La lenta morte di Gaza

Le incessanti piogge di questi giorni hanno acutizzato l’insostenibilità ambientale e sanitaria della Striscia, da anni sotto assedio israeliano.

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mercoledì 18 dicembre 2013 08:51

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di Anna Clementi

Roma, 18 dicembre 2013, Nena News – La popolazione di Gaza sta lentamente cercando di tornare alla normalità dopo un’eccezionale ondata di maltempo che ha totalmente allagato la Striscia costringendo decine di migliaia di famiglie a lasciare la propria casa e a trovare riparo in edifici pubblici e rifugi di emergenza. 

Centinaia di persone sono rimaste intrappolate nelle case e molte altre sono state ferite a causa dal crollo degli edifici. Le aree più colpite sono state la parte settentrionale di Gaza e Gaza City, dove le infiltrazioni di acqua hanno provocato molti danni alle abitazioni e alle reti elettriche. Gravi sono state anche le conseguenze per l’agricoltura: secondo le stime dell’agenzia delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) circa il 10 percento delle serre e dei campi agricoli di Gaza sono stati danneggiati.

E la pioggia torrenziale di questi giorni non ha fatto altro che peggiorare una situazione sanitaria ed ambientale già disastrata dagli ancora visibili effetti dei bombardamenti israeliani di Piombo Fuso (2008-2009) e di Colonna di Difesa (2012) e dalle conseguenze dell’assedio che Israele impone alla Striscia dal 2007.

Oggi Gaza, una delle zone a più alta densità abitativa coi suoi 4353 abitanti per chilometro quadrato, vive una condizione di alto rischio sanitario ed ambientale. Il 95% della falda acquifera costale, l’unica fonte di acqua corrente della Striscia, è contaminata da infiltrazioni saline, feci umane e fertilizzanti. L’alta concentrazione di nitrati e di cloruro, 10 volte superiore alla quantità massima stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, causa di anemia e diverse forme di cancro, rende l’acqua di Gaza troppo inquinata per essere bevuta.

La maggior parte degli abitanti è perciò costretta a comprare l’acqua dagli impianti di desalinizzazione. Impianti che, tuttavia, troppo spesso non vengono controllati e non seguono le norme igieniche appropriate per una corretta purificazione dell’acqua. Inoltre il costo di questo processo è molto alto (ogni metro cubo di acqua costa 50 NIS, l’equivalente di 10 euro) e molte famiglie spendono fino ad un terzo delle loro entrate mensili solamente per l’acquisto di acqua. Chi non può permettersi una spesa simile, utilizza fonti alternative ben consapevole del rischio sanitario a cui va incontro: quasi il 18% dei palestinesi di Gaza prende la propria fornitura di acqua dai pozzi agricoli che spesso sono contaminati di fertilizzanti e microbi.

Una delle principali cause della contaminazione della falda acquifera è l’assedio che Israele impone alla Striscia dal 2007, che ha reso Gaza una vera e propria prigione a cielo aperto in cui ogni collegamento con l’esterno, via terra, aria e acqua, è sotto il totale controllo israeliano. Sono proprio le restrizioni israeliane sull’importazione di materiali da costruzione ad aver portato la situazione idrica e sanitaria sull’orlo del collasso. Infatti l’impossibilità di riparare e rinnovare le infrastrutture idriche e gli impianti di trattamento delle acque reflue, unita ai gravi danni alle reti idriche causate dall’Operazione Piombo Fuso e dall’ultima offensiva israeliana contro la Striscia nel novembre 2012, ha fatto sì che ogni giorno, dal 2008, vengano riversati in mare dai 60 ai 90 milioni di litri di acqua di scarico non trattata. I bambini, che vivono vicino alle pozze dove vengono scaricate le acque reflue, presentano un alto livello di parassiti intestinali che spesso sono la causa di gravi malattie nutrizionali.

Ed in mancanza di azioni concrete ed immediate contro Israele che, impunito, continua ad infrangere il diritto internazionale, la situazione a Gaza è destinata ad aggravarsi sempre più.

Secondo il rapporto HTTP://aza nel 2020, un luogo vivibile?]http://www.unrwa.org/newsroom/press-releases/gaza-2020-liveable-place, pubblicato dall’ONU ad agosto 2012, nel 2020 la popolazione di Gaza supererà i due milioni di abitanti e non ci potrà essere un’adeguata fornitura dell’acqua e i servizi sanitari ed educativi. E se non si interverrà subito, la situazione entro il 2020 potrà divenire irreversibile. Sono già passati quasi due anni dalla stesura del rapporto e la situazione di Gaza, assediata da Israele ed isolata dal mondo intero, non ha fatto altro che peggiorare. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=93474&typeb=0&La-lenta-morte-di-Gaza

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