LA GERUSALEMME OCCUPATA

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1 marzo 2015

IMMAGINE1Al-Quds, Jerusalem, Palestine

Gerusalemme: meta millenaria di pellegrini e semplici visitatori attirati dal fascino di questo crucivia delle tre grandi religioni monoteiste. Città multiculturale e interreligiosa, dove tutto si mescola in armonia.Questo è ciò che sembra Gerusalemme al primo sguardo. Ma si sa, la prima impressione spesso inganna.
Quella che stiamo per raccontarvi è la vera Gerusalemme, vista con gli occhi di chi qui ci vive.

MURATE VIVE
Ci sistemiamo per le prime due notti dalle suore comboniane di Nigrizia a Betania, un quartiere nella parte est della città, la parte palestinese, occupata da Israele dopo la guerra dei 6 giorni nel 1967 e annessa illegalmente, secondo il diritto internazionale, allo stato ebraico.

La loro casa dal 1966 ospita gruppi di pellegrini e turisti che potevano velocemente raggiungere il centro di Gerusalemme a piedi.
Da allora gestiscono anche l’asilo della loro comunità aperto da sempre a tutti i bambini palestinesi di Betania, sia ai cristiani che ai musulmani. Nessuno fa distinzione di relgione qui. Si è tutti parte di un unico popolo. Si soffre e si resiste insieme.

Purtroppo negli ultimi anni le suore hanno dovuto riorganizzare il loro modo di vivere e gli obiettivi della loro missione nal giorno in cui il muro di “sicurezza”, con l’iobbiettivo di confiscare sempre più terra palestinese, le ha completamente isolate dalla loro comunità, includendole nella parte sotto il controllo Israeliano.
Il muro di separazione si insinua come un serpente attraverso i cortili delle case ed in modo angosciante accanto alla loro struttura. Alto 8 metri, guarnito di torri di guardia, il muro cinge completamente il cortile dell’asilo. Per tentare di rendere la vita dei loro bambini “normale” hanno ottenuto che intorno al cortile il muro non fosse di cemento (ma di ferro) e lo hanno riempito di disegni.
Coloro che sono rimasti dalla parte a controllo palestinese non possono frequentare la scuola, andare all’ospedale o all’asilo se non percorrendo quei 18 km di strada e subendo l’umiliazione dei controlli al checkpoint e senza tra l’altro, avere la certezza di poter passare.
Infatti, per chi è rimasto dall’altra parte del muro, attraversarlo non è solo una questione di lunghe attese e umiliazioni. È difficile e serve un permesso. Che spesso, quasi sempre, è rifiutato.
Dopo una dura battaglia anni riuscite ad ottenere l’apertura di un foro nel muro da dove era permesso ai i bambini residenti dall’altro lato di attraversarlo.
Sotto il controllo dei soldati armati, i bambini hanno potuto raggiungere il loro asilo per tutto il resto dell’anno. Purtroppo questa vittoria è durata poco. Alla fine dell’anno scolastico l’esercito ha chiuso completamente il passaggio e a nulla sono ancora servite tantissime lotte legali, e vittorie alle corti israeliane per far tornare i bambini a scuola. L’esercito non lo permette.

I pochi bambini rimasti nell’asilo ci accolgono danzando e cantando. Sono le prove per lo spettacolo della festa del papà. Impossibile non farsi sfuggire una lacrima dolceamara.

IL TOUR DELL’OCCUPAZIONE

Ubai, un ragazzo palestinese di Gerusalemme Est, ci accompagna alla scoperta della sua città come non è dato vedere a dei turisti, fra le case palestinesi occupate dai coloni.
Subito scopriamo che la guida che organizzava questi tour prima di lui é stata arrestata per terrorismo popolare, un termine spaventoso che identifica il reato di “resistenza non violenta”, una violazione della legge a noi in Europa completamente sconosciuta.

Scopriamo che la divisione della città in tre quartieri (cristiano, musulmano e ebreo) è artificiosa e recente, creata dal sionismo per perpetuare l’occupazione e l’esproprio di abitazioni, ed è particolarmente diffusa (ma non soltanto) in quella parte della città ora identificata come quartiere ebraico.

L’esproprio avviene in vari modi:
-Occupando una casa mentre i proprietari sono assenti per poi pretendere davanti alla polizia di averla acquistata. Trascinare quindi il caso al tribunale e mantenerne l’occupazione per tutta la durata del processo. Che dura anni.
-Rendendo le case inagibili tramite incendi o a causa di cedimenti dovuti a scavi archeologici nel sottosuolo appositamente effettuati.
-Confiscandola quando viene a mancare l’erede diretto del proprietario. Una casa palestinese a Gerusalemme può essere ereditata soltanto dai figli, e mai da altri parenti. Se i figli non ci sono o non vivono più a Gerusalemme, lo stato confisca la casa.
-Acquistandola a sovraprezzo da chi si trova in difficoltà economica.
In questo modo accade che gradualmente i coloni occupino anche porzioni piccole di casa tra i palestinesi dove fanno sventolare provocatoriamente la bandiera israeliana (cosa invece proibita ai palestinesi).
Nonostante i coloni si insinuino silenziosamente, la loro azione è illegale secondo il diritto internazionale. Per questo motivo, certi di essere nel giusto, i palestinesi sono disposti a vivere anche in situazioni di degrado pur di non abbandonare la loro terra.
Come tutto ciò non bastasse, le case occupate sono sorveglaite da Contractors: mercenari che prendono ordini e sono pagati direttamente dagli stessi coloni. Pur essendo armati come soldati non fanno parte di nessun organo militare Israeliano.
I contractors sono una delle minacce più grandi per la sicurezza dei palestinesi, dal grilletto facile e sprezzanti delle leggi, i loro sopprusi si spingono fino all’assassinio indiscriminato di bambini. Ma l’esercito o la polizia raramente li punisce per i loro crimini, in fondo fanno solo il lavoro sporco.

La città é piena di telecamere e microfoni, la privacy è annullata. Silenzio. L’occupante ascolta.
Alla fine del giro Ubai, come tante altre persone, ci chiede di essere ambasciatori in italia di ciò che abbiamo visto
Ci stiamo tentando.

E.

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