La pacifista Medea Benjamin trattenuta mentre era in viaggio per Gaza.

REDAZIONE 5 MARZO 2014

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di Amy Goodman

4 marzo 2014

La pacifista Medea Benjamin è stata trattenuta lunedì 3 marzo all’aeroporto del Cairo dalla polizia egiziana senza avere spiegazioni. Dice di essere  stata interrogata, trattenuta tutta la notte in una cella della prigione dell’aeroporto e poi ammanettata in modo violento da poliziotti egiziani che le hanno  slogato  una spalla e rotto un braccio. E’ stata poi imbarcata su un aereo ed estradata in Turchia, dove ora sta cercando di avere cure mediche. Parliamo con lei che è al pronto soccorso dell’aeroporto. La Benjamin aveva intenzione di incontrarsi con una delegazione internazionale prima di recarsi a Gaza per un congresso di donne.

TRASCRIZIONE DELL’INTERVISTA:

 AMY GOODMAN: Parliamo ora con la pacifista Medea Bemjamin  che  è stata appena  trattenuta marzo all’aeroporto del Cairo dalla polizia egiziana. Era al Cairo per incontrarsi con una delegazione internazionale prima di mettersi in viaggio per Gaza per un congresso di donne , ma ha detto di essere stata fermata al suo arrivo e tenuta tutta la notte prima di essere estradata in Turchia dove adesso sta cercando di avere cure mediche. Medea si mette in contatto telefonico con noi dalla Turchia.

Medea, come stai?

MEDEA BENJAMIN:  sono molto  dolorante. Mi hanno fatto due iniezioni di antidolorifici, ma non bastano. Mi hanno fratturato un braccio, slogato la spalla, e ho uno strappo ai legamenti. Mi sono saltati sopra. E tutto questo senza mai  dirmi qual  era il motivo. . E’ stata quindi un’aggressione  molto brutale e sono molto dolorante.      AMY GOODMAN: Spiegaci che cosa è successo. Sei arrivata all’aeroporto del Cairo e ti hanno aggredito lì?

MEDEA BENJAMIN: No, sono arrivata all’aeroporto. Quando ho consegnato il passaporto, sono stata messa da una parte, mi hanno portato in una stanza separata, dove sono stata trattenuta 7 ore, senza che nessuno mi abbia mai detto che cosa c’era che non andava. Poi mi hanno messo in una cella nella prigione dell’aeroporto dove mi hanno trattenuto tutta la notte. E la mattina 5 uomini dall’aspetto spaventoso sono entrati e volevano portarmi via. E ho detto: “L’ambasciata sta arrivando, l’ambasciata sta arrivando.” Si pensava che fossero arrivati. Invece mi hanno trascinato fuori, mi hanno sbattuto per terra, mi sono saltati sopra, mi hanno messo le manette  così strette che  i polsi hanno cominciato a sanguinare, poi mi hanno slogato la spalla, e poi mi hanno tenuto così, afferrandomi per un braccio. Per tutto il percorso gridavo nell’aeroporto e urlavo per il dolore. Poi ho chiesto di avere assistenza medica. I dottori egiziani sono venuti e hanno detto: “Questa donna non può viaggiare. Ha dolori troppo forti. E’ necessario che vada in ospedale.” La sicurezza egiziana si è rifiutata di portarmi in ospedale e mi hanno buttato sull’ aereo. Grazie a Dio a bordo  c’era un chirurgo ortopedico che mi ha fatto un’altra iniezione e mi ha rimesso a posto la spalla. Ma sono stati così brutali, e come ho detto, Amy, non mi hanno mai detto il motivo di questo trattamento.

AMY GOODMAN: Un rappresentante dell’ambasciata degli Stati Uniti è mai venuto a vederti all’aeroporto?

MEDEA BENJAMIN: No. Alcune delle delegate, compresa Ann Wright,che era già arrivata per le delegazione di Gaza, ha chiamato l’ambasciata di continuo. Le persone di Code Pink  a Washington, D.C. chiamavano l’ambasciata senza sosta. Dicevano sempre: “Si pensa che arriveranno.” Non sono mai comparsi. Ero sull’asfalto. Le linee aeree turche sono state costrette a imbarcarmi, ma c’è stato un ritardo di un’ora mentre discutevano sul da farsi. C’erano almeno 20 uomini.  E l’ambasciata non è mai comparsa per tutto il tempo.

AMY GOODMAN : E sei  stata trattenuta così a lungo che l’ambasciata degli Stati Uniti che si suppone debba proteggere i cittadini statunitensi non è mai arrivata?

MEDEA BENJAMIN: Sono stata trattenuta dalle 8.30 di sera fino alle 11 di mattina del giorno dopo. Hanno fatto così tante telefonate. E hanno anche saputo che ero stata aggredita e che avevo dolori atroci e che volevo il loro aiuto per andare in ospedale. Non sono comparsi neanche allora. E quindi per tutto il tempo erano “Dispersi durante l’azione.” (Espressione usata dalle forze armate per indicare i soldati dispersi in guerra, n.d.t.).

AMY GOODMAN: Dicci quali erano le tue intenzioni. Dimmi perché stavi andando a Gaza.

MEDEA BENJAMIN: Avevamo in programma per l’8 marzo, per la Giornata internazionale delle donne di andare a Gaza con una delegazione di 100 donne a dimostrare il nostro sostegno alle donne che si sentono realmente abbandonate. Fino dalle insurrezioni in Egitto, il valico di Rafah tra Egitto e Gaza è stato chiuso per molo tempo, e la gente a Gaza è disperata. Questa iniziativa serviva quindi a sottolineare la loro situazione. Con noi veniva il Premio Nobel per la pace Mairead Maguire, un’eroina della lotta contro antri-coloniale in Algeria, molto nota nel mondo arabo, e molte altre donne famose. E io son stata una delle principali organizzatrici della delegazione.

AMY GOODMAN: E questo incontro avviene mentre Benjamin Netanyahu è a Washington, D.C., il primo ministro israeliano si incontra con il presidente Obama. Che cosa chiedevi? Che cosa chiede Code Pink?

MEDEA BENJAMIN: Abbiamo chiesto di togliere l’assedio a Gaza. Abbiamo chiesto, naturalmente, di non costruire più insediamenti. Abbiamo chiesto i diritti umani essenziali per i palestinesi. Infatti siamo stati davanti all’AIPAC *  a protestare durante la loro conferenza di domenica sulle loro politiche. E siamo stati molto espliciti nel nostro appoggio ai palestinesi e nella richiesta a Israele e ora all’Egitto di aprire quei confini e, specialmente per Gaza, di permettere che le merci entrino ed escano, in modo che le persone possano avere più elettricità e maggior quantità di  merci di cui hanno bisogno soltanto per sopravvivere.

AMY GOODMAN: E ora che cosa intendi fare, ora che sei a…in che posto  della Turchia ti trovi?

MEDEA BENJAMIN: adesso sono in un ospedale all’aeroporto. I dottori mi hanno appena fatto un’altra iniezione. Stanno per farmi una  risonanza magnetica alla spalla. E continueranno con l’estradizione, quindi starò qui stanotte e poi domani tornerò negli Stati Uniti.

AMY GOODMAN: Stammi bene, Medea. Voglio anche far sapere agli altri, naturalmente, dei quattro inviati di Al Jazeera che attualmente sono  detenuti in Egitto; tre di loro sono stati accusati di appartenere a un gruppo terrorista e di diffondere notizie false. Molte migliaia di attivisti sono detenuti in Egitto, ora. Medea, grazie moltissimo di essere stata con noi.

MEDEA BENJAMIN: Grazie per avermi dato la possibilità di parlare con voi, Amy. Arrivederci

AMY GOODMAN: Medea Benjamin è la fondatrice di Code Pink, il gruppo pacifista di base qui negli Stati Uniti. Questa è Democracy Now!, democracynow.org, Rapporti di guerra e di pace.

*http://it.wikipedia.org/wiki/AIPAC

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: www.democracynow.org/interview-with-medea-benjamin

Originale : Democracy Now!

Traduzione di Maria Chiara StaraceTraduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA

 

La pacifista Medea Benjamin trattenuta mentre era in viaggio per Gaza.

http://znetitaly.altervista.org/art/14446

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