LA DECISIONE DI AIRBNB NON RIGUARDA GLI EBREI: RIGUARDA L’OCCUPAZIONE

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Sintesi personale

Lunedì sera, la società immobiliare americana Airbnb ha annunciato che avrebbe ritirato i suoi elenchi dagli insediamenti israeliani nella West Bank occupata. L’annuncio è arrivato pochi giorni prima che Human Rights Watch e l’organizzazione israeliana di monitoraggio degli insediamenti Kerem Navot pubblicassero un importante rapporto sugli elenchi di Airbnb in Cisgiordania, alcuni dei quali in proprietà private palestinesi  situati negli  avamposti più violenti.

Anch’io mi sono chiesto se ci fossero altre destinazioni che Airbnb ha tolto dalle sue inserzioni. Ho scoperto che la compagnia non offre i suoi servizi in paesi come la Siria e l’Iran. Nonostante l’isteria, Israele non viene sanzionato dalla compagnia. Inoltre  Airbnb ha detto che avrebbe cercato di eliminare i propri annunci nel Sahara Occidentale, un territorio sotto occupazione da parte del Marocco. Funzionari israeliani e attivisti filo-israeliani si sono affrettati a condannare la decisione dichiarandola antisemita. Molti israeliani ed ebrei che non sostengono necessariamente l’occupazione si sono rapidamente integrati nella narrativa dell’autolesionismo, affermando di ritenere che la decisione abbia ingiustamente preso di mira Israele. “Guardate la Cina o lo Yemen” hanno detto. “Perché non vengono segnalati?”

La decisione di Airbnb, tuttavia, non si applica a città come Tel Aviv, Mitzpe Ramon o Haifa, ma si riferisce piuttosto agli “insediamenti israeliani nella West Bank occupata e centro  della disputa tra israeliani e palestinesi”. Coloro che sostengono la politica degli  insediamenti hanno  tutto il diritto ad essere indignati. Gli  israeliani progressisti e gli ebrei che sostengono la fine dell’occupazione e una risoluzione pacifica con i palestinesi  devono acquisire le stesse tesi?

Perché gli insediamenti?

La decisione di non operare negli insediamenti è chiara. La nuova politica di Airbnb non esclude le inserzioni all’interno di Israele, né impedisce ai palestinesi nel territorio occupato di beneficiare della sua piattaforma. La decisione, invece mette in evidenza l’illegalità e l’immoralità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania che violano il diritto umanitario internazionale e sono spesso costruiti su proprietà private palestinesi. Questa non è solo una disputa sul territorio. L’esistenza degli insediamenti, che ospitano circa mezzo milione di israeliani e che si basano sullo sfruttamento delle risorse locali e sulla protezione dell’esercito israeliano, è una violazione dei diritti umani fondamentali dei palestinesi.

Questi sono gli stessi insediamenti che privano molti palestinesi di essere in grado di utilizzare la loro terra, che spesso è la loro principale fonte di reddito. L’acqua, una risorsa naturale in Cisgiordania è sproporzionatamente destinata all’uso degli insediamenti, mentre 250.000 palestinesi nella zona C della Cisgiordania (sotto pieno controllo militare israeliano) vivono in villaggi non riconosciuti, non collegati all’elettricità e all’acqua, e affrontano la minaccia imminente di demolizioni delle loro case ed espulsione.

Proteggono questi insediamenti e mantengono due distinti sistemi legali – la legge militare per i palestinesi, i pieni diritti per i cittadini israeliani – i soldati. Per due anni, sono stato uno di quei soldati che lavoravano nell’amministrazione civile gestendo gli aspetti civili del controllo militare israeliano sulla Cisgiordania.

Coloro che hanno prestato servizio nei territori occupati sanno che più un palestinese vive o lavora in un insediamento, più frequentemente incontrerà soldati israeliani, il cui obiettivo è spesso “far sentire la loro presenza” e creare zone di sicurezza speciali “sterili” dai palestinesi. Questi sono gli stessi insediamenti che ospitano le bellissime case in cima a una collina  su Airbnb.

Inoltre, gli insediamenti sono di norma considerati zone militari chiuse per i palestinesi. Ciò significa che, anche se i palestinesi scegliessero di restare una notte in un insediamento elencato su Airbnb, sarebbe loro impedito di farlo dai soldati israeliani che li sorvegliano. Consentire che questo continui sarebbe in contraddizione con la politica anti-discriminazione di Airbnb.

È l’occupazione, stupido

Facciamo  chiarezza: la comunità internazionale non boicotta Israele nel suo complesso, ma piuttosto distingue tra Israele e i suoi insediamenti in Cisgiordania. Mentre le persone possono legittimamente astenersi dal sostenere la decisione di Airbnb, i progressisti devono rendersi conto che questa distinzione è precisamente ciò che aiuta a contrastare il pieno boicottaggio di Israele.

Si può essere in disaccordo sulla tattica del boicottaggio degli insediamenti, ma  chiamare la decisione di Airbnb antisemita vuol dire confondere Israele con l’occupazione. Inoltre, ci sono molti ebrei israeliani e non israeliani che non solo sostengono la decisione dell’azienda, ma lavorano quotidianamente con i loro partner non ebrei per porre fine all’occupazione.

Credono che, come popolo ebraico, dovremmo dedicarci a preservare la dignità umana e la giustizia. Accusarli di antisemitismo è assurdo. Nessuno sta boicottando ebrei o persino Israele.

È l’occupazione, stupido.

 

La decisione di Airbnb non riguarda gli ebrei: riguarda l’occupazione

https://frammentivocalimo.blogspot.com/2018/11/la-decisione-di-airbnb-non-riguarda-gli.html


Airbnb’s decision isn’t about the Jews — it’s about the occupation

The attacks on the housing company for its decision to pull all listings from West Bank settlements miss one thing: Airbnb does not support boycotting Israel.

By Frima (Merphie) Bubis

 

The Israeli separation wall surrounds the East Jerusalem settlement of Pisgat Ze'ev, April 9, 2011. (Activestills.org)

The Israeli separation wall surrounds the East Jerusalem settlement of Pisgat Ze’ev, April 9, 2011. (Activestills.org)

 

On Monday evening, American housing company Airbnb announced it would be pulling its listings from Israeli settlements in the occupied West Bank. The announcement came just a few days before Human Rights Watch and Israeli settlement monitoring organization Kerem Navot were set to publish a major report about Airbnb listings in the West Bank — some of them on private Palestinian property in some of the most violent outposts in the West Bank.

Israeli officials and pro-Israel activists rushed to condemn the decision by declaring it anti-Semitic. Many Israelis and Jews who don’t necessarily support the occupation quickly bought into the self-victimization narrative, saying they felt that the decision unfairly targeted Israel. “Look at China or Yemen,” they said. “Why are they not being singled out?”

I, too, wondered whether there were other destinations Airbnb has pulled from its listings. I found that the company does not offer its services in countries such as Syria and Iran. Despite the hysteria, Israel is not being sanctioned by the company. Moreover, Airbnb has said that it would be looking into dropping its listings in Western Sahara, a territory under occupation by Morocco.

Airbnb’s decision, however, did not apply to listings in cities such as Tel Aviv, Mitzpe Ramon, or Haifa, but rather referred to “Israeli settlements in the occupied West Bank as the core of the dispute between Israelis and Palestinians.” Those who support the settlement enterprise have every right to be outraged. But why are progressive Israelis and Jews — who support ending the occupation and a peaceful resolution with Palestinians — buy into the claim that Airbnb’s decision is singling out the Jewish state, and thus is anti-Semitic?

Why the settlements?

The decision not to operate in the settlements is clear cut. Airbnb’s new policy does not exclude listings inside Israel, nor does it prevent Palestinians in occupied territory from benefiting from its platform. The decision, instead, highlights the illegality and immorality of Israeli settlements in the West Bank, which violate international humanitarian law and are often built on private Palestinian property.

But this is not merely a dispute over territory. The existence of the settlements, home to approximately half a million Israelis, and which rely on the exploitation of local resources and the protection of the Israeli military, is a violation of basic Palestinians’ human rights.

These are the same settlements that deprive many Palestinians of being able to tend to their land, which often is their main source of income. Water, a natural resource in the West Bank, is disproportionately allocated for settlement use, while 250,000 Palestinians in Area C of the West Bank (under full Israeli military control) live in unrecognized villages, disconnected from electricity and water, and face the imminent threat of home demolitions and expulsion.

A Jewish right-wing activist seen walking on a road near where a Jewish outpost was established in the controversial E1 area of the West Bank. (Hadas Parush/Flash90)

An Israeli settler seen walking on a road near a Jewish outpost east of Jerusalem. (Hadas Parush/Flash90)

 

Guarding these settlements and maintaining two separate legal systems — military law for Palestinians, full rights for Israeli citizens — are soldiers. For two years, I was one of those soldiers working in the Civil Administration, which manages the civilian aspects of Israel’s military control over the West Bank.

Those who served in the occupied territories know that the closer a Palestinian lives or works to a settlement, the more frequently he or she will encounter Israeli soldiers, whose goal is often to “make their presence felt” and create special security zones “sterile” of Palestinians. These are the very same settlements that host the beautiful hilltop cottages found on Airbnb.

Furthermore, settlements are by default considered closed military zones to Palestinians. That means that even if Palestinians would choose to stay a night in a settlement listed on Airbnb, they would be prevented from doing so by Israeli soldiers guarding them. Allowing this to continue would be contradictory to Airbnb’s anti-discrimination policy.

It’s the occupation, stupid

Let’s make one thing clear: the international community does not boycott Israel as a whole, but rather distinguishes between Israel proper and its settlements in the West Bank. While people can legitimately refrain from supporting Airbnb’s decision, progressives must realize that this distinction is precisely what helps counter a full boycott of Israel.

One can disagree on the tactic of boycotting of settlements. But calling Airbnb’s decision anti-Semitic is a complete dilution of our political discourse, and conflates Israel with the occupation. Furthermore, there are many Israeli and non-Israeli Jews who not only support the company’s decision, they work on a daily basis with their non-Jewish partners to hold up a mirror to Israeli society in order to end the occupation.

They believe that the Jewish people have a commitment to law and justice, that we should be dedicated to preserving human dignity. Accusing them of anti-Semitism is no less than absurd. No one is boycotting Jews, or even Israel. It’s the occupation, stupid.

Frima (Merphie) Bubis, 23, was raised in the religious-Zionist community, and today is the Jewish Diaspora coordinator for Breaking the Silence.

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