La miseria dell’unità palestinese

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22 set 2014

Contrariamente ad alcune ottimistiche aspettative sui cambiamenti politici interni derivanti dal recente attacco israeliano a Gaza, la divisione palestinese continua a definire e frammentare lo spettro politico

 
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Ismail Haniyeh (a sinistra) e Mahmoud Abbas

di Tariq Dana – Alternative Information Center 

Hebron, 22 settembre 2014, Nena News – Subito dopo l’attacco contro Gaza, Israele ha confiscato 4mila dunam di terre palestinesi [un dunam è pari a mille metri quadrati, ndt] vicino Betlemme, in Cisgiordania.  Mentre il movimento israeliano Peace Now ha descritto l’azione come un atto “senza precedenti dagli anni ‘80”, dalle agenzie stampa e dai siti palestinesi la notizia è stata riportata a margine e, come sempre, l’Autorità Palestinese ha fallito nell’affrontare la questione. Oltre a questo, il chiaramente esausto e distratto pubblico palestinese ha ricevuto la notizia con apatia.

Al contrario, la realtà della vita politica palestinese è dominata ancora una volta, noiosamente e provocatoriamente, dalla rinnovata rivalità tra Fatah e Hamas, che potrebbe facilmente portare al collasso del fragile governo di unità. Scontri verbali e accuse reciproche hanno marginalizzato la tragedia di Gaza e coperto l’attuale colonizzazione israeliana in Cisgiordania. Questo nuovo round di conflitto interno è senza dubbio deliberato; è una guerra fabbricata su un’autorità vuota. Il fatto che i palestinesi sono profondamente divisi resta una caratteristica del nostro tempo.

La crisi è cominciata con Mahmoud Abbas che ha accusato Hamas di portare avanti un “governo ombra” a Gaza. In risposta, Hamas ha accusato Abbas di provare a sabotare il fragile accordo di riconciliazione. Ondate di accuse reciproche si sono scatenate. Da quando Hamas ha espulso Fatah dalla Striscia di Gaza nel 2007 e con la conseguente divisione, l’opinione pubblica palestinese ha incolpato entrambi i partiti di infliggere una miseria politica tale da paralizzare la vita palestinese. Questa volta, tuttavia, si dovrebbe essere onesti: non si possono incolpare allo stesso modo le due fazioni. L’Autorità Palestinese di Ramallah ha sulle spalle maggiore responsabilità per aver rafforzato la crisi tra Fatah e Hamas.

La resistenza e la resilienza di Gaza durante l’attacco israeliano ha significativamente incrementato la popolarità di Hamas. Secondo un recente sondaggio, se le elezioni presidenziali si tenessero ora, l’ex premier di Hamas, Ismail Haniyeh, vincerebbe con il 61% dei voti, contro il 32% per Abbas. Non c’è dubbio che tale scenario ha creato molti timori alla leadership di Fatah, che prima della guerra a Gaza era sicura di archiviare una vittoria alle prossime elezioni a causa della profonda crisi che Hamas viveva nella Striscia.

Quello che molti palestinesi hanno considerato come una vittoria di Gaza ha provocato un’ulteriore erosione della legittimità dell’Anp in Cisgiordania e una crescente sfiducia nel suo approccio politico, basato solo su negoziati sbilanciati. La leadership Anp-Fatah gioca un ruolo importante nell’incrementare i danni alla sua stessa legittimazione a causa della sua incapacità e mancanza di volontà nel rispettare le promesse e nel trascinare Israele di fronte al diritto internazionale. Mahmoud Abbas, che ha ripetutamente promesso di portare Israele alla Corte Penale Internazionale, ha adesso rifiutato definitivamente di firmare lo Statuto di Roma che faciliterebbe il perseguimento dei leader e dei vertici militari israeliani coinvolti in crimini di guerra.

La leadership di Fatah giustifica il rifiuto di Abbas di firmare quel documento come strumento per impedire a Israele di sfruttare la Corte Penale. In altre parole, Israele potrebbe usarla per perseguire palestinesi accusati di ‘crimini di guerra’, compresi i leader e i combattenti di Hamas. Intanto, Hamas continua a insistere perché Abbas vada alla Corte. Il fallimento continuo di Abbas deriva dalle pressioni israeliane e statunitensi che hanno come conseguenza il ricatto dell’Anp, minacciata di perdere gli aiuti internazionali, e la punizione dello stesso Abbas.

Un altro problema fondamentale, che rende un vero accordo di unità impossibile, si basa sull’intenzione dell’Anp di monopolizzare gli strumenti della violenza a Gaza. È semplicemente un altro modo per disarmare le forze di resistenza nella Striscia, sostituendole con forze di sicurezza addestrate dall’Occidente, simili a quelle operative in Cisgiordania. Né Hamas né gli altri bracci armati a Gaza accetterebbero una simile richiesta, in qualsiasi circostanza.

Ma soprattutto la principale differenza tra Hamas e Fatah è data dalle loro visioni concorrenti e forse dai loro progetti contradditori. Lo spreco della storica opportunità di unire il fronte palestinese dopo la guerra di Gaza indica che l’unità palestinese è rimandata ancora una volta. Dato il crescente abisso tra i due gruppi, l’ottimismo su una potenziale unità, un’unità autentica, è senza fondamento nella migliore delle ipotesi, mitica nella peggiore. Nena News

Traduzione a cura della redazione di Nena News 

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