La commozione di Roger Waters

470

Articolo pubblicato originariamente su Haaretz e tradotto dall’inglese da Beniamino Rocchetto

Di Gideon Levy 

Era commosso Roger Waters mercoledì, in un video sulla sua pagina Twitter, mentre leggeva un saggio pubblicato la sera prima sul sito di notizie Mondoweiss, che parlava di un ragazzo della Striscia di Gaza.

“Vorrei davvero poter riposare, o farmi aiutare da uno psicologo come fanno le altre persone nel mondo che soffrono le guerre”, ha detto Mohammed. “Nessuno durante o dopo la guerra chiede a me o alla mia famiglia: ‘Come stai?'”

È il capofamiglia, un ragazzo di 13 anni. E solo il suo pianto, scrisse Tareq Hajjaj, “cala lo scudo virile” che è costretto a indossare. “Non voglio che mia madre soffra come le madri dei bambini che sono stati uccisi”, singhiozzò il ragazzo.

Mohammed avrebbe voluto crescere altrove, dove sarebbe morto solo “quando fosse diventato vecchio”, ha scritto Hajjaj. Ed è qui che Waters non riuscì più a trattenere la commozione e scoppiò in lacrime. Nessuna persona perbene poteva rimanere indifferente alla vista delle lacrime del musicista. Waters, il grande uomo di coscienza

Video su Twitter di Roger Waters: https://twitter.com/rogerwa…/status/1557109596917039106

Ma per gli israeliani, questa è stata una prestazione stellare. Hanno mille meccanismi di difesa contro le lacrime di Waters. Supponiamo per un attimo che Waters sia davvero un “antisemita” e “qualcuno che odia Israele”, cosa che non è. Ma piangere per un ragazzo di Gaza? E i bambini di Sderot?

Qualche israeliano ha versato lacrime per un ragazzo di Gaza? Molti israeliani sono inoltre consapevoli di ciò che è successo ai bambini a Gaza durante quei tre giorni di colossale successo che hanno sommerso Israele in ondate di orgoglio e soddisfazione personale come non vedevamo qui da molto tempo? Non c’è stato un successo come questo dalla vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni del 1967. Ancora qualche giorno di combattimenti e sarebbero entrata negli annali.

Solo la morte di Zili, un cane della Polizia di Frontiera, a Nablus, che ha ottenuto un titolo in prima pagina sul quotidiano Yedioth Ahronoth, insieme al suo funerale, alle lacrime, la sepoltura, gli elogi e alla dichiarazione ufficiale di lutto del Primo Ministro, ha pesato un po’ sull’inebriante stato d’animo della vittoria. Non è stato disturbato per un secondo dalle immagini di Gaza, perché le immagini di Gaza non sono mai state mostrate qui. Mai prima d’ora c’è stata un’operazione di omicidio così poco documentata in Israele. I media israeliani non hanno mostrato nulla questa volta, assolutamente nulla.

Questa è stata una delle operazioni più indolori nella storia di Israele. Invece di avere un prezzo scontato, come le precedenti operazioni a Gaza, è stata completamente indolore. Non una goccia di sangue israeliano, non una sola casa distrutta e nessuna condanna dal mondo, nemmeno parziale. Con un costo zero come questo, la frenesia per ulteriori operazioni aumenterà ovviamente. Martedì a Nablus si sarebbe potuto almeno discutere sui risultati.

La solita arroganza è stata accompagnata questa volta dalla sensazione di una vittoria facile e indolore. Questo può portare solo ad altre facili guerre. Dopotutto, nessun israeliano è stato ucciso e quasi nessuna casa è stata danneggiata nell’Operazione Alba Spezzata dello scorso fine settimana.

Ma è impossibile ignorare un altro fattore che ha alimentato questi sentimenti di vittoria. Questa volta l’Operazione è stata lanciata dagli israeliani “buoni”. Quelli al potere in questo momento. Guardate come si sono lanciati in questa guerra, con il pieno sostegno dell’opinione pubblica.

Di conseguenza, questa è stata la guerra più politica che Israele abbia mai combattuto. La destra era unita; non può assolutamente pronunciare una parola di critica sull’uccisione degli arabi. Il centrosinistra era pieno di orgoglio: che successo, che gestione, che audacia. Gli elogi per i comandanti dell’Operazione, il Primo Ministro Yair Lapid e il Ministro della Difesa Benny Gantz, che sono due dei “nostri”, si sono sprecati.

Yossi Verter ha descritto come è cambiato il guardaroba (curriculum) di Lapid grazie a questo successo. Il suo “abito vuoto è stato riempito”, ha scritto in modo sobrio. E il giorno dopo ha aggiunto: “Senza dubbio, questo è un fiore all’occhiello” per Lapid (Haaretz, 8 agosto). L’abito pieno (di sangue) e la piuma sul berretto sono il vero bottino di questa guerra, che si è conclusa con “un sogno per Israele”. Un sogno di guerra.

Verter fu presto seguito da Uri Misgav, che si liberò di tutti i travestimenti. La vera immagine della vittoria di questa guerra, scrisse, era quella del leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu (Haaretz edizione ebraica, 7 agosto) durante la conferenza di Lapid. Valeva la pena andare in guerra per questa immagine della vittoria. Per Misgav e i suoi simili, niente potrebbe essere più facile.

Roger Waters ha pianto. “Cosa c’è che non va negli israeliani? Cos’hanno di sbagliato?” chiese, con rabbia e disperazione. Vorrei solo sapere come rispondergli.

*Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

Fonte: https://www.haaretz.com/…/00000182-89db-d68b-a3e2…

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.