LA CITTA’ VIOLENTATA

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Al-Quds, Gerusalemme, 15 ottobre 2015.

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Prima di partire per questo viaggio nella Palestina occupata, la città la possiamo vedere come un punto su una cartina geografica che si contorce tra linee rosse, check point, zone di pertinenza israeliana e altre di competenza palestinese.
Una città che, pur essendo tre volte santa, non ha avuto sconti dalla storia. Ce ne accorgeremo presto.
Nel primo giorno della nostra esperienza, arriviamo alla porta di Damasco, c’è calma, a dispetto delle notizie che abbiamo ascoltato nei giorni prima di partire, una calma surreale, maledetta. La città, in questi giorni, è stata trasformata in una sorta di fortino presidiato ad ogni angolo da militari israeliani pronti ad intervenire in caso di pericolo. C’è calma.
Giriamo tranquillamente per i suoi vicoli, ne respiriamo i profumi, calpestiamo il suo suolo sacro, che condensa in questo luogo le grandi speranze delle fedi monoteiste. In questa pace apparente, poco credibile, ritroviamo nascosta nei suoi anfratti la grande tragedia che coinvolge i due popoli che da anni se la contendono: israeliani e palestinesi.
Ben presto scopriamo che non è vero che tutto è tranquillo, ma anzi, qui già si parla di una terza intifada per liberare la città. Da chi, non è dato di saperlo, in quanto tutti la vorrebbero tutta per sè.
E, ancora una volta, purtroppo, saremo condannati a vederla, abusata, violentata, senza capire bene il perché.
Ne vedremo solo l’acerbo l’effetto finale.
Anzi forse lo sappiamo. Lo stato israeliano, nella sua infinita sete di possesso, vuole impadronirsi della spianata delle moschee, l’ultimo luogo rimasto non accessibile agli ebrei. Ma questo è solo l’ultimo atto di una serie di abusi che si protraggono da molto, troppo tempo.

C’è calma, visitiamo tutti i luoghi più significativi della città vecchia, in attesa che scenda il sole e finisca un’altra giornata. Non ci siamo ancora bene ambientati in questa terra e già iniziamo a porci le prime domande.
Le prime domande sull’assurdità delle situazioni che questa realtà ti sbatte in faccia senza chiederti il permesso.

A Gerusalemme c’è un muro dell’apartheid, ci sono demolizioni e occupazioni di case da parte di coloni israeliani, ci sono mezzi di trasporto separati per cittadini israeliani e abitanti palestinesi.
E ci sono tanti altri abusi volti alla giudaizzazione della città, ma è inutile elencarli tutti, per farsi un’idea della realtà, è meglio vedere tutto con i propri occhi.
E c’è una città santa, un fazzoletto di pochi km quadrati che piange, piange lacrime di dolore per una pace che non arriva e che forse non arriverà per molto altro tempo.
E’ sera, è giunta l’ora di rientrare presso le suore comboniane che ci ospitano.
Ognuno di noi, mentre rientriamo, se ne sta in silenzio, forse ripensando a quanto ha visto in questa giornata, con la consapevolezza che questa guerra non si potrà vincere, e che, ancora una volta, la Santa Gerusalemme se ne starà lì, contesa da più parti, senza muoversi e accettando per l’ennesima volta tutte le ingiustizie che l’egoismo degli uomini le riserverà.
E’ notte, ognuno di noi entra nella sua stanzetta e chiude la porta. Stavolta, una volta tanto in questo strano giorno che volge al termine c’è silenzio, c’è calma.
Una giornata si è conclusa e neanche troppo male.
Quello che accadrà domani a Gerusalemme, Israele e la Palestina, nessuno è in grado di saperlo.

Team di Tutti a raccolta 2015 di Pax Christi Italia

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