La lotta per l’esistenza di Al-Mufaqarah

adminSito  giovedì 13 dicembre 2012 09:40

I comitati popolari palestinesi invitano a partecipare ad un’azione non violenta per sostenere la comunità palestinese intrappolata nella Firing Zone 918.

Foto: Operazione Colomba

Di Marta Fortunato

Betlemme, 13 dicembre 2012, Nena News – Venerdì e sabato prossimo ad al-Mufaqarah si costruirà. Il Comitato di Coordinamento della Lotta Popolare, un corpo nato per iniziativa degli attivisti dei comitati popolari palestinesi, ha organizzato un’azione di resistenza in questo piccolo villaggio delle colline a sud di Hebron. Come si legge nel comunicato diffuso daOperazione Colomba, il corpo non violento di Pace dell’associazione Papa Giovanni XXIII, “lo scopo è quello di rafforzare il diritto della comunità a vivere tramite la ricostruzione della moschea che è stata demolita il 4 dicembre e la costruzione di una struttura che verrà utilizzata come clinica”.

Al-Mufaqarah è uno dei 12 villaggi nelle colline a sud di Hebron che le autorità israeliane hanno dichiarato zona militare chiusa usata per le esercitazioni militari, la cosiddetta Firing Zone 918. Gli abitanti di queste comunità – 16 nuclei familiari per un totale di circa 1800 persone – hanno uno stile di vita unico poiché vivono in grotte e baracche e si mantengono grazie alla coltivazione della terra e al pascolo delle greggi. Sebbene sia stato esclusa dall’ordine di evacuazione che pende su 8 di queste 12 comunità palestinesi, Al-Mufaqarah è continuamente minacciata dalle demolizioni e delle espropriazioni attuate da parte dell’esercito israeliano.

Risale a poco più di una settimana fa la demolizione della moschea del villaggio. I bulldozer israeliani si son presentati ad al-Mufaqarah alle 6.30 del mattino ed hanno demolito la moschea che era stata distrutta per la prima volta il 24 novembre 2011 e ricostruita dagli abitanti del villaggio poche settimane fa.

A maggio 2012, Al-Mufaqarah era diventata il nuovo simbolo della resistenza popolare non violenta: i residenti del villaggio, con l’appoggio dei comitati popolari palestinesi, avevano dato vita ad una nuova ed originale forma di protesta pacifica per far fronte alle politiche di occupazione israeliana. Il Comitato di Coordinamento della Lotta Popolare aveva scelto proprio questa comunità per lanciato una campagna volta a sostenere ed affermare il diritto del popolo palestinese a vivere sulla propria terra. Il 19 maggio 2012 attivisti palestinesi, internazionali ed israeliani si erano recati in questo piccolo villaggio e, assieme agli uomini e alle donne di al-Mufaqarah, avevano iniziato a costruire la prima struttura permanente nella comunità.

“Scopo della campagna ‘al-Mufaraqah Project’ è di sostenere la legittima lotta degli abitanti del villaggio perchè continuino a vivere nella loro terra, sfidando gli ordini di demolizione e i divieti di costruzione imposti dalle autorità israeliane – ha dichiarato Mahmoud Zawahre, leader del comitato popolare di al-Ma’sara (area di Hebron) – Attivisti palestinesi ed internazionali si riuniscono in questo villaggio e lavorano assieme per costruire nuove case. L’obiettivo finale è l’edificazione di 15 strutture abitative permanenti”.

Il villaggio è circondato da quattro colonie israeliane – Karmel, Ma’on, Susiya e Mezadot Yehouda – e si trova in una zona militare chiusa, a ridosso della Linea Verde. Le famiglie di questa piccola comunità vivono in grotte e baracche, senza accesso ad acqua ed elettricità, in una situazione di costante incertezza e precarietà. E senza la possibilità di poter costruire le proprie strutture abitative.

Con gli Accordi di Oslo infatti il 60% della Cisgiordania, tra cui anche la maggior parte dei villaggi nelle colline a sud di Hebron, è stato dichiarato area C, sotto il totale controllo militare e civile israeliano. Ciò significa che chi vuole costruire una struttura abitativa o una baracca per animali in questa zona, deve chiedere il permesso dell’Amministrazione Civile Israeliana. Tuttavia il tasso di approvazione delle richieste di costruzione presentate dai palestinesi è bassissimo: secondo i dati dell’Amministrazione Civile Israeliana, dal 2001 al 2007, il 94,5% delle richieste palestinesi di costruzione in area C è stato rifiutato. Di conseguenza l’unica opzione disponibile è costruire “illegalmente”.

E proprio per questo motivo il Comitato di Coordinamento della Lotta Popolare ha deciso di sfidare apertamente la legge israeliana che proibisce di costruire strutture abitative in area C senza aver ottenuto un permesso dalle autorità israeliane. “Il nostro scopo è ad affermare il diritto del popolo palestinese a vivere sulla propria terra – ha spiegato Mahmoud – Le difficoltà che la campagna ha dovuto e dovrà affrontare non sono poche”. E l’ultima intimidazione subita è proprio la demolizione della moschea, costruita solo poche settimane prima. Ma, nonostante tutto, gli abitanti di Al-Mufaqarah, assieme agli attivisti che li sostengono nella loro lotta, continuano le azioni di resistenza non violenta senza lasciarsi intimidire dalle autorità israeliane. Nonostante tutto i residenti di questa piccola comunità resistono. E il prossimo week-end, ad al-Mufaqarah, si costruirà. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43994&typeb=0&La-lotta-per-l-esistenza-di-Al-Mufaqarah

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