Issa Amro: L’arresto e l’abuso di bambini palestinesi devono finire

giovedì 16 novembre 2017


 

The Arrest And Abuse Of Palestinian Children Has To Stop

I have been arrested by Israel more times that I can count. But the worst arrest was the time I was arrested with a group of Palestinian children.

forward.com

 Sintesi personale

 Come difensore dei diritti umani  dei palestinese, sono stato arrestato da Israele più volte. Sono stato picchiato, spogliato e lasciato fuori al freddo e la mia famiglia è stata minacciata di violenza. Durante uno dei miei arresti nel 2015, ho passato cinque ore ammanettato in un bagno sudicio. I soldati sono entrati con le loro pistole gridando “Ti uccideremo  nello stesso modo che uccide l’ISIS”.

Ma il peggior arresto è stato quando sono stato arrestato con un gruppo di bambini palestinesi. E il ricordo mi fa ancora soffrire, provo  più dolore che per l’infortunio alla  schiena dovuto a  un altro arresto brutale.

Era il marzo 2013. Il presidente Obama stava atterrando a Tel Aviv quel giorno,  speravamo di ottenere la sua attenzione, speravamo  che visitasse la città di Hebron, nella West Bank. Se fosse venuto avrebbe  visto con i suoi occhi le forme più palesi dell’apartheid israeliano in Cisgiordania: i numerosi posti di blocco militari, le strade dove non è permesso ai palestinesi di andare, i quartieri chiusi dietro gabbie, cancelli e soldati armati, l’odio diretto contro di noi che ogni giorno viviamo sotto il dominio militare israeliano.

In quel giorno di marzo abbiamo guidato una manifestazione lungo le strade di Hebron. La metà di noi indossava maschere di Obama, mentre l’altra metà indossava maschere di Martin Luther King. Le nostre magliette dicevano “I Have A Dream”.

Ma mentre eravamo ancora lontani dalla nostra destinazione, Shuhada Street, la strada più notoriamente segregata di Hebron, alcuni di noi sono stati afferrati  dai soldati israeliani, gettati a terra e arrestati.

Sono stato messo nella parte posteriore di una jeep dell’esercito con sei bambini palestinesi di età compresa tra i 10 e i 13 anni. Non avevano partecipato alla manifestazione; i bambini erano usciti per osservare, curiosi come i  bambini in tutto il mondo. Nondimeno sono stati bendati e ammanettati insieme a  noi.

Erano chiaramente terrorizzati; molti di loro stavano piangendo. Secondo la legge israeliana, una volta alla stazione di polizia o alla base dell’esercito, agli arrestati dovrebbero essere tolte le manette e le bende agli occhi. Questa legge è stata ignorata. Il fatto che i bambini non avessero partecipato ala manifestazione, fossero rimasti bendati e ammanettati, mostra  non solo una palese e volontaria violazione della legge, ma anche una vera crudeltà da parte delle forze israeliane.

Mi sentivo grato di stare con loro, dato che i bambini palestinesi hanno raramente un adulto che li aiuta durante l’arresto e la detenzione. Ma sono ancora ossessionato da ciò che non ho potuto insegnare loro in quel breve viaggio.

Sono abituato a essere umiliato e terrorizzato durante questi arresti. Sono abituato all’abuso della polizia e dell’esercito israeliano. Ho imparato a  mantenere la mia dignità e a preservare la mia scelta. So come frenare la mia fame e tenere la mia vescica.

Queste sono cose che non puoi insegnare ai bambini di 10 anni in un breve tragitto. Il tempo passava e loro sono rimasti bendati e incatenati, paralizzati dalla paura. Gli è stato negato il cibo e l’uso del bagno. Alcuni di loro si sono sporcati mentre piangevano.

Quando ho protestato a nome dei bambini, i soldati mi hanno urlato contro e hanno stretto le mie manette fino a quando non me le hanno conficcate nei polsi. Finalmente sono riuscito a raggiungere il cuore di un soldato. Ha tolto le bende e le manette ai bambini e ha permesso loro l’accesso al bagno. Ma la squadra successiva di soldati ha rimesso le manette e le  bende sugli occhi ai bambini.

Secondo Defense for Children International, Israele processa ogni anno trai  500 e i 700 bambini nei tribunali  militari, senza i diritti fondamentali di un processo equo. Questo vale per i bambini di 12 anni. All’età di 16 anni i minorenni palestinesi vengono perseguiti come adulti. Ciò è in contrasto con lo status dei coloni israeliani e dei loro figli, che vivono sotto la legge civile israeliana dove l’età  adulta e il procedimento giudiziario è  fissato a 18 anni.

Tre bambini palestinesi su quattro subiscono violenza fisica durante il loro arresto e solo il 10% incontra un avvocato, secondo un rapporto dell’UNICEFSono spesso presi dalle loro case – in realtà sequestrati dai loro letti – dai soldati israeliani, durante incursioni terrificanti nel bel mezzo della notte. Viene  negato di vederli  ai loro genitori e sono soggetti a duri interrogatori senza l’assistenza legale. Spesso vengono posti in isolamento per spezzarli psicologicamente ed emotivamente.

Un rapporto del 2013, pubblicato dal Dipartimento di Stato,  ha rilevato che i servizi di sicurezza israeliani abusano e in alcuni casi torturano i minori per costringerli a confessare  di aver lanciato pietre.

Io stesso ho sentito chiedere ai bambini: “Vuoi vedere tua madre? Confessa di lanciare pietre e ti faremo vedere subito tua madre.

Devono forzare queste confessioni perché i bambini piccoli spesso non sono gli stessi lanciatori di pietre; piuttosto, sono gli obiettivi più facili per i soldati da catturare e caricare nel retro delle loro jeep militari. Poi, dopo aver promesso che torneranno a casa, questi bambini firmano le confessioni scritte in ebraico, che non possono parlare o leggere. Invece di essere rilasciati, però, vengono portati al centro di detenzione. Molti dei centri di detenzione si trovano all’interno di Israele, quindi le loro famiglie devono richiedere un permesso speciale per visitarli. Spesso i permessi vengono ritardati o negati.

Non  mi aspetto che Israele cambi la sua pratica di detenere e terrorizzare i bambini palestinesi, ma gli Stati Uniti hanno la possibilità di intervenire. L’anno scorso, poco prima che il presidente Obama lasciasse la Presidenza, approvò un budget di 3,8 miliardi di dollari l’anno in aiuti militari a Israele per i prossimi dieci anni. Miliardi di dollari vengono ricevuti dall’esercito israeliano, indipendentemente dal numero di bambini palestinesi detenuti e maltrattati in carcere o processati nei tribunale militare, ma questa realtà potrebbe cambiare.

Oggi abbiamo ricevuto un motivo per sperare. Il rappresentante Betty McCollum del Minnesota, insieme a nove co-sponsor, ha introdotto una proposta rivoluzionaria. Si chiama “Promuovere i diritti umani ponendo fine alla detenzione militare israeliana sui bambini palestinesi” e mira a proteggere i diritti e la vita dei bambini palestinesi.

Questo disegno di legge richiederebbe al Segretario di Stato di certificare ogni anno alle Commissioni per gli stanziamenti della Camera e del Senato  che nessuno dei fondi, che gli Stati Uniti hanno fornito durante l’anno fiscale precedente, è stato utilizzato per violare i diritti dei bambini palestinesi secondo gli standard del diritto internazionale. In particolare, impedirebbe ai bambini palestinesi di essere sottoposti a tortura o a violenza fisica come: posizioni di stress, incappucciamento, privazione sensoriale, minacce di morte, isolamento, detenzione senza accusa o processo, proibizione di vederli ai genitori o ai consulenti legali, confessioni ottenute con la forza o la coercizione.

Il disegno di legge di McCollum non porrà fine a tutti gli abusi del tribunale militare israeliano. Non cambierà il fatto che, in questo momento, sto subendo un processo militare, con una probabilità del 99,74% di condanna e di carcere per, come ha scritto Amnesty International, accuse “infondate” – Infatti chi si riunisce con  più di dieci palestinesi per la pace politica, organizzando pacificamente manifestazioni  contro l’occupazione e le zone militari chiuse, è colpevole secondo la legge militare.

Il disegno di legge del rappresentante McCollum non permetterà ai coloni israeliani di uscire da Hebron o impedirà agli aiuti militari statunitensi di essere usati per acquistare i caccia della Lockheed Martin che bombardano e uccidono civili palestinesi a Gaza. Tuttavia, questo disegno di legge rappresenta il primo passo verso la protezione dei più vulnerabili tra noi in Palestina, mentre continuiamo a vivere e a lottare contro l’opprimente occupazione militare israeliana di ben 50 anni della Cisgiordania e di Gaza.

Se la legge passa, forse la prossima volta che verrò arrestato con bambini palestinesi, i soldati ci penseranno due volte prima di metterli in manette e urlare contro di loro al punto che si sporcano.

Issa Amro è un difensore dei diritti umani che vive a Hebron.

…………………..

As a Palestinian human rights defender, I have been arrested by Israel more times that I can count. I have been beaten, stripped and left outside in the cold, and my family has been threatened with violence. During one of my arrests in 2015, I spent five hours handcuffed to a toilet in a filthy bathroom. The soldiers would enter, cock their guns at me and yell, “I will kill you the way ISIS kills.”

But the worst arrest was the time I was arrested with a group of Palestinian children. And the memory I have of that arrest still causes me pain — more pain than the injury to my lower back that another brutal arrest left me with.

It was March 2013. President Obama was landing in Tel Aviv that day, and we were hoping to get his attention so he would come visit us in the West Bank city of Hebron. Had he come, he would have witnessed with his own eyes the most blatant forms of the West Bank Israeli apartheid: the numerous military checkpoints, the streets where no Palestinians are allowed to go, the neighborhoods that are locked behind cages, gates and armed soldiers — and the heavy air of hatred directed at us daily under Israeli military rule.

On that day in March, we led a demonstration down Hebron’s streets. Half us wore Obama masks, while the other half wore Martin Luther King masks. Our shirts said “I Have A Dream”.

But while we were still a long way from our destination — Shuhada Street, the most notoriously segregated street in Hebron — a number of us were grabbed by Israeli soldiers, thrown to the ground and arrested.

I was placed in the back of an army jeep with six Palestinian children between the ages of 10 and 13. They hadn’t been part of the demonstration; the children had come out to observe, curious as children all over the world are. Nonetheless, they were blindfolded and handcuffed along with the rest of us.

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They were clearly terrified; many of them were crying. Under Israeli law, once at the police station or army base, arrestees are supposed to have their handcuffs and blindfolds removed. This law was disregarded. That the children, who had not been part of the demonstration, remained blindfolded and handcuffed, showed not just a blatant and willful violation of the law, but real cruelty on the part of the Israeli forces.

I felt grateful I was able to be with them, since Palestinian children rarely have an adult to help them through the arrest and detention experience. But I am still haunted by what I couldn’t teach them in that short van ride.

I am used to being humiliated and terrorized during these arrests. I am accustomed to the abuse of the Israeli police and army. And as a result, I know how to maintain my dignity and preserve my resolve. I know how to curb my hunger and hold my bladder.

These are things you can’t teach 10 year olds in a short van ride. Time passed and they remained blindfolded and shackled, paralyzed with fear. They were denied food and the use of the bathroom. A number of them soiled themselves as they cried for their parents.

When I protested on behalf of the children, the soldiers shouted at me and tightened my handcuffs further until they dug into my wrists. Finally, I managed to reach one soldier’s heart. He removed the children’s blindfolds and handcuffs and allowed them access to the bathroom. But then the next squad of soldiers replaced those on duty and the children were put back into handcuffs and blindfolds.

According to Defense for Children International, Israel prosecutes between 500 and 700 children each year in military court, without fundamental fair trial rights. This applies to children as young as 12 years old. By the age of 16, Palestinian children are defined and prosecuted as adults. This is in contrast to the status of Israeli settlers and their children, who live under Israeli civilian law where the age of adulthood and prosecution is 18.

Three out of four Palestinian children experience physical violence during their arrests and only 10% meet with a lawyer, according to a UNICEF report. They are often taken from their homes — actually seized from their beds — by Israeli soldiers, during terrifying raids in the middle of the night. They are denied access to their parents and are subject to harsh interrogations without legal counsel. Frequently, they are put in solitary confinement as a way of breaking them psychologically and emotionally.

2013 report published by the Department of State found that Israeli security services abuse, and in some cases torture, minors to coerce confessions of stone throwing.

I myself have heard children being asked, “Do you want to see your mother? Confess to throwing rocks and we will let you see your mother right away.”

They have to force these confessions because young children are often not the rock throwers themselves; rather, they are the easiest targets for soldiers to catch and load into the back of their military jeeps. Then, upon being promised they will get to go home, these children sign their names to confessions written in Hebrew, which they cannot speak or read. Instead of release, though, they are taken to the detention center and booked. Many of the detention centers are located inside Israel, so their families must apply for a special permit to visit them. Often, the permits are delayed or denied.

While I do not expect Israel to change its practice of detaining and terrorizing Palestinian children, the US has the ability to make an impact. Last year, just before President Obama left office, he approved a budget of $3.8 billion a year in military aid to Israel for the next ten years. Billions of dollars are being received by the Israeli military, regardless of how many Palestinian children they detain and abuse in prison or prosecute in military court. But this reality could change.

Today, we received reason to hope. Representative Betty McCollum of Minnesota, along with nine co-sponsors, introduced a groundbreaking bill. It’s called the “Promoting Human Rights by Ending Israeli Military Detention of Palestinian Children Act” and it aims to protect the rights and lives of Palestinian children.

This bill would require the Secretary of State to certify each year to the House and Senate Appropriations Committees that none of the funds the US provided during the previous fiscal year were used in ways that abused Palestinian children per the standards of international law. Specifically, it would prevent Palestinian children from being subject to torture or physical violence, including restraint in stress positions, hooding, sensory deprivation, death threats, solitary confinement, detention without charge or trial, lack of access to parents or legal counsel, and confessions obtained by force or coercion.

McCollum’s bill won’t end all of the abuses of the Israeli military court. It won’t change the fact that I am, right now, undergoing a military trial, facing a 99.74% likelihood of conviction and imprisonment for, as Amnesty International described, such “baseless” charges as gathering with more than ten Palestinians for peaceful political purposes, organizing peacefully against the occupation, and being in closed military zones.

Representative McCollum’s bill also won’t get the Israeli settlers out of Hebron or stop US military aid from being used to purchase Lockheed Martin fighter jets that bomb and murder Palestinian civilians in Gaza. However, this bill represents the first step towards protecting the most vulnerable among us in Palestine as we continue to live under and struggle against Israel’s oppressive 50 year military occupation of the West Bank and Gaza.

If the bill passes, perhaps the next time I am arrested with Palestinian children, the soldiers will think twice before putting them in handcuffs and screaming at them to the point that they soil themselves.

Issa Amro is a human rights defender living in Hebron.

Read more: http://forward.com/opinion/387632/the-arrest-and-abuse-of-palestinian-children-has-to-stop/

Pubblicato da arial 06:03

 

Issa Amro : L’arresto e l’abuso di bambini palestinesi devono finire

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