La grande bellezza di Gaza

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21 mar 2016

Nella città palestinese sottoposta all’assedio israeliano, si è svolta la rassegna “Donna in fiera” che ha visto l’affluenza di migliaia di persone. «La vitalità e l’entusiasmo che si sono sprigionati per tre giorni nei saloni della mostra sono stati un’altra dimostrazione che questo popolo è vivo» scrive Patrizia Cecconi

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In arabo: “11esima edizione. Prodotti delle nostre donne 2016″

testo e foto di Patrizia Cecconi

Gaza, 21 marzo 2016, Nena News -Quando si parla di forza della vita, di creatività femminile, di arte che si fonde con l’artigianato, di volontà che sfida il negativo e trasforma in bellezza l’opprimente peso della povertà e dell’assedio, allora di sicuro possiamo dire di trovarci di fronte alle donne palestinesi, sia singole che organizzate in gruppi, comitati o associazioni per realizzare qualcosa di bello, o di buono, o di utile con un tocco inconfondibile. E’ il tocco del “genere” che, vi piaccia o meno, fa capire a chiunque che la mano e l’anima femminile è passata di lì.

Gaza, la Striscia martoriata e assediata, dove vivere è come stare in una scatola in cui perfino la libertà di guardare il cielo è avariata dal rischio di vederlo portatore di morte, questa Striscia lunga solo 40 km in cui è difficile entrare e da cui, per i gazawi, è quasi impossibile uscire perché chiusa al mondo dall’assedio israeliano, in questa piccola striscia di terra esistono un numero incredibile di associazioni femminili. Ben sessanta di queste si sono unite per dar vita a un festival di bellezza durato tre giorni e appena conclusosi.

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A Gaza city, cittadina che in Occidente si stenta a credere bella, si è svolta infatti una mostra di creatività femminile che ha visto l’afflusso di migliaia di persone a partire dal primo giorno, quello in cui un temporale ha accompagnato a dispetto l’inaugurazione senza, tuttavia, riuscire a rovinarla. Due saloni enormi hanno accolto le più diverse manifestazioni di artigianato, da quello tradizionale e sempre bellissimo, come borse, abiti e scialli ricamati, a quello che unendo tradizione e modernità ha messo in mostra gioielli bellissimi di argento e pietre dure come quelli prodotti da Fadwa, artista che ad una splendida collana ha voluto affidare il sogno della libertà attraverso due onde d’argento.
Donne in Fiera è il nome dato alla mostra e, come si addice ad una bellissima fiera, la diversità è stata motivo di ricchezza e di maggior interesse.

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Dalle donne di Um Al Nasser, villaggio a nord della Striscia dove aviazione e artiglieria israeliane un anno e mezzo fa si sono esercitate “nell’arte” più crudele che ci sia uccidendo, devastando a radendo letteralmente al suolo la “Terra dei bambini”, cioè il grande asilo costruito da Vento di Terra, da queste donne, organizzatesi nel centro Zeina Women ancora col sostegno di Vento di Terra, sono arrivati giochi per bambini in tessuto e in legno creati nel loro nuovo centro. Dalle donne in carcere per reati diversi sono arrivati cesti, ricami e scrigni. Dalle donne che hanno studiato l’uso di erbe e prodotti della natura sono arrivate creme e saponi di altissima qualità. Altre associazioni e singole artigiane hanno esposto ceramiche non tradizionali ma sempre con richiami alla terra di Palestina e ai suoi miti, a dimostrazione del fatto che l’ideale collettivo e l’identità che questo popolo non ha mai perduto passa attraverso qualunque forma artistica e artigianale.

Artigianato prodotto in carcere

Artigianato prodotto in carcere

Nel settore alimentare una strana contaminatio tra dolci arabi e dolci italiani ha attirato l’attenzione e la curiosità di molti. I dolci italiani, infatti, sono una novità dovuta all’arrivo tramite il Centro di cultura italiano di un gruppo di formatori tra cui due giovani pasticceri di Milano. I due ragazzi hanno insegnato la pasticceria italiana e prontamente le donne di una delle tante associazioni presenti hanno messo in pratica quanto appreso preparando mousse al cioccolato e tortine alla panna montata.

Cosmesi naturale

Cosmesi naturale

“Gaza vive” poteva essere il sottotitolo di Donne in fiera perché la vitalità e l’entusiasmo che si sono sprigionati per tre giorni nei saloni della mostra sono stati un’altra dimostrazione che questo popolo, e nel caso specifico la parte femminile di questo popolo, è più forte delle armi del suo nemico e più resistente del muro costruito da Israele per assediarlo. Le Donne in fiera hanno saputo dimostrarlo con un attributo che appartiene al genere, anche quando vive sotto occupazione. Non ce ne vogliano gli uomini: si chiama bellezza! Nena News

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