LA GENESI DELLA VIOLENZA ISRAELIANA

 

di Ramzy Baroud

17 gennaio  2018

Non passa giorno senza che un preminente politico o intellettuale israeliano faccia una dichiarazione oltraggiosa contro i Palestinesi. Molte di queste dichiarazioni tendono ad attirare scarsa attenzione o a  suscitare sdegno giustamente meritato.

Proprio di recente, il Ministro dell’Agricoltura di Israele, Uri Ariel, ha chiesto ancora morte e ferite contro i Palestinesi di Gaza.

“Che cosa è questa arma speciale che abbiamo e che quando spariamo vediamo colonne di fuoco e fumo, ma nessuno si fa del male? E’ ora che ci sia anche ferite e morte,” ha detto.

L’invito di Ariel a uccidere più Palestinesi è seguito a ruota di altre affermazioni ripugnanti riguardanti una ragazza di 16 anni, Ahed Tamini che è stata arrestata in una violenta incursione dell’esercito israeliano a casa sua nel villaggio di Nabi Saleh, in Cisgiordania.

Una registrazione video ha mostrato Ahed che schiaffeggia un soldato israeliano il giorno dopo che l’esercito israeliano aveva sparato in testa a suo cugino, facendolo entrare in coma.

Il Ministro dell’Istruzione di Israele, Naftali Bennet, noto perle sue opinioni politiche  estremiste, ha detto che Ahed e altre ragazze palestinesi dovrebbero “passare il resto dei loro giorni in prigione.”

Un preminente giornalista israeliano, Ben Caspit, pensava ad ancora più punizioni. Suggeriva che Ahed e le ragazze come lei dovrebbero essere stuprate in prigione.

“Nel caso delle ragazze, dovremmo pretendere un prezzo, in qualche altra  occasione, al buio, senza testimoni e telecamere”, ha scritto in ebraico.

Tuttavia, questa mentalità violenta e rivoltante, non è nuova. E’ l’estensione di un vecchio e radicato sistema di convinzioni che sono fondate su una lunga storia di violenza.

Innegabilmente, le opinioni di Ariel, Bennet e Caspit non sono dichiarazione irose pronunciate in un momento di rabbia. Sono tutte riflessi di  politiche reali che sono state realizzate per oltre 70 anni. In effetti, uccidere, stuprare e mettere in carcere avita, sono delle caratteristiche che hanno accompagnato lo stato di Israele proprio fin dall’inizio.

Questa eredità di violenza continua a definire Israele fino a oggi, con l’uso di quello che lo storico israeliano Ilan Pappe descrive come ‘genocidio progressivo.’

Durante tutto questo lunga retaggio,  poco è cambiato tranne che per i nomi e i titoli. Le milizie sioniste che hanno orchestrato il genocidio dei Palestinesi prima dell’istituzione dello stato di Israele nel 1948, si sono fuse insieme per formare l’esercito israeliano; il leader di questi gruppi sono diventati i leader di Israele.

La nascita violenta di Israele nel 1947-1948 è stata il culmine del discorso violento che l’ha preceduta di molti anni. Era l’epoca in cui gli insegnamenti sionisti degli anni precedenti sono stati messi in pratica, e il risultato è stato semplicemente orripilante.

“La tattica di isolare e attaccare un certo villaggio o città e di giustiziare la sua popolazione con un massacro indiscriminato, è stata una strategia impiegata ripetutamente dalle bande Sioniste per costringere  la popolazione dei villaggi e delle città circostanti a fuggire,” mi ha detto Ahmad Al-Haaj quando gli ho chiesto di riflettere sul passato e sul presente di Israele.

Al-Haaj è uno storico palestinese ed esperto della Nabka. La ‘Catastrofe’ che è accaduta ai Palestinesi nel 1948.

La competenza dell’intellettuale di 85 anni riguardo a quell’argomento, è iniziata 70 anni fa, quando, a 15 anni, è stato testimone del massacro di Beit Daras per mano della milizia ebraica Haganah.

La distruzione del villaggio nella Palestina meridionale, e l’uccisione di  molti  dei suoi abitanti, ha avuto come conseguenza lo spopolamento di molti villaggi adiacenti, compreso al-Sawafir, villaggio natale di Al-Haaj.

“Il tristemente noto massacro di Deir Yasinè stato il primo esempio di un’uccisione così gratuita, un modello che è stato duplicato in altre parti della Palestina,” ha detto Al-Haaj.

La pulizia etnica della Palestina è stata orchestrata da varie milizie sioniste. La comune milizia ebraica era la Haganah che apparteneva alla Agenzia Ebraica.

Quest’ultima funzionava da semi-governo, sotto gli auspici del Governo del Mandato Britannico, mentre la Haganah era il suo esercito.

Tuttavia, anche altri gruppi secessionisti operavano secondo la loro propria agenda. Due bande principali tra questi erano la Irgun (Organizzazione militare nazionale) e la Lehi (nota anche come Banda Stern). Questi gruppi hanno compiuto numerosi attacchi terroristici, compresi attentati con bombe sugli autobus e uccisioni mirate.

Menachem Begin, nato in Russia era il capo della Irgun che, insieme con la Banda Stern e altre milizie ebraiche ha massacrato centinaia di civili a Deir Yassin.

“Dite ai soldati: avete fatto la storia in Israele con il vostro attacco e la vostra conquista. Continuate così fino alla vittoria. Come a Deir Yassin, così dappertutto, attaccheremo e puniremo il nemico. Buon Dio, Tu ci hai scelto per la conquista,” scrisse Begin all’epoca. Ha definito il massacro come “uno splendido atto di conquista.”

Il legame intrinseco tra parole e azioni resta immutato.

Quasi 30 anni dopo, Begin, che una volta era un terrorista ricercato, è diventato Primo Ministro di Israele. Ha accelerato il furto della Cisgiordania e di Gerusalemme Esta appena occupate, ha dato il via a una guerra al Libano, ha annesso Gerusalemme Occupata a Israele, e ha compiuto il di Sabra e Shatila nel 1982.

Alcuni degli altri terroristi trasformatisi in politici e di alti ufficiali dell’esercito, comprendono Begin, Moshe Dayan, Yitzhak Rabin, Ariel Sharon, Rafael Eitan and Yitzhak Shamir. Ognuno di questi leader ha una storia punteggiata di violenza.

Shamir è stato Primo Ministro di Israele dal 1986 al 1992. Nel 1941, Shamir è stato imprigionato dai Britannici per il suo ruolo nella Banda Stern. In seguito, come Primo Ministro ordinò un violento giro di vite contro un’insurrezione palestinese non violenta nel 1987, spezzando volutamente gli arti di bambini accusati di avere gettato delle pietre contro i soldati israeliani.

Così, quando i ministri del governo come Ariel e Bennett richiedono la violenza gratuita contro i Palestinesi, stanno semplicemente continuando una eredità violenta che ha definito ogni singolo leader israeliano del passato. E’ la mentalità violenta che continua a controllare il governo israeliano e il suo rapporto con i Palestinesi; di fatto, con tutti i suoi vicini.

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso  Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California, sede di Santa Barbara.  Il suo sito web: www.ramzybaroud.net.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-genesis-of-israeli-violence

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

LA GENESI DELLA VIOLENZA ISRAELIANA

http://znetitaly.altervista.org/art/24176

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