La neuro presidenza Trump a rischio peggior finale possibile sulla pace in Medio Oriente

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/11/19/la-neuro-presidenza-trump-a-rischio-peggior-finale-possibile-sulla-pace-in-medio-oriente/

Remocontro Remocontro  19 Novembre 2020

 

Gli ultimi colpi del tris di potere vincente sul Medio Oriente, un legame anche personale tra il  presidente uscente Usa, il premier israeliano sotto processo per corruzione, e l’erede al trono dei Saud che l’Arabia potrebbe anche non gradire come Re. Alleanza e progetti arrivati in gran parte  alla fine del loro percorso politico e gli ultimi due mesi per cercare di incassare qualche resto, prima che gli stessi protagonisti possano essere chiamati a rendere contro del fatto e del malfatto.

Damasco, raid israeliano nella notte tra martedì e mercoledì

‘Ambasciator non porta pena’ ma a Mike Pompeo, tra due mesi qualcosa gli tocca

Presumibilmente ultimo viaggio di Stato in Medio oriente prima di tornare a contare poco, ma Pompeo, fisico e carattere alla Trump,  non modera i toni. Come se fosse4 ancora lui e ilo suo datore di lavoro a decidere il futuro del mondo. Ed eccolo che assieme ad un altro predestinato, l’israeliano Netanyahu, riceve a Gerusalemme il neo arruolato ministro degli esteri bahanira Al Zayani, prima di andare a parlare male dell’Iran negli Emirati, in Qatar, in Arabia saudita.  Ma Theran per loro fosse il diavolo era noto, e forse speravano in qualcosa di più di peggio delle ulteriori ennesime sanzioni. Ma Negli Stati Uniti per fortuna, certi ipotetici colpi di testa li puoi anche pensare, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare di filtri di democrazia e buon senso che ancora funzionano.

Finta aria di festa alla vigilia del funerale

Il Bahrain aprirà un’ambasciata in Israele e altrettanto farà lo Stato ebraico a Manama. Il resto è solo autoglorificazione dell’Accordo di Abramo, a cercare di salvale il povero Trump del giudizio impietoso della storia. «Le politiche contro l’Iran sono lo scopo vero della missione di Mike Pompeo in Medio oriente –segnale Michele Giorgio, Nena News- andrà anche in Arabia saudita, negli Emirati e a Doha –. Anche se a far clamore sui media è più la visita che il capo della diplomazia Usa farà all’insediamento coloniale israeliano di Psagot, nella Cisgiordania palestinese sotto occupazione militare». Uno schiaffone in faccia ai palestinesi, ma è lo stile Pompeo-Trump. «Secondo il  New York Times, Trump avrebbe voluto -forse ancora ci pensa- attaccare militarmente nelle prossime settimane, le ultime del suo mandato», ma forse dal Pentagono, benché rivoltato nei suoi vertici come un calzino, qualcuno ancora ragiona.

Netanyahu ringrazia l’amico ma saluta il neo arrivato

Il premier israeliano  sua ha avuto parole di gratitudine per l’alleato Donald Trump, che ha realizzato una parte importante dei sogni della destra (e non solo) in Israele. «Non ci sarebbero stati gli accordi di Abramo senza il sostegno decisivo e la leadership del presidente Trump». E poco dopo da Washington hanno a loro volta ringraziato annunciando nuove sanzioni contro l’Iran che prendono di mira la Fondazione Mostazafan e 160 delle sue sussidiarie collegate alla Guida suprema Ayatollah Ali Khamenei. Netanyahu dai mille indicibili difetti, ma certo non fesso. E il capitolo Trump per lui è terminato martedì sera quando per la prima volta ha definito Joe Biden il «presidente eletto degli Stati uniti». E il vincitore delle presidenziali Usa ha prontamente proclamato il suo sostegno alla sicurezza dello Stato di Israele «ebraico e democratico».

Nel frattempo Israele fa da se

Il raid, tra i più pesanti degli ultimi mesi, compiuto dall’aviazione israeliana nella zona di Damasco nella notte tra martedì e mercoledì, parla da solo. «Segnale inequivocabile dell’intenzione di Israele di agire contro l’Iran, a costo di scatenare una guerra regionale, se Biden allenterà la presa». Barak Ravid, uno dei giornalisti israeliani meglio informati sul fronte diplomatico, spiega –e Michele Giorgio riferisce- che il governo Netanyahu vuole evitare e tutti i costi l’isolamento in cui si è ritrovato nel 2015 quando l’amministrazione Obama decise di firmare l’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano, quello stracciato da Trump nel 2018. Israele sa che il piano di Biden è quello di tornare nell’accordo provando a negoziare con l’Iran una intesa più ampia e di più lunga durata. Il ministro degli esteri israeliano ha spiegato che l’obiettivo è assicurarsi che qualsiasi accordo futuro degli Usa con l’Iran tenga conto delle posizioni israeliane. Forse da parte di un governo senza più Netanyahu, e forse anche con un altro ambasciatore Usa in  Israele.

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