La caccia all’Ebreo non conosce requie. No! La caccia all’uomo non conosce requie.

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don Walter Fiocchi

Sul rispetto dovuto ai morti, sulle vittime innocenti, per di più bambini, come sempre hanno prevalso altri aspetti e strumentalizzazioni. Parlo dell’orribile strage alla Scuola Ebraica di Tolosa… La ferita inferta ad ogni animo veramente “umano” è alla fine elemento secondario: l’umana pietà lascia il posto a letture che nulla c’entrano e servono solo a far crescere l’odio tra le persone, tra le religioni, tra le civiltà. Un episodio oscuro – e che probabilmente resterà oscuro – nella sua genesi, negli antefatti, negli esiti, viene “usato” per interpretazioni che non esprimono pena e dolore e solidarietà umana, ma solo la volontà di usare ciò che è accaduto per sostenere la propria doxa…

C’è un versante “francese” della storia. L’autore della strage era ben noto ai servizi di intelligence francesi e americani. Era nota la sua partecipazione a missioni d’addestramento terroristico in Afghanistan e Pakistan, era già pregiudicato per reati comuni in Francia. Eppure nessuna prevenzione: non dico un incostituzionale “arresto preventivo”, ma almeno una attenta sorveglianza, una “cura” particolare. La polizia francese, pare, avrebbe ora la certezza sul fatto che nella strage di Tolosa siano stati usati la stessa arma e lo stesso scooter degli agguati contro tre paracadutisti uccisi per strada a sangue freddo pochi giorni prima a Montauban. L’attentatore avrebbe prima eliminato tre immigrati; due islamici e un cattolico e poi gli ebrei. Sempre sul versante francese importa molto che un fallimento totale come la vicenda di Mohammed Merah garantisca agli attuali responsabili di governo, a cominciare da Nicolas Sarkozy, un vantaggio quanto a consenso popolare e nei sondaggi elettorali. E lo stesso avversario politico di Sarkozy non può permettersi di denunciare gli errori compiuti per non apparire anti-nazionalista. Ma bisogna pure che la Francia e i francesi riconoscano che certamente esiste un problema antisemitismo in Francia, ben più grave che nel resto d’Europa.

Ma io ritengo sia semplicistico, in Francia come nel resto d’Europa e altrove, rinchiudere e risolvere tutto con la coperta corta “dell’antisemitismo”.

La Francia si nutre degli ideali di laica tolleranza e condivisione, ma un cittadino francese, estremista musulmano, ha messo in atto stragi ideologicamente e religiosamente motivate, dichiaratamente antisemite, azioni mostruose contrarie agli ideali fondanti della nazione; ma nella stessa persona antisemitismo e antislamismo pare si siano sposati. Come è possibile?

Lungo è certamente l’elenco degli atti di antisemitismo che la storia europea degli ultimi anni presenta – e lo ha fatto Pierluigi Battista in un suo articolo sul Corriere del 20 marzo:L’eterno vizio di «minimizzare» e la solitudine dei bersagli dell’odio. La caccia all’ebreo non conosce requie -, ma la “coperta” resta “corta”.

A proposito dell’orribile strage di Oslo, con un centinaio di ragazzi morti, vale la spiegazione di Borghezio? “E’ una vicenda esemplare che fa capire che le strade del buonismo portano all’inferno, quello vero. “L’ideologia della società aperta crea mostri. Il killer Breivik è il risultato di questa società aperta, multirazziale, direi orwelliana. Questo tipo di società è criminogeno. Certe situazioni di disagio e di insofferenza è inevitabile che sfocino in tragedia. La società aperta e multirazziale non è quel paradiso terrestre che ci voglion far credere coloro che comandano l’informazione. La società aperta e multirazziale fa schifo”. Quello di Breivik – lo stragista di Oslo – era un estremismo identitario che non è – come spesso capita – antisemita, ma fanaticamente filo-ebraico, sulla base di teorie ottocentesche secondo cui gli Scandinavi sono etnicamente affini agli ebrei e discendono dalle famose Tribù Perdute d’Israele. Breivik chiamava a raccolta contro l’islam i protestanti, i cattolici, i buddhisti, gli ebrei, i massoni, gli atei, gli omosessuali, i nemici degli omosessuali e perfino i rom, secondo lui all’origine resi schiavi e ridotti alla loro attuale condizione da popolazioni musulmane. Tutto o quasi va bene purché si sia «contro» l’islam. Ma alla fine di Breivik e delle tante analisi degli “esperti” nulla è rimasto.

Ancora: nelle prime ore di domenica 11 Marzo, un sergente dell’esercito americano, Robert Bales, ha fatto irruzione in alcune abitazioni in un villaggio nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, uccidendo 16 civili, tra cui 9 bambini e 3 donne. Il governo americano ha definito la strage come l’azione isolata di un individuo disturbato. Silenzio totale da noi. Né un susseguirsi di post su Facebook, né tentativi di analisi, né utilizzo propagandistico a favore dell’una o dell’altra opinione. E neppure una parola di pietà per i 9 bambini uccisi.

Né ho sentito nessuna umana pietà nei confronti dei 400 bambini uccisi dalle bombe al fosforo, o decapitati o tagliati a metà da altri efficaci strumenti di guerra usati dall’esercito israeliano a Gaza nell’operazione “Piombo fuso” del dicembre 2008/gennaio 2009.

Ma anche la strage di senegalesi a Firenze di Gianluca Casseri è passata frettolosamente nel dimenticatoio.

Ma la campana che suona sempre, e continua a suonare, è la sola campana dell’antisemitismo. Distribuito a dritta e a manca e a cuor leggero. Usato per bollare chi non odia gli Ebrei, ma non vuole neppure coprire e giustificare gli autentici crimini di uno Stato che esige il riconoscimento della sua matrice religiosa, ma nello stesso tempo vuol dirsi democratico.

L’annuale Giornata della Memoria onora ogni anno il ricordo dei milioni di ebrei europei vittima del disegno nazista, suffragato dai collaboratori fascisti di più Paesi, di sterminare assolutamente tutto il popolo ebraico. È un ricordo che, in Europa non può non essere accompagnato da un senso di vergogna e di colpa, visto che quasi tutte le nazioni europee si sono in qualche modo macchiate di questo delitto. Ma anche fuori Europa non manca la colpa di chi chiuse le proprie frontiere agli ebrei che cercavano di rifugiarvisi. Così quando porto gruppi di pellegrini in Terrasanta, perché conoscano non soltanto i santuari ma anche i due popoli che vi abitano, non ometto mai la visita a Yad Vashem, il memoriale della Shoa. Il ricordo della colpevole indifferenza delle nazioni civili davanti allo sterminio, mentre stava avvenendo, fa anche comprendere che  non c’è speranza di pace nel mondo se non ci si affida al diritto internazionale (munito di efficaci strumenti di applicazione, anche coercitiva), ma solo al ricordo di una tragedia e all’uso indiscriminato della forza e della violenza per evitare che si possa ripetere la stessa tragedia.

Ma, ripeto, la coperta corta dell’antisemitismo non risolve il problema: il problema di un virus che si aggira per l’Occidente e che colpisce le singole menti, magari malate, sicuramente isolate nella loro follia, e che però rischia di essere contagioso in modo molto rischioso. È la malattia dell’intolleranza xenofoba, razzista, nazista che degenera in violenza. È il prezzo che paghiamo oggi alla più massiccia integrazione fra popoli che la storia ricordi. Cresce in Occidente l’espressione di pulsioni primordiali di paura del diverso, di perdita della propria identità, di essere soggetti a poteri più vasti, inafferrabili e impenetrabili. In questa ottica la Norvegia, Firenze e Tolosa possono avere una spiegazione più chiara e più vera e più comune del facile antisemitismo. Sono ormai troppi i serial killer, descritti come pazzi, fanatici, squilibrati. Sempre connotati da un anti. La pazzia c’entra poco. Forse c’entra la follia della nostra società che arma la mano dei più fanatici: la crisi economica, le lacrime e sangue degli strati più deboli; l’impoverimento della classe media, l’arrivo di nuovi poveri è un terribile terreno di coltura per l’affermarsi di espressioni reazionarie di “difesa”. Le nuove povertà e ingiustizie sociali determinano certo tensioni sociali, manifestazioni, indignazioni ma non determinano uno sbocco di tipo rivoluzionario. Ma certo “inquina” vasti strati sociali, e diventa fattore di tensioni razziali o religiose e generare il “folle” di turno.

Il ritornello dell’antisemitismo, che poi si trasforma in giustificazione di ogni azione e reazione che da esso scaturiscono, finisce solo per creare contrapposizioni, odio, gerarchie di sangue – il sangue che conta ed è importante e quello su cui si tace… Se esiste l’antisemitismo esiste anche l’anti islamismo a cui potremmo con estrema facilità affiancare un crescente anti cristianesimo, tutti con il loro lungo, spesso lunghissimo, elenco di morti.

Sull’anti – nulla di positivo si può costruire.

Meglio abituarci a pensare che non esiste un uomo occidentale e uno orientale, l’ebreo o il cristiano o il mussulmano o il palestinese: esiste l’uomo in quanto tale, uguale in tutto il mondo e capace di porsi le stesse domande indistintamente dal luogo in cui si è trovato a nascere e della cultura di cui è figlio e portatore. L’uomo prima di tutto e sopra tutto. Non mi interessano le connotazioni etniche o religiose o (bestemmia!) razziali. Pietà per l’uomo, non per il semita o per l’ariano.

http://appuntialessandrini.wordpress.com/2012/03/26/la-caccia-alleebreo-non-conosce-requie-no-la-caccia-alluomo-non-conosce-requie/

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