La flytilla e il ruolo degli attivisti internazionali

FRIDAY, 20 APRIL 2012 06:16 URI YAAKOBI-KELLER

 Israele si è violentemente opposto agli attivisti internazionali arrivati per manifestare solidarietà con il popolo palestinese, ma nello stesso tempo è completamente dipendente dal finanziamento, dalle imprese, dagli accademici e dai turisti provenienti dall’esterno. Gli attivisti dovrebbero usare questa contraddizione a loro vantaggio, afferma Uri Yaakobi Keller.

Azioni non violente da parte di attivisti internazionali contro l’occupazione israeliana sono diventati un fenomeno comune negli ultimi anni e sembrano generare un grande panico tra l’opinione pubblica israeliana. Alimentata dai media mainstream israeliani, sembrerebbe che questi attivisti internazionali abbiano trovato un punto debole..
Quando un alto ufficiale israeliano ha colpito un attivista danese in faccia con il proprio fucile ed è stato ripreso da una telecamera, si è creata indignazione. Ma, accanto a chi si  scandalizzato, ci sono state molte voci israeliane che si sono dette fiere dell’azione del soldato poiché “ha mostrato chi è il capo nella terra di Israele”. Due gli ambienti da cui sono arrivati questi complimenti: da Srugim, il sito web religioso di destra, legato ai coloni fondamentalisti e da Facebook.
Anche se ciò non sorprende, è importante analizzare la pagina Facebook che ha raccolto i commenti positivi nei confronti del gesto del soldato – poiché questo indica il livello del reale panico creato dagli attivisti internazionali.

Ad un certo punto dal giro in bici di alcuni attivisti palestinesi ed internazionali lungo la Valle del Giordano fatto il 14 aprile, ha iniziato a diffondersi una certa immagine. I commenti alla foto sono venuti con un testo, che diceva che l’attivista aveva un coltello e che incoraggiava le persone a condividerlo e “a diffondere la verità sui cosiddetti ‘attivisti non violenti’. Subito si è scoperto che bastava una veloce occhiata per capire che l’attivista non aveva in mano un coltello ma una sigaretta.
Il panico è poi rafforzato dagli attivisti del Welcome to Palestine che hanno cercato di entrare in Cisgiordania questa settimana. Il loro arrivo, come la precedente  “flytilla”, è stato accolto con una strana paranoia quasi irrazionale da parte dei media mainstream, del pubblico e soprattutto – dai servizi di sicurezza, che hanno arrestato o impedito l’arrivo di molti.

Questo panico deve essere visto, naturalmente, come qualcosa di negativo – è l’elemento principale che alimenta il razzismo e il militarismo che regnano nella società israeliana. Tuttavia, con la recente “flytilla”, una grande parte di questo razzismo si è manifestato e ciò rappresenta un elemento importante per gli attivisti della solidarietà internazionale.
E’ stato scritto da Haaretz che i generali israeliani dei servizi di sicurezza (GSS) hanno stilato una “lista nera” delle persone sospettate di essere parte del movimento di attivisti. Le persone sulla lista nera o sono state arrestate all’aeroporto di Tel Aviv o i loro biglietti sono stati cancellati dalle compagnie aeree già nel loro paese di partenza.

Ma con l’atmosfera di panico che regnava in Israele, alimentata anche dai media, dai politici e dall’opinione pubblica, i GSS non hanno corso rischi – chiunque fosse sospettato di essere un attivista pro-palestinese è entrato nella lista nera. Uno di quelli che è stato messo nella lista nera era un cittadino olandese che volava in Israele per partecipare all’inaugurazione di un progetto da 10 milioni di euro dell’Istituto israeliano Weizman.
Il biglietto di questo cittadino olandese è stato annullato, e solo una chiamata dell’ultimo minuto gli ha assicurato che sarebbe potuto entrare in Israele. Si può solo immaginare cosa sarebbe successo se i GSS avessero cancellato il suo arrivo e lo avessero detenuto al suo arrivo in Israele. La lista nera dei GSS ha accidentalmente incluso un diplomatico francese e sua moglie ed un italiano funzionario della comunicazione del governo.

E’ improbabile che un progetto di 10 milioni di euro possa essere cancellato per questo incidente. Tuttavia, se gli imprenditori europei e funzionari dovessero pensare ogni volta che arrivano in Israele se il loro ingresso sarà consentito o meno, succederebbero due cose: darà una cattiva reputazione ad Israele (che può essere cruciale quando si tratta di business) e può anche servire, meglio di qualunque forma di boicottaggio o sanzioni, a ricordare a quegli imprenditori che Israele non è un paese “normale”.

Fino ad oggi gli attivisti diretti in Israele-Palestina per partecipare ad azioni di solidarietà con i palestinesi hanno semplicemente tentato di entrare in Cisgiordania. Spesso vengono interrogati al confine o vengono sottoposti a lunghe perquisizioni mentre gli ufficiali israeliani di sicurezza cercano di vietare l’ingresso agli attivisti.

Eppure Israele dipende anche dal flusso di internazionali – imprenditori, accademici, diplomatici e turisti. E’ ora che gli attivisti che volano in Israele utilizzino la paranoia dei servizi di sicurezza israeliani per i propri fini. Se gli attivisti che volano in Israele  si fingessero uomini di affari, la sicurezza di Israele verrebbe ingannata – e questa è una situazione auspicabile. L’interrogatorio e la perquisizione di uomini d’affari e di turisti all’aeroporto Ben Gurion costituirebbe una netta vittoria per la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni.

Tradotto in italiano da Marta Fortunato per l’Alternative Information Center

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3547-la-flytilla-e-il-ruolo-degli-attivisti-internazionali

 

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