La bugia di ‘donne e bambini’

REDAZIONE 4 OTTOBRE 2013

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di Zillah  Eisenstein

3 ottobre 2013

 

Sebbene gli stati Uniti e la Russia siano state d’accordo per un patto in cui Bashar al-Assad della Siria consegnerebbe le armi chimiche del suo paese, la guerra civile continua a infuriare in tutto il paese e milioni rimangono senza tetto come rifugiati. E’ più ora più che mai che il sentimento contro la guerra continui a rimanere attivo negli Stati Uniti.

I mantra che i leader politici ripetono in appoggio della guerra dovrebbero essere esaminati meticolosamente. Tra i  più problematici di questi mantra c’è l’espressione “donne e bambini”. Le guerre degli Stati Uniti in Vietnam, Iraq, Afghanistan, e, più recentemente, un possibile attacco alla Siria, sono stati giustificati dalla richiesta di protezione di “donne e bambini”.

Il presidente statunitense Barack Obama, per esempio, ha difeso la sua proposta di attaccare la Siria parlando del pericolo delle armi chimiche per “donne e bambini” – e il suo Segretario di stato John Kerry ha usato la stessa frase.

Le distinzioni di tipo patriarcale dei generi sono spesso invocate presumibilmente  per proteggere la propria nazione -ma questa forma di retorica nazionalista cerca, di fatto di imporre la disciplina e di punire. Se l’uso della guerra chimica è disumano, è disumano per tutti i corpi umani, non soltanto per quelli di donne e bambini. L’età e il genere non hanno bisogno di essere specificati. Tuttavia le narrazioni di tipo patriarcale e nazionalista, insistono sul distinguere le donne e i bambini dagli altri.

Inoltre, dichiarando che il gas velenoso è inaccettabile e supera la “linea rossa” tracciata dal presidente Obama, altre forme di guerra sono in tal modo sterilizzate  e neutralizzate in paragone a quelle. Tuttavia nessuno, non parliamo poi di “donne e bambini”, può essere salvato fino a quando la guerra continua.

 

“Donneebambini”

Prima della prima Guerra del Golfo, la docente universitaria anti-militarista Cynthia Enloe ha coniato l’espressione composta da una sola parola: “donneebambini” che in quel periodo  è stato uno slogan per il coinvolgimento degli Stati Uniti in Iraq,  ed è lo stesso di nuovo in Siria.

La mia prima domanda è:  perché invocare”donneebambini” quando si condanna l’uso che fa Assad  delle armi chimiche? Le armi chimiche oltrepassano un limite di decenza umana – sebbene si potrebbe sostenere che tutte le armi lo superano. Chiedere al protezione di “donneebambini” permette ai leader  politici di strutturare le guerre come faccende di sicurezza nazionale, presumendo che  le donne e i bambini devono essere protetti in modo che le nazioni siano sicure.

Questo però non ha senso, a meno che venga adottata una posizione di tipo patriarcale secondo la quale le donne non sono partecipi in maniera uguale agli uomini e a una parte profonda della nostra umanità. La misoginia separa le donne dagli uomini in quanto diverse e bisognose di protezione.

E’vero, alcune donne forse hanno bisogno di protezione dalla violenza domestica, e anche i bambini in luoghi così distanti l’uno dall’altro, come l’Afghanistan e Detroit hanno bisogno di essere al sicuro da armi da assalto e dalla povertà.  Quindi quale è il problema in questo caso? Perché parlare di protezione adesso, in questa particolare circostanza?

La mia prossima domanda è: perché è peggio uccidere con i gas gli uomini che i bambini? Se l’uso delle armi chimiche viola la nozione di “umanità comune”, come dice Obama, perché dare attenzione soltanto a  una particolare parte di umanità per darle una protezione speciale?

Però è perfino peggio che questo tipo di retorica manipolativa continui il mito che le  donne in una guerra possano essere davvero salvate. In una guerra la vita di ognuno e in pericolo e a rischio a vario grado. Tanto per cominciare, la vita è precaria, e diventa pericolosa in maniera quasi impossibile durante una guerra.

E così, invece di dare direttive  paternalistiche  ostinatamente sbagliate, dando attenzione esclusiva a”donneebambini”, perché non discutere di una completa fine della guerra, di scorte di viveri per i due milioni di rifugiati della Siria,  di finanziamenti per le scuole nei campi profughi, e così via?

Costruzione misogina della  nazione

Nel frattempo molti politici e leadee persistono nel riferirsi alle loro nazioni come “madrepatria”.

Le nazioni sono rappresentate come madri, o riproduttrici della nazione e sono neutralizzate e naturalizzate come tali.

Questo corpo femminile, materno, diventa la lente attraverso la quale viene osservata la nazione: un sito immaginario e immaginato. Tutte le nazioni sono distinte in base al genere e alla razza,  ma in maniera silenziosa. Le donne sono una metafora della fantasia; sono più preveggenti rispetto a  quello che simbolizzano che per le cose che veramente  sono.

Non importa che centinaia di migliaia di donne statunitensi facciano parte delle forze armate, o che le donne afgane abbiano combattuto attivamente contro le forze statunitensi, o che le donne siriane abbiano combattuto da entrambe le parti nella guerra civile del paese.

Quando viene presentata come “madre della nazione”, la donna è una fantasia simbolica; è, paradossalmente, sia invisibile che visibile. Le nazioni devono smetterla di usare questa retorica misogina e nazionalista per evitare il vero programma. Invece di proteggere le “donne e i bambini” dalla guerra chimica,  o di chiedere  che vengano tratti in salvo per primi da un incendio  o che salgano per primi su una scialuppa di salvataggio, dovremmo creare comunità  umane eque e sostenibili libere da qualsiasi tipo di armamenti.

Se questo sembra troppo idealistico quantomeno per la maggior parte delle persone, questa specie di retorica fuori moda e fuorviante dovrebbe essere messa nel dimenticatoio della storia patriarcale.

Zillah Eisenstein  scrive da trenta anni  sulla la teoria femminista in Nord America. E’una scrittrice attivista famosa a livello internazionale e ha il titolo di  Studiosa Illustre di Teoria politica femminista anti-razzista all’Università di Itaca, Stato di New York.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-lie-of-women-and-children-by-zillah-eisenstein

Originale: Aljazeera

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/12576

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