LA CRISI YEMENITA VISTA DA GIBUTI

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MERCOLEDÌ 22 APRILE 2015

Mentre in Yemen continuano i bombardamenti della coalizione dei paesi arabi guidati dall’Arabia Saudita, la popolazione cerca di fuggire dal conflitto. Il piccolo Gibuti è divenuto una delle mete d’approdo dei profughi. Stime dell’Onu parlano di 5.000 arrivi previsti nel prossimo mese e di 30.000 ipotizzabili entro l’estate. L’ennesima emergenza della regione.

di Bianca Saini da Gibuti
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Nella foto  profughi fuggiti dallo Yemen arrivano al porto di Gibuti, il 14 aprile. (Fonte: Internazionale.it – Tony Karumba, Afp). Sopra una gallery di foto da O’Bock in Gibuti.

O’Bock, un villaggio di pescatori all’estremo nord del Golfo di Gibuti, nelle ultime due settimane è diventato l’approdo di centinaia di profughi in fuga dal conflitto yemenita.

Sono già 500 le persone registrate ufficialmente dall’Unhcr, ma un altro migliaio, almeno, è passato dal porto e si è diretto alla capitale senza chiedere la registrazione. Molti altri sono arrivati in nave o in aereo, a ridosso del precipitare della crisi e hanno chiesto un visto regolare, contando sull’invito e le garanzie di familiari già residenti nel paese. Ora affollano gli appartamenti e gli alberghi della città, in attesa di capire quanto sarà lunga la crisi e dunque il loro esilio. Stime delle agenzie dell’Onu valutano in 5.000 gli arrivi prevedibili nel prossimo mese e in 30.000 quelli ipotizzabili entro l’estate, se i combattimenti e, soprattutto, i bombardamenti aerei della coalizione dei paesi arabi guidati dall’Arabia Saudita non si fermeranno. Le stime più a lungo temine sono a dir poco catastrofiche per un paese piccolo e dall’ecosistema estremamente fragile come Gibuti: dai 150.000 ai 300.000 profughi a cui trovare una collocazione su un territorio desertico, in un clima torrido e con una grande scarsità di acqua.

In questi primi giorni i profughi, quasi tutti provenienti da Aden, scappati sotto i bombardamenti, con in mano ormai solo i telefonini pieni di immagini delle case distrutte e dei parenti rimasti a gestire la partenza del resto della famiglia, sono sistemati nel centro sportivo nuovo di zecca di O’Bock, in cui però i servizi sono già insufficienti, cosa di cui gli ospiti si lamentano con decisione. Ed è comprensibile, anche se le autorità competenti stanno facendo il possibile per gestire la difficile situazione. I rifugiati sono passati nel giro di pochi giorni da una vita sicura e forse anche agiata ad una palestra dove il caldo fa mancare l’aria, ad un cibo non gradito, ad una promiscuità difficile da sopportare per chiunque, ma in particolare per chi viene da una cultura, come quella yemenita, in cui uomini e donne hanno poche relazioni all’infuori della famiglia.

Il campo è, o forse era, in via di allestimento fuori dal paese, sulla strada che costeggia la baia, in un paesaggio lunare in cui non si vede un filo d’erba per chilometri. L’idea è, o era probabilmente, di concentrare i rifugiati yemeniti in un luogo lontano dai centri abitati maggiori, principalmente per motivi di sicurezza. Ma forse per l’inospitalità del luogo il governo starebbe rivedendo questa prima decisione indirizzandoli invece verso strutture già operanti per i rifugiati somali, nel sud del paese. La gravità della situazione è resa evidente anche da queste incertezze logistico-organizzative, che mettono in stato di fibrillazione l’Unhcr, l’Unicef e le altre agenzie dell’Onu che si preparano a gestire l’ennesima, grave e con ogni probabilità prolungata emergenza nella zona.

D’altra parte, le preoccupazioni delle autorità di Gibuti sono certamente motivate. I rifugiati arrivano da una zona in cui i gruppi terroristici, come Al Qaeda, sono ben radicati e attivi, mentre tra le migliaia di rifugiati somali già da anni presenti si temono infiltrazioni di Al Shabaab. Il paese è per ora stabile, ma si trova inserito in un contesto regionale altamente destabilizzato e problematico. Il senso di accerchiamento è palpabile, così come la preoccupazione per la guerra nello Yemen, dove tutte o quasi le famiglie di Gibuti hanno parenti o affari.

 

http://www.nigrizia.it/notizia/la-crisi-yemenita-vista-da-gibuti/notizie

 

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Campo profughi costruito fuori da O’Bock in Gibuti

 

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Profughi nel centro sportivo di O’Bock

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Profughi nel centro sportivo di O’Bock

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 L’Unhcr a O’Bock

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