Julian Pecquet: Il ritiro di Trump dalla Siria divide i falchi dell’Iran

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Guerre: Iran

Guerre: Siria

Sintesi personale

Mentre le truppe turche hanno combattuto i militanti curdi la scorsa settimana, una battaglia parallela ma senza sangue si è disputata tra i falchi dell’Iran a Washington sulla saggezza del ritiro degli Stati Uniti dal nord-est della Siria.

La condanna bipartisan per la luce verde, data presidente Donald Trump ad Ankara, contro gli ex alleati curdi degli Stati Uniti, è stata rapida e bipartisan. I funzionari dell’amministrazione, tuttavia, respingono le accuse secondo cui la mossa giova a Teheran e un gruppo di esperti sostiene che fa esattamente il contrario.

Per i  detrattori di Trump  il ritiro casuale degli Stati Uniti ha mostrato gli Stati Uniti come un alleato inaffidabile, spingendo  i suoi ex alleati curdi tra le braccia del regime del presidente siriano Bashar al-Assad e dei suoi sostenitori iraniani e russi.

L’erosione delle alleanze statunitensi è dannosa non solo per gli Stati Uniti, ma anche per Israele, sostiene Michael Makovsky, presidente e CEO dell’Istituto ebraico per la sicurezza nazionale d’America.

“I curdi  che hanno ostacolato l’espansione iraniana, si sono alleati ora con Assad per essere protetti, il che è funzionale agli interessi dell’Iran e mina quelli  israeliani. Israele ora deve affrontare più pressioni e minacce dall’Iran”.

Alcuni falchi sostengono che l’alleanza degli Stati Uniti con una fazione curda militante, considerata terrorista dalla Turchia, è stata condannata fin dall’inizio.

Ankara considera le Unità di protezione popolare (YPG) sostenute dagli USA come affiliate del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che la Turchia sta combattendo da quattro decenni.

Mark Dubowitz, uno dei falchi più critici, che ha definito la decisione di Trump una  “debacle completa”  e ha definito la Turchia  una teocrazia in stile iraniano in divenire.

Michael Doran sostiene che il ritiro di Trump offre l’occasione per ripristinare le relazioni con un alleato della NATO che è stato uno dei primi nemici di Assad.

Quella visione non convenzionale di Washington ha reso Doran  una celebrità  per i media turchi.

Molti osservatori nutrono seri dubbi sul fatto che la Turchia si dimostrerà un partner migliore nel contenere l’Iran rispetto ai curdi siriani. Proprio questa settimana i pubblici ministeri federali di New York hanno incriminato la seconda più grande banca statale turca, per  un presunto tentativo di eludere le sanzioni statunitensi sull’Iran.

In una condanna senza precedenti del presidente due terzi dei repubblicani della Camera hanno votato, mercoledì con i democratici, per approvare una risoluzione che ha esplicitamente sottolineato questo.

“Un brusco ritiro del personale militare degli Stati Uniti da alcune parti della Siria nord-orientale è vantaggioso per gli avversari del governo degli Stati Uniti come:  Siria, Iran e  Russia”, afferma la risoluzione .

Hook ha respinto  tale tesi  insistendo sul fatto che “la decisione del presidente nei confronti della Siria non cambierà la nostra strategia contro l’Iran o la sua efficacia. La presenza militare americana in Siria, mira a combattere lo Stato islamico (IS, noto anche come ISIS), non l’Iran, mentre la politica di sanzioni degli Stati Uniti rimane pienamente valida.

Tuttavia, la presenza di truppe statunitensi è stata a lungo vista come un deterrente cruciale contro l’espansione iraniana in Siria.

Nel frattempo,l’Iran si è fatta sentire. Il segretario del supremo Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, il contrammiraglio Ali Shamkhani, ha  dichiarato :

“Il governo degli Stati Uniti ha capito di non avere più i requisiti di superpotenza. La sua incapacità di realizzare progetti strategici come: la divisione del Medio Oriente, l’accordo del secolo, il cambio di regime in Iran, l’istituzione dell’Arabia Saudita come polizia regionale, la  guerra nello Yemen, la  pace afgana, la crisi siriana”, ecc. è sotto gli occhi di tutti”.

 

Julian Pecquet: Il ritiro di Trump dalla Siria divide i falchi dell’Iran

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