Kairos Palestina: la manipolazione dell’ambasciatore israeliano

THURSDAY, 22 MARCH 2012 11:16 KAIROS PALESTINA

 Kairos Palestina, un gruppo di cristiani palestinesi co-autore del documento “Un momento di verità” denuncia il recente editoriale di Michael Oren pubblicato sul Wall Street Journal (9 marzo 2012).

In questo testo impreciso e manipolativo, Oren, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti,  accusa i musulmani palestinesi di essere la causa della situazione dei cristiani palestinesi – piuttosto che accusare l’occupazione illegale israeliana come avviene nella realtà.

Noi uniamo la nostra voce alle diverse risposte recentemente pubblicate che hanno sottolineato questa realtà e i tentativi di mascherarla da parte dell’editoriale di Oren. Infatti, contrariamente a quanto egli afferma, la persecuzione dei cristiani è causata principalmente dall’occupazione che affligge sistematicamente tutti i palestinesi, limita il nostro movimento, confisca la nostra terra, devasta la nostra economia, e viola i nostri diritti – compreso il diritto fondamentale ad una vita decente.
Siamo particolarmente preoccupati dal fatto che Oren abbia attribuito la migrazione interna della comunità cristiana palestinese ai maltrattamenti subiti da parte dei musulmani palestinesi. Questa pericolosa analisi trascura volutamente l’oppressione politica di fondo che affligge cristiani e musulmani. Nel caso di Betlemme, per esempio, sono in realtà la costruzione sfrenata degli insediamenti israeliani, la situazione di soffocamento imposta dal muro di separazione, e la confisca delle terre palestinesi da parte del governo israeliano – in gran parte di proprietà di palestinesi cristiani nella zona di Betlemme – ad aver spinto molti cristiani ad andarsene. Allo stato attuale, solo il 13% del territorio di Betlemme è accessibile ai suoi abitanti palestinesi.
L’articolo di Oren rivela anche una concezione inquietante della stessa democrazia, tanto più che insiste nel sottolineare il carattere democratico di Israele. Nel tentativo di evidenziare i modi in cui Israele cerca di proteggere la sopravvivenza e di favorire la prosperità della comunità cristiana, Oren fa riferimento ad una mancanza di interesse da parte dello Stato di Israele a garantire lo stesso per i musulmani. La democrazia non è selettiva. Ogni Stato democratico che si preoccupa di realizzare i propri ideali – e, inoltre, ogni ambasciatore di tale stato – si vergognerebbe di un simile atteggiamento evidentemente distorto verso i suoi abitanti e i loro diritti. Siamo altrettanto stupiti dal fatto che Oren si vanti in maniera ridicola che Israele “nonostante la sua necessità di salvaguardare i suoi confini dai terroristi, consente ai cristiani di Gerusalemme il permesso di accedere alle chiese di Gerusalemme”. Infatti, una delle principali offese dell’occupazione è il fatto che chiunque ha bisogno di un permesso  per visitare la città. La limitata libertà di movimento è tra le principali ingiustizie che soffocano le nostre vite. Inoltre, i permessi non vengono concessi a tutti (anche durante le festività religiose), ed anche se concessi, l’esercito israeliano li può annullare in qualsiasi momento. Mettiamo anche in discussione il momento in cui è stato pubblicato l’articolo di Oren e il suo tenace tentativo di descrivere lo stato di Israele come tollerante per i cristiani – un’affermazione falsa di cui abbiamo conferma ogni giorno. Oren inizia il suo articolo  descrivendo i graffiti di Hamas sui muri della chiesa di Betlemme nel 1994. Ma certamente non parla del graffiti in ebraico (“morte ai cristiani”, “Gesù è morto” e “price tag”, [1]), dipinti sui muri delle chiese di Gerusalemme pochi giorni fa, e anche un mese fa.
Ad ogni livello, l’accusa che muove Oren deve essere analizzata mettendo in luce le cause che egli si rifiuta di esporre. Per prima cosa, quando si dice che la Chiesa della Natività è stata abitata e saccheggiata da uomini armati, dimentica di far riferimento ai carri armati israeliani che sparavano contro la chiesa dall’esterno. Un altro esempio, mentre Oren continua a parlare delle tensione religiosa esistente oggi, dimentica di dire che i cristiani e i musulmani hanno convissuto assieme negli ultimi 1500 anni senza grossi problemi – e che, dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, più di 100.000 i cristiani se ne sono andati giorno dopo giorno. E le radici più profonde e forti – le radici dell’impero e del colonialismo? Anche questi, vanno riconosciuti. L’invasione americana dell’Iraq, per esempio, ha fatto gravi danni alle relazioni cristiano-musulmane anche se Oren, nel suo articolo, non lo ammette.
Come Kairos Palestina, ci rifiutiamo di essere emarginati nel modo in cui Oren definisce la nostra emarginazione, ci rifiutiamo di essere messi in contrapposizione ai nostri amici palestinesi musulmani e ci rifiutiamo che la nostra oppressione collettiva venga manipolata provocando una frammentazione al nostro interno e mascherando la vera causa dell’oppressione, che è l’occupazione israeliana.

[1] Price Tag: questo termine si riferisce sia agli atti di violenza commessi da coloni israeliani estremisti come vendetta per le misure prese contro le colonie sia allo stesso gruppo di coloni che esegue tali atti. Oltre il 90 per cento delle indagini della polizia israeliana sulla violenza razzista perpetrata da parte dei coloni contro i non-ebrei, cristiani e musulmani, terminano senza un’accusa.

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