Janna Jihad, la piccola reporter

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27/9/2016

 o-REPORTER-facebook

di Meriem Benmohdhi.

Se si vive a Nabi Saleh, in Cisgiordania, ci si abitua presto alle continue proteste degli abitanti contro i soldati dell’IDF (l’esercito israeliano), che cercano di assediare la cittadina, da anni.

Ma il fatto che lascia sempre sorpresi chi ha i primi contatti con le insurrezioni dei palestinesi, è la presenza di una bambina di 10 anni, che prende posto nelle prime fila degli eventi, e tiene in mano una videocamera con l’obbiettivo rivolto verso se stessa, narrando con la sua voce squillante tutto ciò che avviene.

Lei è Janna Jihad, una delle reporter più giovani al mondo e la più giovane in Palestina.

Ora ha 10 anni, ma tutto è iniziato all’età di 7, dopo la morte del cugino, nonché migliore amico, Mustafa Tamimi, e dello zio Roshdi Tamimi. 

La famiglia Tamimi e l’importante ruolo all’interno dell’Intifada elettronica

Janna fa parte della famiglia Tamimi, famiglia che ha un importante passato, nonché presente, da attivista.

La bambina è nata negli USA, ma i suoi genitori hanno deciso di tornare in Palestina quando lei aveva solo 3 mesi; una volta in Palestina hanno deciso di far frequentare alla figlia una scuola statunitense, ed è per questo che la piccola ha una buona conoscenza della lingua inglese.

(Nel video qui riportato, è filmato il rancore che Janna porta nei confronti dell’IDF, dal momento in cui hanno ucciso il cugino: https://www.youtube.com/watch?v=gW5Ce2CqT0I&spfreload=10)

Fu proprio dopo l’uccisione del cugino ma anche quella dello zio, avvenute rispettivamente con bombe a gas e arma da fuoco, che la piccola decise di intraprendere la carriera da reporter.

“Quando le persone muoiono, o quando avvengono le manifestazioni, non vedo mai nessuno coprire mediaticamente l’evento, così ho deciso di iniziare a filmare tutto con lo Smartphone di mia mamma e postare i video su internet, in quanto sento che i social media sono l’unico posto dove noi palestinesi abbiamo una voce”.

Queste sono le parole di Janna durante le interviste, che sono considerevolmente aumentate dopo la popolarità raggiunta su Facebook dalla bambina.

Un mese fa la giovane reporter contava 30.000 fan sulla sua pagina, ora, dopo un servizio di AJ divenuto virale, ne conta più di 125.000.

Ora Janna ha un profilo personale sulla maggior parte dei social network, ma anche un canale Youtube dove posta i suoi video, filmati con la sua videocamera, che lei chiama “la mia arma”.

Ad affiancarla in tutto ciò che fa, c’è lo zio di Janna, il fotografo Bilal Tamimi, che si dice dispiaciuto e contrariato dalla professione della nipotina, in quanto dovrebbe giocare e divertirsi come tutti i bambini della sua età; nonostante ciò, Bilal dice: “Non possiamo insegnare il silenzio ai nostri bambini; devono imparare a lottare per la loro libertà”.

Un’altra forte sostenitrice della piccola è sicuramente la mamma, Nawal Tamimi, che si dice preoccupata perché la figlia è spesso in situazioni pericolosissime e l’ha già persa di vista più di una volta in coltri di lacrimogeni lanciati contro di lei e la sua gente durante le manifestazioni.

Questi lacrimogeni sono gli stessi che i soldati dell’IDF continuano a lanciare durante la notte contro le nostre case, impedendo ai bambini di riposare prima di andare a scuola, per questo la madre afferma di essere spesso dispiaciuta per la dolorosa situazione in cui i suoi figli e tutti i bambini palestinesi stanno crescendo e che provoca spesso loro forti shock, come è successo a Janna dopo aver visto il sangue del cugino, colpito alla testa, per terra.

Nonostante il dolore e la preoccupazione perenni, nessuna mamma come Nawal, potrebbe essere più fiera del figlio o figlia, in quanto la piccola Janna sta compiendo un ottimo lavoro e sta veramente innalzando la voce del popolo palestinese.

Ed è proprio per questo che la madre ha cominciato ad accompagnare la figlia a registrare video per Gerusalemme, Hebron, Nablus e in Giordania, in modo che possa allargare di più le sue conoscenze ma anche per far sì che la piccola faccia arrivare la sua voce sempre più lontano.

Una bambina, con una lingua da adulta… Così si può definire la piccola Janna.

È impressionante quanta voglia di libertà e resistenza sprizzi fuori da ogni parola che lei pronuncia, come in un famoso video girato da suo zio, nel quale lei rimprovera, urlando, un soldato israeliano, spiegandogli, dopo l’incendio dell’uliveto di Nabi Saleh, che possono bruciare anche 100 alberi di ulivo, tanto i palestinesi ne ripianteranno altri 1000.

Queste sicuramente sono parole cariche di speranza e coraggio, che delineano appieno la nuova generazione palestinese che porta avanti la lotta per i propri diritti e che continuerà a tramandarla, finché la loro voce non sarà ascoltata e considerata da chi di dovere.

Ora la piccola Janna sogna di studiare a Harvard e poi lavorare con CNN o Fox News, in quanto non apprezza la loro superficialità sul tema “Palestina”, ma se le viene chiesto come immagina il suo  ideale, la piccola risponde: “Il mio mondo ideale deve essere rosa, e deve essere insieme al mio peluche Susy”.
(Fonte foto: Reporternews.it)

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Janna Jihad, la piccola reporter

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