Italia Afghanistan, ritiro commedia, ministri pasticci

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Missione italiana in Afghanistan. Sul ritiro resta il gelo. La ministra aveva informato il Quirinale e il premier Conte. La sfida dei grillini: «Non era necessario avvertire la Farnesina»

Guerriglia governativa afghana

Italia Afghanistan, ritiro commedia, ministri pasticci
Litigano platealmente e si smentiscono pubblicamente inanellando plateali bugie senza vergogna. Parliamo di nostri ministri del nostro governo nazionale. L’incomunicabilità tra i ministri della Difesa e degli Esteri.
L’Afghanistan dello sgarbo.
Elisabetta Trenta ha avviato il ritiro dall’Afghanistan, anche se solo con i primi passaggi tecnici interni al suo ministero, e Enzo Moavero Milanesi non era stato neppure interpellato. Ministro 5stelle ma stile salviniano, ‘Questa è cosa mia’.
Lo sbigottimento del ministro dal doppio cognome e tripla arrabbiatura di fronte ai giornalisti quando gli si chiede di un ritiro di cui non sa nulla. Girandola di accuse e scuse inventate e scaricabarile, e la diplomazia arrabbiata conferma, in una nota ufficiale dalla Farnesina di non essere mai stata messa al corrente delle intenzioni del ministro della Difesa.

Via dall’Afghanistan ‘inevitabile’

La Difesa in difesa: «Via dall’Afghanistan? Scelta inevitabile», la ragione politica. Poi il colpo gobbo: «i tavoli tecnici con la Farnesina stanno seguendo da tempo le possibili evoluzioni della missione ed era scontato che si andasse verso questa soluzione».
Finita la maretta, barlumi di buon senso, almeno da parte dei tecnici. «Una scelta inevitabile dopo l’annuncio degli Stati Uniti di ridurre la presenza, ma soprattutto dopo l’esito dei negoziati tra talebani e Washington che si avvia verso l’intesa finale», dal ministero della Difesa.
Esultanza dei 5 Stelle mitigata dalla prudenza della Lega, la tifoseria politica. Per i tecnici della difesa, da subito «motivi di sicurezza». 900 italiani già destinati a scendere a 800. Oltre le polemichette, la scelta tra il rimanere con il contingente massimo per l’auto difesa, o un contingente minimo aumentando il rischio? Incubo, fuga Usa da Saigon, anni ’70. Altro che scemenze.

L’addio a Kabul non sia Saigon

Ora le valutazioni del Coi, il Comando operativo di vertice interforze che dovrà ragionare su tempi e modi del ritiro. Già il governo Gentiloni aveva ipotizzato di chiudere la missione e dunque la strada è già segnata, ma nei prossimi mesi tutto dovrà essere ridiscusso con la Nato se la partenza sarà generalizzata e non solo italiana. In attesa del come, il quando?
«L’orizzonte temporale potrebbe essere quello di 12 mesi», riferiscono fonti della Difesa. E l’annuncio italiano potrebbe rientrare in un progressivo disimpegno dell’Occidente dal campo di battaglia afghano, con Stati Uniti e talebani che avrebbero trovato un’intesa di principio per un ‘accordo quadro’. Pace dicono, esagerando. Una ritirata Usa concordata con l’esercito talebano vincente, la versione più vicina alla verità.
Per memoria collettiva, l’invio di forze italiane nel paese asiatico risale al 2001 e venne deciso subito dopo l’attacco delle Torri gemelle: in questi anni i caduti sono stati 54 e i feriti circa 650.

 

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