Kerry nell’inutile spola tra Tel Aviv e Ramallah

Prosegue l’iniziativa diplomatica del Segretario di Stato americano nei Territori Occupati palestinesi e in Israele. Ma le possibilità di un “accordo quadro” sono inesistenti.

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sabato 4 gennaio 2014 11:34

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dalla redazione

Roma, 4 gennaio 2014, Nena News – Terzo giorno del Segretario di Stato statunitense John Kerry in Medio Oriente. Kerry farà di nuovo la spola tra i leader israeliani e palestinesi cercando di strappare un “accordo quadro” che possa porre le basi per futuri e decisivi negoziati di pace. Kerry incontrerà oggi nuovamente il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente palestinese ‘Abbas ma con scarse possibilità di ottenere qualche risultato degno di nota. Fonti vicine a Washington – che avevano già detto di non aspettarsi grossi progressi da questi incontri – hanno ammesso ieri che sarà difficile raggiungere un “accordo quadro” entro questa settimana perché il raggiungimento di questo obiettivo richiede più tempo.

Ieri Kerry ha incontrato per più di sei ore il Presidente palestinese Mahmoud Abbas e ha constatato nuovamente la distanza abissale che separa Tel Aviv da Ramallah. Le due parti sono distanti praticamente su tutto tranne che sull’impossibilità di giungere all'”accordo quadro” fortemente promosso da Washington. Il Senatore repubblicano John McCain, in visita a Gerusalemme ieri, ha detto alla stampa di aver incontrato un Netanyahu “seriamente preoccupato per il piano che gli è stato presentato soprattutto per ciò che concerne le possibilità dello stato ebraico di difendere i suoi confini, sulla credibilità di uno stato palestinese e sulle intenzioni dei palestinesi”.

Ieri mattina Kerry ha incontrato il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman. Il leader di Yisrael Beitenu ha affermato che è “molto importante continuare il dialogo” aggiungendo che un accordo tra le due parti “deve essere basato su principi solidi quali la sicurezza per Israele e una economia stabile per i palestinesi”.

Nell’incontro con il suo omologo statunitense, Lieberman ha anche affrontato il problema dei rifugiati palestinesi. Secondo il Ministro israeliano, infatti, dopo che si sarà raggiunto un accordo di pace alcuni stati della zona vorranno trasferire i rifugiati palestinesi che si trovano ora nel loro territorio nel futuro Stato di Palestina. “Ciò vorrebbe dire che ai palestinesi che ora vivono nei territori amministrati dall’Autorità Palestinese in Giudea e Samaria si sommeranno altri tre milioni di rifugiati. Questo renderà la situazione umanitaria molto difficile. Una situazione che potrebbe causare frustrazione, violenza e un deterioramento della sicurezza”.

Toni apparentemente conciliatori quelli usati da Lieberman ma che secondo molti analisti riflettono più un tentativo di migliorare i suoi rapporti tesi con il governo americano che da un reale tentativo di venire incontro alla parte palestinese.

Palestinesi che si oppongono ad ogni modo a qualunque “accordo quadro” voluto dagli americani. Giovedì era stato molto chiaro su questo punto l’alto dirigente dell’Autorità Palestinese, Yaser ‘Abd Rabbo. Secondo ‘Abd Rabbo il piano di Kerry “limita la sovranità palestinese” in Cisgiordania.

Parole dure sono state espresse da Netanyahu riguardo la presunta volontà dei palestinesi di arrivare alla pace. “So che tu [Presidente Abbas, ndr] ti stai impegnando a raggiungere la pace – ha detto il primo ministro israeliano – ma purtroppo considerate le azioni e le parole dei politici palestinesi, ci sono molti dubbi in Israele che ci siano altri palestinesi che la pensino come lei”.

Netanyahu è intervenuto anche sul recente rilascio dei 26 prigionieri palestinesi come parte dell’accordo di luglio per avviare le negoziazioni in corso. Su questo argomento i (presunti) toni conciliatori del premier israeliano verso ‘Abbas hanno lasciato il posto alla consueta durezza: “[Abbas, ndr] ha abbracciato i terroristi come se fossero eroi” aggiungendo che “questa glorificazione è un oltraggio”.

Dinanzi pertanto il totale pessimismo di Tel Aviv e Ramallah sembrano stridere le parole ottimistiche di Kerry che ha ripetuto il suo mantra “attutire le differenze con un accordo quadro che costituirà le linee guida concordate per le negoziazioni sullo stato definitivo”.

Quella in corso è la sua decima visita nella regione. Una visita che viene in un clima teso e di profonda diffidenza tra le due parti. Accanto al solito scambio di accuse reciproche (“non sono interessati alla pace”), ieri Israele ha nuovamente bombardato Gaza e proprio qualche giorno fa lo Shin Bet, l’Intelligence interna dello stato ebraico, aveva annunciato di aver arrestato quattro palestinesi responsabili dell’attacco ad un bus a Bat Yam lo scorso 22 dicembre.

Un ottimismo quindi del tutto fuori luogo se si pensa soprattutto alla distanza siderale che separa Tel Aviv da Ramallah riguardo al futuro della Valle del Giordano. Israele chiede di poterla controllare con i suoi soldati dopo l’accordo. Ipotesi categoricamente bocciata dai palestinesi. Pochi giorni fa il premier palestinese Rami Hamdallah ha tenuto una seduta dimostrativa del suo governo in una villaggio della valle del Giordano.

A questa presa di posizione netta e inequivocabile da parte dei palestinesi aveva fatto seguito la provocazione israeliana del Ministro degli Interni, Gideon Sa’ar che era giunto nella Valle del Giordano due giorni fa ribadendo che l’area resterà sotto controllo israeliano ancora per molti anni. A inizio settimana una commissione della Knesset ha approvato una bozza di legge che permette l’annessione immediata della Valle del Giordano ad Israele.

Ma se possono esserci pure frizioni tra Tel Aviv e Washington riguardo al “processo di pace in corso”, procede come sempre a gonfie vele la cooperazione militare tra i due paesi. Ieri l’Organizzazione della Difesa missilistica di Israele e l’Agenzia di difesa statunitense hanno completato “con successo” il lancio del sistema missilistico di difesa antibalistico Arrow 3 sul Mediterraneo. Nei vari test condotti, l’Arrow è riuscito ad intercettare missili simili agli Shihab 3. Netanyahu ha esultato celebrando i risultati positivi raggiunti “frutto della cooperazione israelo-americana”. Nena News

 

Kerry nell’inutile spola tra Tel Aviv e Ramallah

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