Ius soli: dell’ignavia

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Ho tre figli che frequentano la scuola primaria, i loro compagni di classe si chiamano anche Omar, Ariana, Andy o Alina. Sono i figli di genitori peruviani, egiziani, rumeni o indiani. È già difficile spiegar loro che ci sono persone che godono di pieni diritti di cittadinanza e altre che sono discriminate, figuriamoci che i loro compagni di banco non possono considerarsi a casa dove vivono. È inutile spiegare che la ragione di questo ignobile sopruso è la prossima competizione elettorale. I bambini capiscono subito se sei buono o cattivo. E capiscono se sei una persona che vuole aiutare gli altri o no. Per la seconda categoria, utilizzano una semplice parola: “Egoisti”. Un Paese che ha smesso di fare figli, i cui giovani fuggono in cerca di fortuna, un Paese che non ama i forestieri, ma che si sazia delle voluttà del pallone e delle apparenze, è una comunità che non può amare i bambini. Il 23 dicembre tutto il M5S, un terzo dei senatori PD, tre esponenti di Mdp e tutti i centristi, oltre naturalmente alla Lega e quasi tutta Forza Italia, hanno fatto mancare il numero legale in parlamento affossando definitivamente il disegno di legge sullo ius soli. Cerchiamo di ricordarcelo, almeno per un po’

 

di Gianluca Solera

Dante colloca gli ignavi, «l’anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo», nel vestibolo dell’Inferno (1). Chi sono gli ignavi? Sono coloro che, durante la loro vita, non hanno mai agito né nel Bene e né nel Male, non hanno mai avuto idee proprie, ma si sono solamente schierati con il più forte, con il meglio piazzato o la parola prevalente. Come pena del contrappasso vengono costretti a inseguire nudi per l’eternità un’insegna bianca che corre veloce e gira su stessa (è il simbolo della loro incapacità a decidersi), mentre vespe e mosconi li pungono di continuo. Il loro sangue insieme alle loro lacrime viene poi succhiato da dei vermi. Dante non amava gli ignavi, la loro pena non era altrettanto dolorosa quanto quelle inflitte nelle fornaci del diavolo, ma di certo era degradante. La triste conclusione della vicenda dello ius soli mi ha immediatamente portato alla memoria gli ignavi. Quell’insegna bianca è allo stesso tempo lo spauracchio di perdere consensi e la trottola del Potere che gira vertiginosamente quando si avvicinano le elezioni. Per non prendere posizione, chi non voleva esporsi alla votazione sul disegno di legge sullo ius soli, il 23 dicembre u.s. non si è presentato in aula, facendo mancare il numero legale ed affossando definitivamente il provvedimento.

Quel giorno, è mancato tutto il M5S, un terzo dei senatori PD tre esponenti di mdp e tutti i centristi, oltre naturalmente a Lega e quasi tutta Forza ItaliaQueste ultime due formazioni pur di dare addosso allo straniero e ricavarne benefici elettorali in nome della Patria e dell’Identità nazionale (quale, difficile dirsi, visto che molti di questi esponenti politici non leggono libri di storia e disconoscono come varie comunità e nazioni abbiano concorso alla formazione del popolo italiano), hanno osteggiato il provvedimento sin dall’inizio. Gli ignavi non sono a mio avviso questi ultimi, che classificherei semplicemente come sobillatori e faccendieri, bensì quelli che hanno nicchiato per poi far finta di niente due giorni prima del Santo Natale. Tra di loro, è da annoverare anche il M5S, il cui candidato alla presidenza del Consiglio dei Ministri ha dichiarato che lo ius soli non è una priorità e che queste cose devono essere affrontate a livello europeo (2). Certo, è normale dire che non è una priorità, se pensi prima di tutto a quanti voti non perdi dichiarandola non tale (ovvero nessuno, perché quei ragazzi e i loro genitori non votano). A livello europeo? Con il Trattato di Lisbona, tutto ciò che riguarda libertà civili, sicurezza e giustizia passa per il procedimento di co-decisione tra Parlamento europeo e Consiglio dei ministri UE, e al Consiglio si vota con la maggioranza qualificata. Con i governanti che hanno stati membri come Polonia, Ungheria o Austria, pensare di approvare una normativa attorno al principio di ius soli è ingenuo. I paesi UE non hanno una legislazione univoca sulla materia, e la normativa italiana in vigore è tra le più restrittiveAppellarsi a una necessità regolatoria europea si risolve dunque de facto in un modo per distogliere l’attenzione degli sprovveduti.

In base a una legge del 1992, chi nasce nel nostro Paese da genitori stranieri può diventare cittadino italiano soltanto quando ha compiuto 18 anni. Nel testo in discussione al Senato si prevedeva uno ius soli temperato: i figli di migranti nati in Italia possono diventare cittadini italiani se almeno uno dei genitori ha il “permesso di soggiorno di lungo periodo”, riconosciuto a chi abbia soggiornato legalmente e in via continuativa per 5 anni sul territorio nazionale. Ai genitori extra UE venivano inoltre richiesti: un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; di disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; di superare un test di conoscenza della lingua italiana. La riforma introduceva inoltre lo ius culturae, secondo cui può ottenere la cittadinanza il minore straniero nato in Italia o arrivatovi prima dei 12 anni di età che abbia frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni, e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie) (3). Lo ius soli puro non è previsto in nessuno dei Ventisette stati europei, i quali di solito temperano lo ius sanguinis con lo ius soli. L’approvazione della nuova legge avrebbe permesso di allinearci o avvicinarci a Paesi come Germania, Gran Bretagna, Spagna o Belgio. Il M5S aveva iniziato la sua carriera di movimento paladino dei diritti con lo slogan “Uno vale uno. Nessuno resti indietro”. Vivevo ad Alessandra d’Egitto quando Beppe Grillo gridava dal palco di San Giovanni in Laterano la nuova dottrina della democrazia sociale. Dallo scorso 23 dicembre, quell’ “uno vale uno” vale molto di menoNel frattempo, se cercate sul blog del M5S, essa è stata rimossa! È stata rimossa non più di cinque – sei giorni fa, perché era consultabile prima dell’antivigilia di Natale. Nella pagina, si spiegava che il M5S si asteneva. Poi, però, se leggevi i commenti postati in basso, trovavi alcuni che chiedevano che si votasse online come su molte altre proposte su cui gli iscritti hanno avuto l’opportunità di essere consultati (diritto che ho esercitato anch’io, visto che lo sono). E costoro spiegavano che la proposta di legge presentata dal M5S nel 2013 era molto più generosa di quella affossata al Senato. Prevedeva infatti la cittadinanza per le persone nate in Italia da coppie di stranieri se almeno uno dei genitori avesse avuto un permesso di soggiorno di lungo periodo e avesse risieduto in Italia per almeno tre anni. Oppure, potevano ottenere la cittadinanza i figli di cittadini stranieri che avessero compiuto almeno un ciclo scolastico nel nostro Paese (4).

Non spenderò troppe parole sugli altri, i senatori PD o i centristi che non si sono presentati in aula il 23 dicembre u.s. Basta da un lato ricordare come siano andate le cose durante l’iter parlamentare: il PD ha tenuto la proposta inutilmente ferma in commissione per il timore di perdere consensi, prima durante la campagna per il referendum istituzionale, poi in prossimità delle amministrative, sbandierando una volontà che non si è materializzata in una vera e propria assunzione di responsabilità. In secondo luogo, basta meditare sulle valutazioni di un quotidiano pacato e riflessivo come Avvenire: “Una mossa da ignavi e, al tempo stesso, rivelatrice. Rivelatrice di una ostinata mancanza di comprensione: della posta in gioco con la nuova legge sulla cittadinanza in un Paese che invecchia, non sostiene come merita la famiglia e allontana tanti suoi figli. E di una ostentata mancanza di rispetto: per i giovani italiani con genitori stranieri che alcuni politici e opinionisti, pronti ad aizzare sentimenti e risentimenti, vogliono risospingere ai margini della comunità nazionale e raccontano come alieni” (5).

Non c’entra molto con la questione del diritto alla cittadinanza per i figli di genitori stranieri, ma vi racconto una storia emblematica: il 28 dicembre u.s., a chiusura d’anno e a camere ormai sciolte, il Governo ha approvato il decreto di giudizio favorevole di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il progetto del nuovo Master Plan 2014-2029 per l’aeroporto di Firenze, in sostanza la nuova superpista di Firenze, con le firme di Gianluca Galletti, ministro UDC, e Dario Franceschini, ministro PD (6). Un’opera a cui si oppongono da molti anni i comitati cittadini locali, che è sottoposta al numero record di circa cento e cinquanta prescrizioni ambientali identificate dalla Commissione VIA per l’impatto straordinario che avrà sul territorio (per chi non conosce Firenze, significa cementificare una porzione importante della Piana fiorentina, fare atterrare mega-aerei a ridosso di insediamenti esistenti e di monte Morello e portare con più facilità masse di turisti nel capoluogo toscano) e che a detta di molti esperti di politica dei trasporti non è necessaria, perché l’aeroporto di Pisa potrebbe operare in modo integrato e coprire anche l’area fiorentina. E chi è il presidente di Toscana Aeroporti? Un signore chiamato Marco Carrai, il cui nome è tornato alla ribalta per la vicenda Banca Etruria. Il sospetto è d’obbligo: passano a fine stagione opere fatte di cemento e amicizie che contano, non passano leggi per chi è discriminato.

Inutile la denuncia di Unicef Italia, per cui L’Italia ha violato l’art.2 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in materia di non discriminazione, essendo tutti bambini e ragazzi coloro a cui non viene concesso lo ius soli (7). Ottocentomila minori a cui non verrà concessa la cittadinanza prima dei diciotto anni, seicentomila attraverso lo ius soli temperato, e duecentomila attraverso lo ius culturae. Anch’io credo che lo ius soli fosse una questione di civiltà, e chi non l’ha saputa cogliere, ha dimostrato insensibilità, indifferenza e disprezzo. Ho tre figli che frequentano la scuola primaria, ed i loro compagni di classe si chiamano anche Omar o Ariana, Rohit o Junior, Andy o Alina, e sono i figli di genitori peruviani, egiziani, rumeni o indiani. Senza contare quelli nati da un genitore italiano ed uno non-italiano, categoria alla quale appartengono anche i miei figli. È già difficile spiegare loro che ci sono persone che godono di pieni diritti di cittadinanza ed altre che sono discriminate, figuriamoci se abbia senso spiegare che i loro compagni di banco non possono considerarsi a casa come si sentono loro. Assolutamente inutile è esporre loro che la ragione di questo è la competizione elettorale. I bambini capiscono subito se sei buono o cattivo. E capiscono se sei una persona che vuole aiutare gli altri o no. Per la seconda categoria, utilizzano una semplice parola: “Egoisti”.

 

L’avvento del 2018 ci riserva, in questo benedetto Paese, l’immagine edificante di quelli che hanno difeso il diritto allo ius soli mobilitandosi in associazioni, iniziative cittadine e campagne e l’immagine patetica di quelli che se ne fregano oppure, sotto le mentite spoglie di pseudo-ideologie, fabbricano opinioni in funzione dell’andamento del barometro elettorale. Il 2016 si era concluso con l’assedio e il bombardamento di Aleppo in nome della cinica e brutale ragion di Stato. Il 2017 si conclude con l’ignavia di chi annusa il profumo degli scranni di pelle e alza o abbassa la voce pur di non manifestare dissonanze. In fondo, la cosa è molto semplice: “Egoisti”, direbbe un bambino.

Un Paese che ha smesso di fare figli, i cui giovani fuggono in cerca di fortuna, un Paese che non ama i forestieri, ma che si sazia delle voluttà del pallone e delle apparenze, è comunità che non può amare i bambini. Che il 2018 ci faccia amare i bambini, i nostri e quelli degli altri, e pensare come pensano loro, se teniamo ai nostri diritti! In questi giorni, sto leggendo un bellissimo libro sulla storia dell’Europa del XX secolo, e sono rimasto senza parole dopo aver letto dei numerosi crimini e massacri perpetrati contro bambini e donne (oltre che naturalmente uomini) in nome di un’idea, e di come queste idee fossero pompose laccature di spregiudicate ambizioni, oppure rancorose catene di vendetta per torti e ingiustizie trascinatisi nel tempo: dalla Spagna ai Paesi baltici, dall’Irlanda all’Italia, dai Balcani alla Prussia. L’autore del libro si chiama Geert Mak, ma non dico di più. Solo vorrei dire che se ci crediamo al sicuro da cacce alle streghe e orrori che ne possono seguire, siamo già in pericolo. E l’ignavia, di certo, non aiuta.

 

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