La Palestina può attendere

14/11/2011

Il voto contrario della Bosnia-Erzegovina evita a Usa e Gran Bretagna di esercitare il diritto di veto. Il dossier passa all’Assemblea Generale

Quanto vale una vittoria morale? Non si tratta di merce quantificabile, ma rispetto alla domanda di adesione della Palestina all’Onu – per il momento – non si troverà una risposta a questo dubbio.

Il Comitato di Ammissione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Mac) non ha accettato, venerdì 11 novembre, la richiesta presentata, il 23 settembre scorso, dal presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmoud Abbas. Servivano nove voti favorevoli su quindici, tanti quanto sono gli stati che siedono nel Consiglio di Sicurezza, tra membri permanenti (Francia, Usa, Gran Bretagna, Cina e Russia) e membri temporanei. Proprio il voto di un membro temporaneo, la Bosnia-Erzegovina, è venuto meno nel momento chiave.

Va chiarito che se Sarajevo avesse votato a favore della domanda palestinese non si avrebbe avuto un’indipendenza di fatto, ma la domanda sarebbe passata all’analisi pratica del Consiglio e – secondo tutti gli osservatori internazionali – i membri permanenti avrebbero dovuto esercitare il loro diritto di veto per bloccare la pratica. Usa e Gran Bretagna, insomma, avrebbero dovuto metterci la faccia. Non cambiava nulla, ma la Palestina avrebbe ottenuto una vittoria morale. E quando aspetti giustizia da sessanta anni, anche quella non è poco.

“Questo è solo il primo round. La cosa più importante è chi vincerà la battaglia finale“, ha dichiarato il ministro degli Esteri palestinese, Riad Maliki, non lasciando spazio a grandi dubbi.
Intanto Israele, con un atteggiamento neanche velatamente punitivo, ha annunciato al mondo
la costruzione di centinaia di nuove unità abitative all’interno delle colonie illegali, congelando il trasferimento delle tasse doganali nelle casse dell’Anp, che riscuote per suo conto in quanto potenza occupante. Di condanne della comunità internazionale non si ha notizia, mentre gli Usa bloccano le attività dell’Unesco, l’agenzia Onu per la tutela del patrimonio culturale dell’umanità, tagliandole i fondi. Dopo che l’Unesco ha riconosciuto la Palestina.

Abbas, per ora, tiene duro. Fin dall’inizio i vertici dell’Anp puntavano all’Assemblea generale, dove verrà trasferita la richiesta di riconoscimento, per passare dallo status attuale di ”missione di osservazione internazionale” in quanto non-stato, a quella di ”stato osservatore permanente”. In Assemblea non è previsto il diritto di veto e sarebbe sufficiente la maggioranza di 2/3 degli stati membri per avere successo. Una quota già raggiunta, pare, perché 120 paesi hanno già annunciato di riconoscere lo Stato di Palestina. Che, in questo modo, avrebbe la possibilità di adire gli organismi internazionali, tra cui la Corte penale internazionale. Puntando in quella sede alla condanna di Israele.

Christian Elia

 

http://it.peacereporter.net/articolo/31554/La+Palestina+pu%F2+attendere

 

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1 Commento

  1. Sapere i tempi possibili per questo passaggio a stato osservatore permanente é inabbordabile (c’é da aspettare il parere di Lula per il transfert di Cesare Battisti).

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