KHAN AL-AHMAR. ISRAELE PREPARA CASE MOBILI PER LA COMUNITA’ SCACCIATA

 

09 lug 2018

L’esercito israeliano sta livellando terre e spostando caravan nella cittadina di al-Azariya, dove trasferire con la forza i 181 abitanti del villaggio beduino. Eppure la Corte Suprema ha bloccato la demolizione fino a mercoledì

Lavori in corso prima dello sfollamento di Khan al Ahmar (Foto: Ma’an News)

della redazione

Roma, 9 luglio 2018, Nena News – Giovedì Khan al-Ahmar avea tirato un sospiro di sollievo, almeno temporaneo, dopo la decisione della Corte Suprema israeliana di sospendere la demolizione del villaggio beduino e della Scuola di Gomme. Ma ieri l’esercito israeliano ha ripreso i “lavori”: secondo quanto riportato dall’agenzia palestinese Ma’an News, bullzoder israeliani hanno iniziato a livellare una porzione di terra nel villaggio di al-Azariya, tra Gerusalemme e Ramallah e a spostarci sopra dei caravan.

È lì che dovrebbero essere trasferiti con la forza i residenti di Khan al-Ahmar, una volta che la loro comunità sarà distrutta, 35 famiglie e 181 persone da sfollare per permettere alle autorità di Tel Aviv di proseguire con il progetto di espansione coloniale nella zona E1, ovvero il corridoio di terre che da Gerusalemme corre verso Gerico e attraversa la colonia di Ma’ale Adumim, tra le tre più grandi colonie israeliane in Cisgiordania. Un piano perseguito da decenni ma sempre bloccato, soprattutto dalle pressioni statunitensi, perché se realizzato renderebbe impossibile – definitivamente impossibile – la creazione di uno Stato palestinese continuo: la Cisgiordania finirebbe divisa in due parti.

Di tempo, in teoria, ce ne sarebbe fino a mercoledì: la Corte Suprema, lo scorso giovedì, ha imposto alle autorità israeliane di rispondere al piano di “regolarizzazione” che gli stessi abitanti di Khan al-Ahmar hanno preparato insieme all’avvocato Alaa Mahajna, prima di procedere alla sua demolizione. Regolarizzazione, perché secondo Israele la comunità beduina è illegale, seppur si trovi in territorio occupato per il diritto internazionale. Tra due giorni Israele dovrà rispondere e poi la palla tornerà alla Corte Suprema che dovrà decidere se dare luce verde a Tel Aviv o fermare le demolizioni.

(Foto: Sharon Vice)

(Foto: Sharon Vice)

Lo stop era giunto probabilmente dopo le pressioni arrivate da una parte della comunità internazionale, da alcuni paesi europei – Italia, Irlanda, Svezia, Belgio, Francia, Svizzera, Finlandia, Spagna e Unione Europea – che avevano inviato i propri consoli a far visita la scorsa settimana al villaggio, per finire bloccati prima dell’ingresso dall’esercito israeliano. Tra loro l’italiano Fabio Sokolowicz che aveva ribadito la necessità di salvare la Scuola di Gomme, istituto scolastico frequentato da 170 bambini provenienti dalle vicine comunità beduine e costruito dalla ong italiana Vento di Terra su progetto di ArCò, con i finanziamenti di enti locali, istituzioni religiose e della stessa Agenzia Italiana per la Cooperazione.

Dura anche la condanna delle Nazioni Unite che hanno parlato di grave violazione dei diritti umani: “Queste comunità pastorali – ha detto nei giorni scorsi Scott Anderson, direttore operativo dell’agenzia Onu Unrwa – sono per lo più rifugiate, originariamente sfollate dalle loro terre tribali in Negev. Non dovrebbero essere costretti a vivere un secondo sfollamento contro la loro volontà”. Le famiglie di Khan al-Ahmar, della tribù dei Jahalin, provengono dal deserto del Negev, nel sud dell’attuale Stato di Israele, da cui furono cacciati negli anni Cinquanta, negli anni successivi alla Nakba del 1948 e costretti a spostarsi in Cisgiordania.

Ma forte è soprattutto la resistenza delle famiglie di Khan al-Ahmar che stanno letteralmente usando i loro corpi per fermare i bulldozer: la scorsa settimana hanno impedito ai macchinari di procedere, sedendocisi sopra. L’esercito ha arrestato alcuni residenti. Eppure, nonostante la solidarietà esterna e la presenza di numerosi attivisti israeliani e internazionali, le speranze che il governo Netanyahu faccia un passo indietro sono ridotte al lumicino: Israele non intende rinunciare alla zona E1, su cui lavora da anni, e per la quale ha già avviato imponenti lavori, tra cui la costruzione di una caserma della polizia e di reti idriche ed elettriche. Nena News

 

 

 

KHAN AL-AHMAR. ISRAELE PREPARA CASE MOBILI PER LA COMUNITA’ SCACCIATA

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