Issa Amro : Hebron

VENERDÌ 10 AGOSTO 2012

 

  • di Issa Amro
  • 7/06/2012 (link dell’articolo originale http://www.thisweekinpalestine.com/details.php?id=3388&ed=193&edid=193  #)
  • I  problemi di Hebron cominciarono dopo il 1967. L’esercito israeliano ha lavorato sodo per creare l’insediamento di Kiryat Arba, e dopo che i coloni e i soldati hanno cominciato a vivere all’interno di Hebron, l’hanno trasformata in una città occupata. L’abbiamo realizzato quando hanno creato insediamenti nel cuore della città. Nei primi anni del 1980 i coloni hanno iniziato a venire da tutto il mondo , venendo nelle nostre case e mercati. Hanno trattato i Palestinesi come schiavi e animali, come la quarta classe degli esseri umani, solo per trarre vantaggi da loro.

  • Tutto questo non era così evidente fino al 1994 e fino al massacro della Moschea Ibrahimi, quando un colono fanatico ha ucciso 29 musulmani. Dopo tutto ciò, siamo stati puniti. La politica di apartheid è stata impiegata palesemente, con la chiusura di Shuhada Street e molte imprese locali. L’esercito ha diviso la Moschea Ibrahimi e confiscato i giardini.

    Il mio impegno nella resistenza è iniziato nel 2003 . L’esercito aveva chiuso l’ università di Hebron quando io ci studiavo. Hanno bloccato i cancelli e ci ha detto di andare “per le strade”. “Non avete futuro qui”. Questo ha determinato la mia decisione. Vorrei lottare, in modo non violento.

    Ho avuto la fortuna di essere stato guidato da uno specialista in attivismo. Con lui ho discusso di pianificazione strategica e di una metodologia riguardo le modalità di riaprire la nostra università. Un giorno siamo entrati, aperte le porte abbiamo iniziato le lezioni come autodidatti . L’esercito è arrivato poco dopo, così ci siamo accampati in un sit-in con le tende che avevamo comprato. Abbiamo chiamato i nostri amici e media internazionali. Abbiamo spiegato a tutti l’importanza della nostra Università per noi. Dopo sei mesi, è stata finalmente riaperta.

    Da allora ho percepito una forte motivazione nel continuare. Capisco quando i palestinesi sentono che la resistenza è senza speranza. L’esercito israeliano non fa distinzione tra manifestanti disarmati e nemici armati. Hanno una legge, che è contraria ad ogni forma di protesta. Contrastarli significa provocare una macchina per uccidere (l’esercito israeliano).

    Non critico nessuna forma di resistenza. È un nostro diritto. Seguo la via della nonviolenza per due motivi principali. In primo luogo, voglio che la nostra comunità rimanga pacifica. Come disse Ghandi , usare la violenza per liberarsi di un oppressore, “istituisce un modello di violenza”.Questa non è la nostra strada. In secondo luogo, attraverso la non violenza si può giungere ad una partecipazione massiccia da parte delle comunità intere piuttosto che individui.

    La nonviolenza è pericolosa per l’occupazione. Come faccio a saperlo? Tra aprile 2010 e ora, sono stato arrestato non meno di dieci volte. Questo mi dice che i nostri metodi funzionano. L’esercito non è addestrato ad affrontare la non violenza,come le autorità egiziane non erano in grado di gestire i movimenti giovanili. E’ solo una questione di tempo, prima di vedere un risultato simile anche qui. Quando sono stato arrestato hanno provato a dipingermi come terrorista . Sono stato accusato di attaccare i poliziotti e i coloni, di rubare armi, e di altri crimini che si adattano alla loro immagine di Palestinesi. Non mi sono mai scoraggiato per via degli arresti, ma è davvero molto difficile per mia moglie e la mia famiglia. .. Sappiamo tutti che la mia sicurezza è messa in pericolo dalle mie attività.

    L’esercito ha un nuovo crimine di cui accusarci: “incitamento/istigazione”. E’ un termine vago che può essere applicato a qualsiasi cosa, specialmente alla protesta.

    Questo reato comporta l’imprigionamento ed è stato usato contro il coordinatore del Bil’in Popular Struggle Coordination Committee, Abdallah Abu Rahmah, nel 2009 per imprigionarlo.

    La creazione di questa legge implica le più alte autorità israeliane e il sistema giuridico che consente, e anche promuove, il razzismo istituzionale. La stessa legge è razzista. Se l’incitamento significa qualcosa, perché non usarlo contro il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, che parla di uccidere la gente, piuttosto che contro di me, per aver esercitato il mio diritto a manifestare pacificamente? Vediamo leggi razziste ogni giorno a Hebron, dove siamo sotto la legge marziale, e i nostri vicini coloni israeliani sono sotto la legge Civile.

    Ci aspettiamo che i leader internazionali supportino la nostra lotta contro gli insediamenti, e siamo rimasti scioccati dal recente veto americano (di una risoluzione Onu che condannava appunto, questi insediamenti) . I leader degli Stati Uniti annunciano che sono contro di loro, ma quando vengono messi alla prova, troviamo che sostengono ancora ciecamente Israele.

    Quindi dobbiamo farlo noi stessi. Io rappresento il gruppo Youth Against Settlements a Hebron, che include il progetto di Tel Rumeida, che supporta e integra le famiglie nell’affrontare gli effetti quotidiani dovuti alla presenza dei coloni. Il nostro lavoro è impedire il trasferimento silenzioso dei palestinesi dalle loro case ed è una barriera di difesa contro i pestaggi, furti e violazioni dei diritti così comuni qui.

    Eppure ci troviamo di fronte una opposizione complessa e determinata. Il governo israeliano è intelligente nella manipolazione dei coloni. Stanno cercando di dire che Hebron è importante per la storia religiosa, ma quello che ho sentito da coloni è che si tratta di un passo verso una presa di Nablus, Ramallah, e la di tutta la West Bank. Hebron è in prima linea. Se riusciranno qui nella loro campagna di pulizia etnica sotto la bandiera della religione, si muoveranno verso nuovi traguardi.

    Ma io sono molto ottimista per il futuro. Le nostre dimostrazioni  “Open Shuhada Street” (per la riapertura di Shuhada Street) attirano migliaia di persone. Il nostro movimento sta crescendo, e presto avremo una nuova filiale dello Youth Against Settlements a Ramallah. . Abbiamo bisogno di palestinesi di tutte le città e i villaggi che vengano per darci il loro sostegno. Sulla questione degli insediamenti siamo tutti uniti e il nostro giovane movimento si sta sviluppando. Le campagne di boicottaggio internazionale contro gli insediamenti devono continuare in quanto sono efficaci.

    E’ solo una questione di tempo prima che si veda un massiccio movimento non violento di massa , come negli altri paesi arabi. Una nuova generazione si sta compattando per respingere la violenza e l’ingiustizia degli insediamenti. Credo che potrà accadere l’anno prossimo.

    Issa Amro è residente a Hebron .. È un ingegnere elettrico, attivista per i diritti umani e leader delle comunità. Ha fondato numerosi progetti e iniziative per i giovani.

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