LA DANZA DELLA LIBERAZIONE.

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20/07/2019

Stamattina avresti dovuto aprirci ancora una volta il tuo cuore grande, caro Jihad, oltre che le porte del centro sociale del tuo campo profughi e invece ci hanno dato la notizia della tua morte.

Anni fa eri venuto in Friuli per studiare e con il tuo gruppo di danzatori avevi fatto un tour di successo nei teatri di mezza Italia.

Due giorni fa ti ha colpito un infarto proprio mentre danzavi al matrimonio di tuo fratello.

Qui in Palestina l’occupazione ha distrutto ogni speranza e sembra che sia ormai ineluttabile la colonizzazione di ogni metro di Palestina, ma la tua danza non è stata inutile, caro Jihad e in tutti questi anni ci hai ripetuto che non dobbiamo desistere.

Per questo ti ricorderemo soprattutto così: alimentando la speranza nella lotta per l’autodeterminazione del tuo popolo.

Qualche anno fa avevi scritto per BoccheScucite parole che oggi sono il tuo testamento per noi:

Io e i miei amici abbiamo bisogno di sperare, di vedere che possiamo prendere in mano il nostro futuro, come tutti i giovani del mondo.

Perché se così non sarà, in Palestina ci sarà l’intifada del diritto al ritorno.

Ditelo a chi si riempie la bocca di analisi politiche studiando gli anni della nostra storia: ormai siamo giunti al capolinea.

Non so se ci saranno ancora anni, forse mesi. Il tempo della resistenza ci ha stremati e messi k.o.

Se per lunghi anni abbiamo discusso sui diversi mezzi di lotta, ora sentiamo che non ce la facciamo più e l’unica possibilità è solo la fine dell’occupazione.

Due terzi dei palestinesi sono rifugiati. Non è possibile che il nostro problema non venga affrontato.

Per me il diritto al ritorno significa poter decidere dove vivere: voglio sentire la mia umanità, voglio che siano riconosciuti i miei diritti.

Voglio sentirmi come voi, voglio continuare a studiare per aiutare un giorno la Palestina a costruire finalmente il suo Stato“.

Caro Jihad, che sorridevi al nostro chiamarti “il Che di Dheisheh”, non so bene nel Corano ma certo nel vangelo è chiaro che chi impegna la vita per la giustizia non fatica invano e chi danza con corpo e anima per gli altri non vede morire il suo donarsi.

La tua danza continua oltre la morte, Jihad, perché è danza di liberazione.

I pellegrini di giustizia a Dehisheh

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