La chiusura dei tunnel priva Gaza di 230 milioni al mese

16 Gen 2014

Il confine tra l’Egitto e Gaza fremeva di attività fino a pochi mesi fa, quando molti commercianti trasportavano una vasta gamma di beni provenienti dall’Egitto, dagli alimenti alle materie prime, attraverso i centinaia di tunnel a disposizione. Ma su queste strutture che collegano Rafah al Sinai è calato il silenzio.

 A Palestinian tunnel worker uses a bucket to empty water from a smuggling tunnel dug beneath the Gaza-Egypt border in Rafah

Un palestinese lavora in un tunnel allagato dall’esercito egiziano sul confine tra Gaza e l’Egitto / Foto: Eyad Al Baba

Il confine tra l’Egitto e Gaza fremeva di attività fino a pochi mesi fa, quando molti commercianti trasportavano una vasta gamma di beni provenienti dall’Egitto, dagli alimenti alle materie prime, attraverso i centinaia di tunnel a disposizione. Ma su queste strutture che collegano Rafah al Sinai è calato il silenzio.

Le cose sono cambiate drasticamente dopo la presa del potere in Egitto dell’esercito nel luglio dello scorso anno. I tunnel sono stati considerati una minaccia alla sicurezza ed è stata pertanto lanciata una campagna che ha previsto la distruzione di questi collegamenti e delle case sotto le quali erano stati costruiti. Per 1,7 milioni di persone che vivono in Gaza, la chiusura dei tunnel ha privato loro dell’ unica ancora di salvezza a disposizione. Migliaia di lavoratori e commercianti sono stati colpiti pesantemente dalle conseguenze di questa decisione.

“Mai prima d’ora, avevamo dovuto affrontare una tale pressione da parte dell’esercito egiziano e sembra che le cose vadano sempre peggiorando” dice Abu Nabil, un abitante di Gaza che ha preferito mantenere segreta la sua vera identità per motivi di sicurezza.

Nabil ha lavorato nei tunnel, sul lato palestinese, dal 2007. Più del 90% dei passaggi, molti dei quali sono operati da privati, sono stati distrutti dalle milizie egiziane, con il conseguente blocco totale del commercio attraverso i tunnel.

Disoccupazione

Un tempo, con il suo tunnel, dava lavoro a 20 persone. Trasportavano beni, alimenti, equipaggiamento elettronico e materiale edilizio dall’Egitto a Gaza. Adesso i suoi lavoratori, come gli altri 20.000 un tempo impiegati nei tunnel, sono disoccupati.

I tunnel si diramano in un’area di circa 8 km, è chiusa al pubblico e vi si può accedere solo con un permesso rilasciato da Hamas. Sul lato palestinese, sono le forze di Hamas che ne garantiscono la sicurezza.

Gli egiziani hanno creato una zona cuscinetto di 500 metri lungo il confine e hanno installato dei checkpoint; gli operatori cercano un mondo per eludere i controlli. Nabil sta cercando di estendere la lunghezza del suo tunnel in modo da evitare la zona cuscinetto.

Ma i problemi non finiranno presto, in quanto le autorità egiziane considerano il commercio tramite i tunnel illegale.

Il portavoce dell’esercito egiziano, il Colonnello Ahmed Mohammad, ha dichiarato: “I tunnel vengono utilizzati per far entrare in Egitto dei militanti e dei gruppi radicali che potrebbero mettere a rischio la sicurezza nazionale egiziana. Devono essere distrutti.” Le autorità sottolineano anche che sui beni introdotti a Gaza attraverso i tunnel non sono state pagate le tasse.

Soffocare

A Gaza è però un’altra storia, poiché il governo di Hamas riconosce il commercio tramite i tunnel.

Alaa Alrafati, ministro dell’economia del governo di Hamas, ha affermato che la chiusura dei tunnel ha provocato una perdita di 230 milioni di dollari al mese e sta portando al tracollo circa 1.000 imprese e unità industriali che dipendevano dalle materie prime provenienti dall’Egitto. Alrafati ha chiesto che le autorità egiziane e gazawi giungano a un accordo.

Ha poi aggiunto: “Il governo di Gaza è pronto a chiudere i tunnel sul lato palestinese se verrà creata una via ufficiale alternativa con l’Egitto che possa adempiere alle necessità di materie prime e alimenti di Gaza.”

Ha inoltre affermato che i leader di Hamas “sono interessati a sviluppare delle relazioni con l’Egitto.” I tunnel crebbero in numero poiché non vi erano restrizioni alla loro costruzione e rappresentavano un modo per evitare l’assedio israeliano.

Alcuni studi indicano che il commercio nei tunnel è di circa 1 miliardo di dollari all’anno.

Il professor Sameer Abu-Mdalla, preside della facoltà di economia di Al-Azhar a Gaza, ha detto che il numero totale dei tunnel nel 2006 era di 60, ma in seguito al blocco  israeliano del 2007 e la chiusura delle frontiere, il numero è salito fino a 1.000.

Grazie ai tunnel si è riusciti a soddisfare il 60% del fabbisogno di materie prime e altri beni a Gaza.

Legalizzati

Abu-Mdalla sottolinea come la distruzione dei tunnel abbia fatto salire il livello di disoccupazione a Gaza.

Inoltre il governo di Hamas ha dichiarato legali i tunnel e ha introdotto delle regolamentazioni e delle tasse. Il 15% delle budget del governo deriva dai tunnel e dall’indotto.

Abu Mdalla ha anche menzionato alcuni aspetti negativi, come ad esempio il fatto che “i tunnel non hanno portato un vero sviluppo a Gaza e hanno generato circa 800 miliardari i quali utilizzano i ricavi del commercio per riciclare del denaro sporco.”

Con la chiusura dei tunnel sono però le persone comuni ha pagare il prezzo più alto. Che sia per la povertà, la disoccupazione o l’isolamento, sicuramente le loro condizioni di vita sono peggiorate sotto ogni aspetto.

Khaled Alashqar

The Electronic Intifada

Inviato da aicitaliano il Gio, 16/01/2014 – 11:16

 

 

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/la-chiusura-dei-tunnel-priva-gaza-di-230-milioni-al-mese

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