La finestra dell’apartheid

86-001

LE IMMAGINI DI QUESTO NUMERO sono parte di un reportage di Alicia Vacas ad Al-Azareyah, un sobborgo di Gerusalemme

24 settembre 2009

Questa data non è storica per uno degli ultimi discorsi di Obama, visto che anche la sua ferma e coraggiosa richiesta di congelare le colonie si sta purtroppo ‘scongelando’ in una debolissima ‘raccomandazione’ ad Israele a prendersi una pausa nella sua criminale distruzione. Non è neanche un giorno storico per l’ennesima firma di Netanyahu come approvazione a costruire altri quattordicimila (14.000!) unità abitative nella zona di Betlemme, con l’obiettivo di costruire, sulla terra del villaggio di Al-Walaja, quella che sarà in assoluto la più grande colonia dei Territori Occupati, per circa quarantamila (40.000!) settlers. A queste ‘storiche’ notizie ci siamo ormai abituati; spesso ci raggiungono come un’inaspettata denuncia delle mostruose responsabilità di Israele in questo massacro, altre volte ci colpiscono per la caparbia volontà di singoli costruttori di pace, come lo straordinario giudice Richard Goldstone. Quest’ultimo, dopo aver raccolto in 575 pagine crimini di guerra, armi proibite e fiumi di sangue innocente che hanno fatto del massacro di Gaza un crimine contro l’umanità, incurante della valanga di critiche che lo sta seppellendo, inoltra al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la sua denuncia: basta alla cultura dell’impunità che da troppo tempo imperversa in questa regione!

La mancanza di responsabilità per crimini di guerra e contro l’umanità ha raggiunto un punto critico; la crescente mancanza di giustizia sta mettendo a repentaglio qualsiasi speranza di un processo di pace che abbia successo?

Allo storico Rapporto Goldstone è interamente dedicato questo numero di BoccheScucite 86.

Ma allora, cosa è accaduto di così importante il 24 settembre?

Per la prima volta, lungo i più di settecento chilometri del muro di apartheid è comparsa una… finestra! Un’assoluta novità nel panorama delle molteplici e sempre nuove restrizioni che la perversa fantasia dell’occupante non smette di inventare pur di umiliare il popolo palestinese.

In particolare ad Al-Azareyah, un sobborgo di Gerusalemme -come già vi annunciavamo in BoccheScucite 85- sono i bambini a subire questa aggressione: dal loro villaggio non possono raggiungere la scuola delle suore perché il muro che isola da anni Betania da Gerusalemme, in questi giorni è stato completato.

Anche lì dove c’era un check-point che, con la mastodontica torretta di guardia vegliava sui giochi e sull’allegria dei piccoli nel cortile dell’asilo, il passaggio si è definitivamente trasformato in un muro invalicabile. Ma più dura del cemento del muro e più smisurata dei suoi chilometri, è stata la tenacia delle suore! Le estenuanti trattative con l’esercito e la loro caparbia insistenza per un accordo che garantisse il passaggio ai piccoli della scuola, ha fatto inventare all’esercito questa nuova tristissima realtà: una specie di finestra nel muro.

Eccoli allora i nostri piccoli! Guardate le suore che premurosamente li aiutano a passare attraverso la finestra nel muro. Tutti a scuola! Ma se guardate più attentamente le foto inedite che pubblichiamo scoprite anche voi nel foro di quella specie di finestra il fallimento e la vergogna dell’invincibile opera criminale del muro di apartheid che da più di cinque anni è condannato dalla comunità internazionale fin dai suoi organi principali, l’Assemblea Generale dell’Onu e la Corte Internazionale dell’Aja. Quella finestra comincia a far passare molto di più dei giochi dei piccoli e delle vesti svolazzanti delle ostinate suore ‘amiche dei terroristi’. E se ai bambini di Betania si aggiungeranno una mattina tutti i ragazzini palestinesi, la finestra si aprirà alla vita come la tomba del Santo Sepolcro, che a 10 minuti da qui ricorda a tutti quanto sia più forte la giustizia sull’oppressione.

E se la prossima settimana si metteranno in fila davanti alla finestra tutti i trecento amministratori e semplici cittadini da tutta l’Italia in missione di pace (questa sì!) della Tavola per la pace, qualche giornalista rilancerà sui giornali l’ultima assurdità del più feroce regime di apartheid tollerato dal mondo: una finestra di cemento per catturare il sorriso dei più inermi abitanti di questa terra, per violentare il loro futuro e per mostrare al mondo la ridicola debolezza del potente oppressore.

Se BoccheScucite non ve l’avesse raccontato e mostrato, avreste fatto fatica a credere fin dove può arrivare la mente malata dell’uomo. Oggi che viviamo universalmente una convivenza costellata di finestre da cui affacciarci per metterci in contatto, per relazionarci, per sapere e per chiamare. Oggi che per i nostri ragazzini fare amicizia significa affacciarsi ai compagni virtuali di emozioni e di informazioni reperiti sull’infinita finestra di facebook… nel piccolo villaggio dove porte e finestre si spalancavano al viandante Gesù in cerca di accoglienza diventata stile di vita, è stata inaugurata la prima finestra-apartheid. E i primi a sperimentare questo strumento di tortura collettiva sono stati proprio i bambini. Provate ad immaginare se dovreste imparare a tre anni che le finestre non servono per aprirsi al mondo, per spalancare il cuore alle mille possibilità della vita, se dovreste accorgervi un giorno qualsiasi, svegliandovi nell’incubo di un’occupazione che ormai ha già rubato tutto, che anche le finestre si sono trasformate in emblema dello squarcio doloroso, del passaggio obbligato, della libertà concessa temporaneamente… ecco: voi che fareste dunque?

25 settembre 2009

Proprio così. Solo temporaneamente era stato concesso questo spiraglio di vita: l’esercito ha ritenuto di dover chiudere anche la finestra che per un giorno aveva suscitato tante attenzioni. In effetti si era subito passata la voce, erano arrivate le telecamere della CNN e il Sindaco di Al-Azareyah si era fatto fotografare mentre varcava la finestra finendo sul quotidiano arabo più venduto a Gerusalemme.

Ma non si deve scherzare. Nessun cedimento. Nessuna crepa nel muro della sacrosanta sicurezza dello Stato d’Israele. La finestra va chiusa. Sbarrata. Non sgretola per questo la resistenza della suore. Voi ci dite di far fare ai bambini 15 chilometri per un’altra strada che li conduca ad un checkpoint dove saranno autorizzati a passare, ma noi li aspetteremo ancora davanti alla porta dell’asilo, tutte le mattine, perché possano arrivare a scuola come sono sempre arrivati, saltando e giocando in allegria. Per questo la scuola resta chiusa. E mentre Obama pesa e misura le parole per non offendere troppo Israele, è finita sui giornali la finestra dell’apartheid, patetico e folle gesto di disperazione di uno Stato che si illude di costruire il suo futuro solo sulla paura dell’Iran e dei palestinesi. Quella finestrella che si fa spazio nel cemento è in realtà una fessura che non si riuscirà a chiudere nei chilometri di impenetrabile ‘cultura dell’impunità’ che Goldstone denuncia per questa Terra santa.

Storiche allora, sono per noi quelle semplicissime donne che altro non chiedono se non di poter continuare ad insegnare ai loro bambini. Anzi, no. A noi chiedono molto di più: Grazie del vostro ricordo e della vostra vicinanza. Soprattutto grazie perché date voce al nostro dolore e a quello della gente di Al Azareyah!

Dopo una notte infernale di lavori ininterrotti, noi suore ci siamo alzate per scoprire attonite un muro di cemento armato che sigillava la strada: niente cancelli né check point. Solo una fessura a circa un metro e mezzo di altezza dal pavimento; più una finestra che una porta… Ma oggi anche la finestra è diventata muro impenetrabile.

Continuate a ricordarci, e aiutateci a trovare forme nuove, carismatiche, profetiche e creative per restare ai piedi di questa croce ed esprimere la nostra resistenza e la nostra solidarietà verso i piccoli e tutti gli abitanti di Betania.

86-123

LE IMMAGINI DI QUESTO NUMERO sono parte di un reportage di Alicia Vacas ad Al-Azareyah, un sobborgo di Gerusalemme

Contrassegnato con i tag: , , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam