati progetti e iniziative per i giovani.Hebron in prima linea
Pubblicato da arial a 12:07
Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina
Contrassegnato con i tag: , ,

Articoli Correlati

1 Commento

  1. Provo grande ammirazione per la tenacia, il coraggio e la resistenza pacifica di Issa Amron. Penso che la sua forma di resistenza pacifica sia quella che maggiormente preoccupa il governo israeliano e che se si diffondesse in tutta la popolazione palestinese potrebbe diventare il mezzo principale di lotta ed anche il più efficace per una convivenza pacifica tra Palestinesi ed Ebrei.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam