Kerry incontra i negoziatori palestinesi

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03 set 2014

E’ la prima volta dopo l’offensiva “Margine Protettivo”. L’Olp valuta l’ipotesi di una risoluzione Onu che possa portare alla fine dell’occupazione israeliana entro tre anni. Secondo il quotidiano al-Ghad, il Presidente palestinese Abbas sarebbe pronto a nuovi negoziati di pace con Israele della durata di nove mesi.

U.S. Secretary of State Kerry shakes hands with Palestinian Chief Negotiator Erekat in the West Bank city of Ramallah

della redazione

Roma, 3 settembre 2014, Nena News – Per la prima volta dopo l’offensiva israeliana “Margine Protettivo” su Gaza, il Segretario di Stato statunitense John Kerry incontrerà oggi i negoziatori palestinesi Saeb Erakat e Majid Faraj. Secondo quanto riferisce la portavoce del Dipartimento di Stato americano Jen Psaki, la missione diplomatica di Kerry aveva già avuto inizio ieri con una telefonata al premier israeliano Netanyahu. “Penso che tratteranno diverse questioni. C’è sicuramente da discutere sul cessate il fuoco in corso e sugli imminenti negoziati [con la parte israeliana, ndr] che avranno luogo [probabilmente a fine mese, ndr]” ha detto Psaki ai giornalisti non fornendo molti dettagli sull’incontro di oggi.

Un incontro che viene dopo che domenica Tel Aviv ha proclamato come “aree demaniali” 400 ettari di terre tra Betlemme e Hebron espandendo la colonia di Gvaot. La decisione, che risale a due mesi fa, è una ritorsione per l’uccisione lo scorso giugno di tre ragazzi ebrei da parte di una cellula palestinese armata. Negli ultimi 30 anni si tratta della più ampia confisca, in una sola volta, di terreni in Cisgiordania.

La decisione israeliana non ha trovato, almeno a parole, d’accordo tutti in Israele. Il ministro delle Finanze Yair Lapid ha ieri ammonito la scelta del governo sottolineando i danni che essa potrà arrecare allo stato ebraico. Secondo Lapid la confisca di terra mina il sostegno che Israele gode nel mondo. “Era così urgente creare una altra crisi con gli USA e la comunità internazionale?” si è poi domandato in una conferenza stampa a Tel Aviv il leader centrista di Yesh Atid.

Perplessità espresse ieri anche dalla ministra di Giustizia Tzipi Livni, già capo negoziatrice durante i (fallimentari) colloqui di pace dello scorso anno: “[La confisca, ndr] indebolisce Israele e minaccia la sua sicurezza” ha affermato. Di tutt’altro avviso il ministro dell’Economia Nafatli Bennet che guida “Casa Ebraica”, il partito megafono dei coloni. Secondo Bennet, infatti, la decisione è una giusta rappresaglia per l’uccisione dei tre ragazzi israeliani avvenuta lo scorso giugno vicino ad Hebron.

Intanto la dirigenza palestinese fa sapere che sta cercando di ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che possa porre fine all’occupazione israeliana nel giro di tre anni. A rivelarlo è Hanan Ashrawi, membro della leadership dell’Olp. Tuttavia la stessa Ashrawi ha ammesso che di fronte a tale richiesta, Washington porrà sicuramente il veto. L’esperta diplomatica palestinese ha poi (nuovamente) minacciato di fare ricorso alla Corte Criminale Internazionale (ICC) per l’offensiva israeliana a Gaza durata più di 50 giorni e che ha causato più di 2.200 vittime tra i palestinesi. Non ha indicato, però, quando Ramallah potrebbe farlo. “Intendiamo portare Israele di fronte all’ICC – ha dichiarato Ashrawi – non abbiamo un quadro temporale, ma un programma di azione”.

Il presidente palestinese Abbas starebbe anche pensando di proporre alla controparte israeliana una tabella di marcia per raggiungere la pace. A rivelarlo al quotidiano giordano al-Ghad, è stato il giudice supremo palestinese Mahmoud al-Habbash. Secondo quanto riferito da al-Habbash, Abbas starebbe cercando di ottenere il sostegno arabo per iniziare nuovi negoziati con lo stato ebraico che dovrebbero durare nove mesi. Il piano del presidente palestinese – che dovrebbe essere presentato al Cairo il 7 settembre – prevede tre mesi di negoziazioni sui confini del futuro stato palestinese mentre gli altri 6 si dovrebbero focalizzare sui rifugiati, su Gerusalemme, sulle colonie, la sicurezza e l’acqua.

In questo periodo Israele dovrebbe congelare la costruzione degli insediamenti in Cisgiordania e rilasciare l’ultimo gruppo di detenuti palestinesi arrestati prima degli accordi di Oslo del 1993. Gli incontri dovrebbero portare al ritiro di Israele dai territori occupati palestinesi entro tre anni. “Se l’occupazione israeliana non è d’accordo al piano, allora i palestinesi si muoveranno politicamente, legalmente e diplomaticamente per imporre la pace con la forza” ha aggiunto al-Habbash.

Mentre si discute di pace, i bulldozer israeliani continuano ad operare senza sosta. Ad essere demolite ieri sono state una fabbrica ad Hebron e 5 case e 4 strutture in acciaio appartenenti ai beduini di Jabaa (ad est di Gerusalemme). Né miglioramenti si registrano nella Striscia di Gaza ad una settimana dall’accordo di cessate il fuoco che avrebbe dovuto portare ad una alleggerimento dell’assedio sul piccolo lembo di terra palestinese. “Sia ai valichi di Erez e Kerem Shalom non c’è stato finora nessuno cambiamento per ciò che concerne il passaggio di beni e persone” ha denunciato Maria Jose Torres, vice capo dell’ufficio dell’Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari nei Territori occupati palestinesi. Nena News

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