La battaglia di Acri

13 gennaio 2014
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Amira Hass – È una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, scrive per il quotidiano Ha’aretz e ha una rubrica su Internazionale.

Al telefono il mio amico rideva in modo così sfrenato da lasciarmi pensare che avesse assunto qualche droga. “Assolutamente no”, mi ha spiegato continuando a sghignazzare per la sua battuta. “Pensavo che non attraversassi mai la linea verde”, mi aveva detto dopo aver scoperto che stavo trascorrendo il fine settimana nell’antica città portuale di Acri, in Israele.

La frase “non attraversare la linea verde” di solito si riferisce a chi si dirige nei territori occupati dopo il 1967, non a chi entra in Israele dalla Palestina. Quando i miei amici che vivono dal “lato giusto” della linea verde (Gerusalemme Ovest, Tel Aviv) mi chiedono di andare a trovarli, di solito rispondo che per me la distanza culturale è ecces­siva.

La vecchia città di Acri, gioiello dell’architettura ottomana, è abitata soprattutto da palestinesi con la cittadinanza israeliana. Non sono gli stessi che vivevano qui prima del 1948 e che sono stati costretti a fuggire, ma profughi che si sono trasferiti nella città vecchia negli anni seguenti. Oggi le autorità vogliono costruire un hotel e altre strutture turistiche restaurando due vecchi khan (caravanserragli), ma il vero obiettivo è cancellare il carattere arabo della città. Il vincitore della gara d’appalto dovrà sbarazzarsi di 36 famiglie che vivono lì da decenni.

Gli abitanti hanno appena ottenuto una piccola vittoria, anche se temporanea. Un tribunale israeliano ha infatti bloccato la gara d’appalto, perché si è svolta in modo irregolare. Vi terrò aggiornati.

Traduzione di Andrea Sparacino

Internazionale, numero 1033, 10 gennaio 2014

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