La famiglia Al Dalu. Per non dimenticare.

MARTEDÌ 4 DICEMBRE 2012

Pubblicato da Rosa Schiano a 02:52

Il 18 novembre 2012, nel quinto giorno dell’ offensiva militare israeliana “Pillar of Cloud” contro Gaza, il bollettino di guerra riportava 72 persone uccise, incluso 19 i bambini,  670 i feriti, la maggior parte donne e bambini.

Quel giorno l’aviazione militare israeliana ha bombardato un edificio di tre piani in Nasser street, Gaza city,
sterminando una intera famiglia.

Io mi trovavo, come ogni giorno, allo Shifa hospital. Improvvisamente le ambulanze hanno portati i corpi delle piccole vittime del brutale attacco:
Ibrahim Al Dalu, 11 mesi
Jamal Al Dalu, 6 anni
Yousif Al Dalu, 5 anni
Sara Al Dalu, 3 anni

Anche la loro madre è morta: Samah Al Dalu, 22 anni, ed il loro padre, Mohammed Al Dalu, 28 anni.
Morta anche la zia dei bimbi Ranin Al Dalu, 22 anni, e la seconda zia, Yara Al Dalu, 17 anni, il cui corpo è stato ritrovato solo 4 giorni dopo tra le macerie delle’edificio. Morta anche la nonna, Suhila Al Dalu, 50 anni.
Il bombardamento sull’edificio della famiglia Al Dalu ha coinvolto anche un edificio accanto, in cui due persone sono rimaste uccise: Abdallah Mzanar, 20 anni, e Amina Mznar, 80 anni.

Un’intera famiglia sterminata. il bombardamento è avvenuto sull’intero edificio di tre piani, completamente distrutto.

Ecco alcune foto che ho scattato nell’ospedale Shifa alle piccole vittime. Era presente Yasser Saluha, fratello della madre dei bambini.

Lunedì 3 dicembre 2012 ho avuto modo di parlare con il fratello del padre dei bambini, Abdallah Giamal A Dalu (20 anni). Ha raccontato di quella notte. “Ero fuori con mio padre, per poter andare a prendere del cibo, quando ho ricevuto una chiamata in cui mi era stato detto che la mia casa era crollata. Sono rimasto scioccato”. Abdallah ed il padre vivevano nello stesso edificio dove viveva il resto della famiglia.
A Gaza le famiglie usano vivere insieme in uno stesso edificio. Abdallah ed il padre sono così gli unici superstiti della famiglia Al Dalu. Tutti gli altri membri della famiglia sono morti sotto le macerie.
“Sono andato a casa, l’ho vista distrutta, non riuscivo a parlare – ha continuato a raccontare Abdallah – piangevo, tutta la mia famiglia era nella casa. Poi sono andato in ospedale ed ho visto i corpi, è stato un disastro”.
Gli occhi di Abdallah rivivevano ciò che avevano visto quel pomeriggio.
Tre giorni dopo il bombardamento bulldozers palestinesi hanno scavanto nelle macerie ed hanno ritrovato i corpi del padre dei bimbi, Mohammed Giamal Al Dalu e della zia, Yara Al Dalu.
Ora Abdallah ed suo padre, sono in affitto presso un’altra abitazione. Non hanno letti per domrire né l’arredamento necessario, né hanno vestiti da indossare.
Abdallah ha chiesto a noi internazionali di chiedere alla corte internazionale di “investigare su quello che è successo, sui bambini, le donne uccisi in questo massacro”.
Prima di andar via, ho incontrato nell’edificio un altro fratello dei fratelli di Mohammed Giamal Al Dalu, Ahmal Giamal Al Dalu. Ahmal non si trovava a Gaza durante la guerra, ma in Turchia, dove vive con moglie e famiglia. “Vogliamo giustizia – ha detto Ahmal – vogliamo giustizia più dell’aiuto economico, perché i soldi possono arrivare. Quello che è successo non è uno sbaglio, è un crimine. Non è un comportamento umano. Non è il primo crimine, sono 64 anni che si ripetono questi crimini. Viviamo senza acqua, senza elettricità. E’ abbastanza”.
Ho trascritto le sue parole nel buio dell’edificio mentre un amico illuminava il mio blocco note con la sola luce del cellulare, e l’ho salutato con la promessa di rimanere in contatto.
Abdallah Giamal Al Dalu, fratello di Mohammed Giamal Al Dalu
Qui le foto dell’abitazione bombardata
L’edificio accanto all’abitazione bombardata, in cui due persone sono morte, Abdallah Mzanar, 20 anni, ed Amina Mznar, 80 anni. L’anziana donna era su una sedia a rotelle e si trovava in cucina al momento del bombardamento. La sua sedia a rotelle è stata ritrovata fra le macerie.
La foto di Abdallah Mzanar, 20 anni, ucciso nell’edificio accanto a quello della famiglia Al Dalu
Un poster da un edificio accanto chiede “Why were they killed?”
Nostro compito ora è quello di non permettere che si dimentichino questi crimini e di far sì che la famiglia Al Dalu abbia giustizia, portando quanto accaduto nei tribunali internazionali.
http://ilblogdioliva.blogspot.it/2012/12/la-famiglia-al-dalu-per-non-dimenticare.html
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