LA GHOUTA CHE SOPRAVVIVE

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di Robert Fisk

5 aprile 2018

Tutte le battaglie e i bombardamenti hanno in comune i loro segreti, uno per uno. La Ghouta Orientale non fa differenza. Perché l’improvviso, selvaggio bombardamento di queste città e villaggi siriani avvenuto più di tre settimane fa? Perché la desolazione delle case e delle strade?  In che modo sopravvivono così tanti civili, insieme a centinaia di Islamisti armati?

Non potete fare di meglio che iniziare la vostra indagine in una trincea sulla linea del fronte vicino ad Arbeen, sulla vecchia superstrada internazionale tra Damasco ed Aleppo, ora distrutta dalla guerra. E’ protetta da barili da petrolio in cemento, da un tetto di ferro, da un lancia granate, da un paio di fucili e una motocicletta arrugginita che, presumibilmente, serviva per portare i messaggi quando le linee erano state tagliate. “Venti mortai al giorno,” dice uno dei soldati siriani, facendo ruotare gli occhi.

E ora è finita, spera. Ma – a parte le lampade a olio e le tazze di tè ‘mutta’ (una scandalosa infusione non alcolica con piante di origine argentina, che i soldati siriani bevono a pinte) – quello che attira l’attenzione è l’assenza anche di una sola trincea.

I soldati  fanno mostra di barbe come la  ‘poilou’  francese nella Grande Guerra di cento anni fa, ma non scavano trincee. Non un solo vicoletto di comunicazione si snoda attraverso lo sporco e il fango su entrambi i lati della buca per dare copertura  da quei mortai al messaggero che corre. Forse la motocicletta ha aumentato le loro possibilità, ma nessuno mi ha mai fornito una spiegazione seria del perché il reticolo delle trincee in prima linea e delle trincee nelle retrovie e delle barricate  scavate così profondamente un secolo fa – più profondamente dai britannici che dai francesi, ancora più dai tedeschi – non ha mai preso piede in Siria.

E quindi molti di questi soldati siriani sono stati scioccati scoprendo come erano al sicuro i loro nemici. Ecco il racconto di un testimone oculare che è entrato nelle rovine dopo che le prime unità siriane d’assalto avevano fatto irruzione attraverso le linee del fronte verso Douma. “Non ho mai visto così tanti tunnel. Li avevano costruiti dappertutto. Erano profondi e si snodavano sotto negozi e moschee e abitazioni, e caseggiati e strade e campi. Sono entrato in un tunnel illuminato da luce elettrica, e dove le lampade che erano una dietro l’altra per centinaia di metri. Ho percorso mezzo miglio. Erano al sicuro lì, come anche i civili che si nascondevano negli stessi tunnel.”

Queste murature in pietra – erano infatti scavate nella roccia viva, presumibilmente da Palestinesi  presi in prestito da  Hamas, uomini che avevano passato anni a usare i tunnel tra Gaza e il deserto egiziano a sud – sono diventati una parte familiare della guerra siriana. Li ho percorsi a Homs dove chi li ha fatti ha inciso il proprio nome sulle pareti come i costruttori delle ferrovie vittoriane, e ad Aleppo est. In qualche modo portano dentro di loro il necrologio delle idee, il cimitero ideologico dei martiri delle idee di chi li ha costruiti. Sono profondi e freddi, e  luccicano per l’umidità, ma sono sicuri.

Ecco qui il più recente piccolo segreto della guerra nella Ghouta. I velivoli dell’aviazione siriana, così spesso incolpata per la natura indiscriminata di una campagna di bombardamenti che, secondo molti rapporti, ha ucciso 1.500 civili a Ghouta Est, erano vecchi. Anche gli aerei russi, però, erano dei vecchi Sukhoi 24, alcuni dei quali rimodernati, ma altri inferiori ai Sukhoi attualmente venduti da Mosca al governo della Bielorussia. E questa notizia arriva da una fonte russa, al di fuori della Siria, ma anche troppo al corrente delle operazioni militari russe e che conosce la traiettoria dei razzi: “Le bombe che abbiamo usato nella Ghouta non erano bombe ‘intelligenti’ completamente guidati da un computer. Forse alcune, ma la maggior parte aveva una variabile di 50 m. fuori obiettivo.” In altre parole, potete dimenticare la vecchia rivendicazione di precisione “millimetrica” che anche agli eserciti occidentali piace adottare. Questa bombe russe lanciate contro la Ghouta orientale avevano una configurazione di 45 m. di ogni lato di quello a cui miravano i piloti; questo significa una casa invece che un’arma antiaerea. Oppure una casa invece di un’altra casa. E con chiunque dentro.

Sembra, però, che queste bombe non potessero distruggere nessun caseggiato. I tunnel non sono stati mai violati. Questo è il motivo per cui sono stati costruiti. Erano a prova di bomba. I russi e i siriani, quindi, hanno lanciato sempre più bombe per distruggerli. I gruppi islamisti nella Ghouta non avevano caserme o trincee – almeno non in senso tradizionale – perché vivevano nei tunnel, mangiavano nei tunnel, combattevano, solo per breve tempo alla luce del giorno, fuori dai tunnel, e poi riportavano dentro i loro mortai. Un combattente vuole pregare? Può usare il tunnel che porta alla moschea. Ha bisogno di un intervento chirurgico? Può essere portato all’ospedale tra quelle pareti luccicanti. Se ha necessità di spostarsi su un nuovo fronte, fa una camminata di una o due miglia attraverso la città. Sottoterra.

Quando le forze siriane delle unità ‘Nimr – quei soldati comandati dal Generale di Brigata Suheil al-Hassan, ‘La Tigre’ – fecero l’avanzata, si imbatterono in civili con le mani alzate. Un uomo che osservava i video di questi soldati fatti con la macchina fotografica messa sul casco, mi parlò di quello che aveva visto. “Un uomo è venuto fuori e gli hanno urlato di fermarsi e di tirarsi su la camicia per far vedere che non aveva una bomba per uccidersi, ma non si è fermato. Ha continuato a camminare. Hanno urlato di nuovo e hanno cominciato a sparare a terra e sui muri intorno a lui. Allora si è fermato, ha capito e si è tirato su la camicia. Una donna è uscita da una casa con le mani alzate, ma gli uomini hanno poi subito un  agguato da parte di  uomini armati e hanno urlato alla donna di tornare nella sua cantina.”

I Siriani hanno pagato a caro prezzo la loro avanzata. In una breve battaglia almeno 20 di loro sono stati uccisi. Durante un’altra, cinque uomini sono venuti fuori dalle rovine, tutti vestiti con l’uniforme dell’esercito siriano e armati, ben rasati e dicevano che “stavano incrociando” le linee siriane. Parecchi soldati siriani catturati anni fa, erano ancora tenuti come ostaggi dagli Islamisti in celle sotterranee. Le unità Nimir, però, mentre sapevano che le uniformi erano vere, osservavano da vicino le facce degli uomini che le indossavano. “Capivano che si erano rasati da poco, che non avevano il mento così abbronzato come il resto del viso, e si rendevano conto che erano uomini della Jaish al-Islam vestiti con un’uniforme siriana e che si erano appena tagliati la barba,” ha aggiunto, desolato, il testimone oculare. “Li hanno uccisi tutti.”

Perché, quindi, la ferocia del bombardamento? Quella fonte russa – non un politico, ma certamente, sospetto, un sostenitore di Putin – crede ancora oggi che il presidente russo voleva porre fine alla guerra siriana, specialmente al conflitto nella Ghouta, prima della sua elezione. Questo si è però dimostrato impossibile. La Siria non si adatta al ‘pantano’ familiare della leggenda del Vietnam: è un vasto terreno con città e villaggi catturati e ricatturati e di nuovo ricatturati, che si muove con la potenza degli antagonisti. I Russi possono scegliere le loro battaglie. Questo aumenta la mobilità, ma non crea l’uscita verso casa.

Ci sono delle strade nella Ghouta, cosa alquanto incredibile, dove gli edifici sono ancora in piedi e relativamente illesi. Sono stati risparmiati dal bombardamento perché i loro abitanti hanno detto – usando il loro cellulare – che volevano restare nelle loro case e che non si sarebbero opposti all’esercito siriano. Migliaia di siriani nella Ghouta non sono quindi saliti sugli autobus degli sfollati né – anche se erano collegati agli Islamisti – hanno accompagnato a Idlib le donne e i bambini che erano in viaggio con i loro uomini. Vivono ancora nelle loro case.

Potreste non pensarlo, se si fissano le miglia di rottami, della serie di tetti schiacciati. Non immaginereste, poi, neanche i tunnel. I siriani erano stupefatti nel vederli. E lo erano anche i militari di Mosca che sorvegliano il Centro Russo per la Riconciliazione  che si trova all’interno della Ghouta. Qui i convogli vengono registrati su carta e sulle liste e gli autobus per l’evacuazione vengono numerati, ed è  dove i gruppi islamisti scambiano  la libertà con o senza armi con la ‘riconciliazione’ o con una temporanea presenza russa nelle strade e perfino con autorità locali gestite da gruppi politici islamisti invece che da uomini armati.

I Siriani hanno scoperto il trucco, naturalmente, in questo. Hanno cercato di riprendersi la terra dalle ‘autorità locali’ e gli Islamisti spunteranno di nuovo dal terreno, come funghi, insieme alle loro armi. E forse da tunnel nascosti.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/surviving-ghouta

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

LA GHOUTA CHE SOPRAVVIVE

http://znetitaly.altervista.org/art/24727

 

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